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Händel’s Italians – Carlo Vistoli, controtenore (Harmonia Mundi CD)

Quando l’oratorio di argomento biblico in lingua inglese divenne a Londra, grazie ad Händel, il nuovo genere alla moda, soppiantando il lento ma progressivo declino di interesse del pubblico per l’opera seria italiana, il “Caro Sassone” dovette fare i conti con i divi che fino a quel momento avevano decretato il successo dei suoi drammi per musica: gli evirati cantori.
Questo nuovo, davvero interessante progetto discografico del controtenore Carlo Vistoli esplora come i castrati più cari a Händel tra quelli attivi a Londra presero parte a prime o a riprese di oratori, talvolta rivisti per venire incontro alle loro specifiche esigenze vocali.

I nomi che spiccano sono quelli di Francesco Bernardi, detto Senesino, Giovanni Carestini e, soprattutto, Gaetano Guadagni, il castrato che, prima di divenire campione dell’opera riformata gluckiana creando la parte del protagonista in Orfeo ed Euridice, lavorò da giovanissimo a Londra, imponendosi in diversi oratori. Quest’ultimo era per di più, fra tutti, quello che non poneva problemi nel cimentarsi con la lingua inglese. Ecco perché Händel concepì per lui una grande parte, quella di Didymus, in Theodora, ma pensò anche alla riscrittura dell’aria “But who may abide the day of His coming?” per Messiah nel 1750 e, l’anno successivo, compose una bellissima preghiera per Cyrus, “Great God! Who yet but darkly known”, nel primo atto di Belshazzar, pagina in cui il canto espressivo di Guadagni aveva la meglio sul virtuosismo.

Se dunque Guadagni fu il castrato che diede più soddisfazioni a Händel nel campo degli oratori (già il controtenore inglese Iestyn Davies dedicò alcuni anni fa a Guadagni, e al suo approccio agli oratori händeliani e all’opera nel periodo in cui visse a Londra, un bellissimo cd pubblicato dall’etichetta Hyperion), altri virtuosi evirati che avevano decretato i maggiori successi sulle scene in ambito operistico vennero impiegati per oratori. Così avvenne per Senesino, che non amava cimentarsi nel genere e il cui inglese non era certo di pronuncia impeccabile, come le cronache del tempo ricordano. Eppure prese parte alle prime assolute di Esther (1732) e Deborah (1733). Anche Giovanni Carestini diede vita, nei panni di Barak, a una ripresa di Deborah nel 1734, per la quale gli fu ideata l’aria in italiano “Più bella spoglia sarà fral” e poi, in quelli di Joad, alla versione di Athalia nel 1735, dopo che la parte, due anni prima, era stata appannaggio, in sede di creazione, del controtenore Walter Powell. In questo caso, però, Händel decise di scrivere quattro arie nuove per il personaggio, tutte in lingua italiana; pagine che attestano, nella scrittura, quanto il bagaglio vocale di Carestini fosse quello dell’autentico virtuoso, come si evince ascoltandone due registrate per questo album: la pateticamente distesa “Cor fedele spera sempre” e la brillante “Angelico splendor”.

Questo e altro ancora, come l’aria in italiano “Di Jonathan lo stral portò” (tradotta dall’inglese “Brave Jonathan his bow never drew”), pensata per il castrato Giovanni Battista Andreoni come interprete di David per la ripresa di Saul nel 1741, sono alcune delle perle contenute in questa registrazione, dove il controtenore Carlo Vistoli è anche affiancato in due duetti, da Esther e Theodora, dalla generica freschezza timbrica del soprano Giulia Semenzato, letteralmente surclassata dalla morbidezza e sapienza espressiva con la quale Vistoli si impone per essere uno dei migliori controtenori dei nostri tempi.

