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Parma, Festival Verdi 2024 – Macbeth

Una apparente normalità, lucida ed elegante, che si sgretola rivelando l’amara verità che nasconde, ossia il trionfo della forza sul diritto, dell’idolo della guerra su una qualunque altra idea di Dio. Questa, in estrema sintesi, l’idea che muove Pierre Audi, regista del nuovo allestimento di Macbeth di Giuseppe Verdi che ha inaugurato con vivo successo il Festival che Parma dedica al suo più illustre figlio.

Come noto, si tratta della messa in scena della versione francese del capolavoro, approntata da Verdi per Parigi nel 1865. La stessa traduzione italiana proiettata in sala è condotta dalla versione francese, a sua volta traduzione del libretto firmato da Piave e revisionato da Maffei: l’impressione generale è che la forza scabra del testo italiano sia depotenziata nella versione francese. Resta comunque la straordinaria altezza dell’esito di questo primo confronto tra il Cigno di Busseto e il Bardo inglese che, come noto, fu sempre il suo faro di riferimento nel fare teatro in musica. Proprio il teatro, inteso come spazio scenico entro cui si svolge quel “racconto di un povero idiota” che spesso è la vita, è anche la chiave di lettura scelta da Audi.

Sul fondo del palco campeggia una scenografia, firmata da Michele Taborelli, che, per i primi due atti, riproduce la sala del Regio di Parma. E la memoria non può non andare all’ormai “classico” allestimento del Don Giovanni di Mozart, firmato da Robert Carsen per l’inaugurazione della stagione scaligera 2011/2012. Qualcosa di già visto, insomma. Negli altri due atti dell’opera la riproduzione del Regio lascia spazio a delle strutture a griglia che poi sarebbero le quinte, che rimandano all’idea iniziale del regista, quella della verità che si manifesta dietro le apparenze. Così, nella prima parte gli interpreti indossano elegantissimi costumi ottocenteschi (siamo nella Francia del Secondo Impero, all’epoca della prima), disegnati da Robby Duiveman. Nella seconda parte invece i costumi sono più dimessi, coerentemente con il venire alla luce della verità nascosta dietro le apparenze. Audi muove con sicurezza coro e figuranti, con un pregevole gusto estetico di pose e insiemi, facendo anche leva su una piattaforma al centro del palco che, all’occorrenza, si alza ed abbassa. Le luci di Jean Kalman e Marco Filibeck, sovente fredde, sono sempre efficaci nell’intercettare e amplificare l’emozione del momento. Apprezzabile anche il lavoro sui personaggi e in particolare sulla diabolica coppia di Macbeth e della Lady, spesso in scena anche quando non devono cantare. Interessante come il regista rilegga il rapporto tra i due: sentimentale, anche erotico, ma sempre segnato da una sorta di nevrosi di fondo, con la freddezza di lei a fare da sponda ai turbamenti di lui. Il balletto del terzo atto, accanto ai quattro ballerini, nelle belle coreografie di Pim Veulings, coinvolge anche Macbeth.

Così, il protagonista Ernesto Petti, al debutto nel ruolo (che non ha mai cantato prima neppure in italiano), è davvero molto impegnato. La sua è una sfida vinta, certamente per la sicura presenza scenica, ma soprattutto per il taglio interpretativo che fa anzitutto leva su una voce ampia, di bel colore chiaro, e su un’emissione morbida e robusta. L’interprete, poi, si produce in un rilevante scavo espressivo (ancor più se si pensa che stiamo parlando della versione francese), dando ragione della psicologia cupa e fondamentalmente debole e introversa del sovrano. Praticamente perfetta la Lady di Lidia Fridman. È noto come Verdi volesse per questo ruolo una “una voce aspra, soffocata, cupa”: esattamente quella che la cantante russa usa con una intelligenza interpretativa notevolissima, laddove le numerose sottigliezze d’eloquio si accompagnano sempre a una ragguardevole fluidità nel canto. Ma ciò che colpisce ancor più nel soprano è la sua singolare fisicità, dura e spigolosa, quasi totemica in certe movenze, accompagnata a una espressività del volto che – grazie anche alle luci – assume talvolta il profilo di una maschera inquietante. La nobiltà del canto e il fraseggio curato di Michele Pertusi conferiscono un sovrappiù di umanità alla figura di Banco, così come la schietta bellezza della voce di Luciano Ganci disegna un Macduff di limpida linea musicale. Apprezzabile per timbro e squillo il Malcolm di David Astorga e tutti molto bravi i comprimari.

Dal podio dell’ottima Filarmonica Toscanini, Roberto Abbado dipana le fila di una analitica ricerca del colore ambientale che sia sfondo adeguato alla parola, alla quale proprio con Macbeth Verdi assegna inedito rilievo, nella direzione di un vincolante peso drammatico. Il ventaglio dinamico e cromatico è ampio, la cantabilità è sempre vibrante, il vigore del deflagrare degli ottoni si stempera nelle morbidezze di certi dettagli strumentali. Il tutto inquadrato in una logica teatrale stringente, ove i singoli episodi si incastonano in una progressione continua e inesorabile. Il coro del Teatro Regio di Parma, istruito da Martino Faggiani, si esibisce in una prova di alto livello per compattezza, intonazione e concentrazione, producendosi in una intensa “O Patrie!”, la versione francese di “Patria oppressa”, forse il più bel coro scritto da Verdi.

Festival Verdi 2024
MACBETH
Versione in francese, Parigi 1865
Melodramma in quattro parti
libretto di Francesco Maria Piave, da Shakespeare.
Traduzione in francese di
Charles Louis Étienne Nuitter e Alexandre Beaumont
Musica di Giuseppe Verdi
Revisione a cura di Candida Mantica
sull’edizione critica a cura di David Lawton
The University of Chicago Press, Chicago e Casa Ricordi, Milano

Macbeth Ernesto Petti
Lady Macbeth Lidia Fridman
Banquo Michele Pertusi
Macduff Luciano Ganci
Malcolm David Astorga
La Comtesse Natalia Gavrilan
Un Médecin Rocco Cavalluzzi
Un serviteur/Un sicaire/
Premiere fantôme Eugenio Maria Degiacomi
Deuxième fantome Agata Pelosi
Troisième fantome Alice Pellegrini

Filarmonica Arturo Toscanini
Coro del Teatro Regio di Parma
Direttore Roberto Abbado
Maestro del coro Martino Faggiani
Regia Pierre Audi
Scene Michele Taborelli
Costumi Robby Duiveman
Luci Jean Kalman, Marco Filibeck
Coreografie Pim Veulings

Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma
Parma, Teatro Regio, 26 settembre 2024

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