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Verona, Teatro Filarmonico – Falstaff

“La vita è un brivido che vola via, tutto un equilibrio sopra la follia” cantavano Vasco Rossi e Fiorella Mannoia in una delle più belle canzoni della nostra musica leggera. Sembra pensarlo anche Jacopo Spirei, regista del Falstaff in scena al Filarmonico di Verona, spettacolo nato per il Festival Verdi di Parma nel 2017, poi ripreso, sempre a Parma, lo scorso autunno. Dunque, quello sul palco è un mondo sghembo, in bilico, dove non è semplice trovare l’equilibrio. Lo scenografo Nikolaus Webern – sotto un sipario costituito da un’enorme bandiera inglese – ci svela la piccola stanza dell’osteria della Giarrettiera dove il protagonista trascorre il suo tempo solo o in compagnia dei suoi sodali. Le altre scene sono invece ambientate in un paesello inglese oggi (la foto della Regina Elisabetta II, appesa a una parete dell’osteria, viene sostituita da quella di Carlo III nel corso dell’opera), con tanto di costumi (di Silvia Aymonino) elegantemente british per alcune delle comari (e per il Falstaff che si presenta all’appuntamento galante) ma dark per Quickly, Nannetta e Fenton (quest’ultimo con kilt in pelle). Sempre efficaci le luci di Fiammetta Baldiserri, per una regia dinamica e fluida, di bel ritmo, grazie anche al contributo di un gruppo di bravissimi mimi.

La produzione segna il debutto nel ruolo eponimo di Marco Filippo Romano, buffo di grande carriera, che crea un ideale collegamento con i personaggi rossiniani e donizettiani sin qui frequentati portando in dote al panciuto Sir un’emissione sempre ben controllata, una notevolissima musicalità e un temperamento sorvegliato ma sempre fantasioso. Un Falstaff di voce tonda e morbida, scenicamente disinvolto, nel cui ritratto brilla più la naturale simpatia che non la malinconica consapevolezza del tempo che fugge. La Alice di Marta Mari si distingue per bellezza di timbro – scuro e vellutato – vivacità attoriale e scorrevolezza di linea, sempre accompagnata a un ottimo gusto. Luca Micheletti torna vestire i panni di Ford forte della sua magnetica presenza scenica: il timbro scuro e la squisita attenzione all’accento ne fanno un personaggio di grande comunicativa. Freschezza e languore caratterizzano il canto di Vittoriana De Amicis quale frizzante Nannetta, affiancata dal Fenton di bel colore vocale e cesellata estasi amorosa di Marco Ciaponi. Accento spiritoso e timbro vibrante sono le carte giocate da Anna Maria Chiuri, divertentissima Quickly, così come Marianna Mappa conferisce a Meg una briosa espressività. Completano la locandina l’impeccabile Dottor Cajus di Blagoj Nacoski e i simpaticissimi Matteo Marchioni (Bardolfo) e Mariano Buccino (Pistola).

Dal podio, Giuseppe Grazioli non sempre trova la giusta misura per restituire la naturalezza dell’eloquio musicale verdiano: improvvise accensioni sonore nell’orchestra, con una scolpita evidenza di fiati e ottoni, fanno spesso da controcanto a un incedere più faticoso degli archi, nel segno di un suono denso e impastato, di un’asciuttezza che sconfina talvolta nel grigiore espressivo. Di qualità la prova del Coro areniano, istruito da Roberto Gabbiani.

Teatro Filarmonico – Stagione 2026
FALSTAFF
Commedia lirica in tre atti
Libretto di Arrigo Boito
Musica di Giuseppe Verdi

Sir John Falstaff Marco Filippo Romano
Ford Luca Micheletti
Fenton Marco Ciaponi
Dr. Cajus Blagoj Nacoski
Bardolfo Matteo Macchioni
Pistola Mariano Buccino
Alice Marta Mari
Nannetta Vittoriana De Amicis
Mrs. Quickly Anna Maria Chiuri
Meg Marianna Mappa

Orchestra, Coro e tecnici della Fondazione Arena di Verona
Direttore Giuseppe Grazioli
Maestro del coro Roberto Gabbiani

Regia Jacopo Spirei
Scene Nikolaus Webern
Costumi Silvia Aymonino
Luci Fiammetta Baldiserri

Allestimento del Teatro Regio di Parma
Verona, 25 marzo 2026

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