Questo ricercato omaggio ai castrati che furono a Londra interpreti di oratori händeliani è ulteriormente ben declinato nelle chiare ed esaustive note di copertina stese da Luigi Sebastiani, musicologo e anche compagno di vita di Vistoli, che accompagnano per mano ogni ascolto alla scoperta delle meraviglie che la voce di Vistoli riesce a ottenere con qualità che lo rendono un contraltista puro, fra i pochi a non temere gli affondi nel registro grave che caratterizzavano la vocalità del Senesino, come mostra l’aria di Barak “In the battle, fame pursuing” da Deborah.

Da subito emerge il meglio della sua vocalità, che è densa, cremosa, consistente, appunto da vero contraltista. Siamo agli antipodi rispetto alla elevazione sublime e serena, alla olimpica trascendenza angelicata comune ai controtenori britannici e al loro stile inconfondibile, ma questo non è un limite, anzi dimostra come per questo repertorio di oratori händeliani, concepiti o rivisti per specifici castrati, siano necessarie voci che, come quella di Vistoli, sappiano arricchire il loro falsetto di una corporeità timbrica solida e compatta, pronta a far comprendere come nella mente di Händel certi oratori non fossero destinati a voci di evirati meno avvedute nel virtuosismo rispetto a quando venivano utilizzate per le scene teatrali e che, quindi, oggi chiedono ai controtenori una caratura tecnica oltre che stilistica assolute.

Lo prova l’aria che conclude l’album, “Angelico splendor”, da Athalia, dove Händel pretese dal Carestini la stessa perizia in fitte agilità e salti d’ottava che aveva sfoggiato come protagonista di Ariodante, furoreggiando in pagine di simil virtuosismo, come “Dopo notte atra e funesta”. Vistoli non solo domina questa pagina da par suo, ma regala anche anima febbrile alla grande scena di Didymus composta per Guadagni, “The raptur’d soul defies the sword”, da Theodora (con suoni flautati e un trillo nel da capo davvero esemplari), mentre nelle pagine che erano specchio della vocalità imperiosa propria al Senesino nella tessitura grave sa dare, come si è detto, il giusto impasto sonoro agli affondi della già citata aria “In the battle, fame pursuing”.

Ne consegue, dopo ogni ascolto, la conferma di come Vistoli abbia donato, con la preparazione tecnica e la timbratura calda e avvolgente del suo timbro, nuova sostanza alla corda controtenorile più spiccatamente contraltile, senza mai perdere in morbidezza anche quando la voce è chiamata a far la sua parte in pagine di più riflessiva dimensione mistica, come quella da Saul, dove Vistoli piega lo strumento al legato e a vellutati attacchi a mezza voce senza far apparire il timbro esangue o incorporeo. Un lavoro, oltre che sulla tecnica, sullo stile barocco di scuola italiana in grado di elevare i controtenori nostrani a livelli fino a qualche anno fa inimmaginabili, altamente competitivi a livello internazionale.

Peraltro anche quando Vistoli esce dagli abituali ambiti del repertorio settecentesco, come successo quest’anno al Teatro dell’Opera di Roma presentandosi come protagonista in Tancredi di Rossini, innalza la categoria vocale che rappresenta a un rango qualitativo tale da convincere anche chi, come il sottoscritto, vorrebbe si ponessero limiti ai controtenori in scelte di repertorio spesso azzardate e prive di fondamento storico. Insomma, un fuoriclasse, come l’ascolto di questo cd attesta con il valore aggiunto di un accompagnamento che Emmanuelle Haïm, con il suo ensemble Le Concert d’Astrée, imposta sempre rispondendo alle ragioni di un tessuto sonoro soffice e duttile, ricco di colori e raffinati preziosismi strumentali conformi alla timbrica del cantante che accompagna e valorizza al meglio delle sue possibilità.

HÄNDEL’S ITALIANS,
ITALIAN CASTRATI IN THE LONDON ORATORIOS

Carlo Vistoli, controtenore
Giulia Semenzato, soprano

Le Concert d’Astrée
Emmanuelle Haïm, direttore

Etichetta: Harmonia Mundi
Formato: CD

Registrato dal 15 al 19 settembre 2025,
Maison de l’ONDIF, Alfortville (France)

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