Due grandi classici del repertorio sinfonico riecheggiano sulle terse acque lacustri del Verbano. In una Stresa Festival Hall quasi esaurita va in scena, come penultimo appuntamento della 65a edizione dello Stresa Festival, l’attesa serata Le Concerto, che vede esibirsi la rinomata Prague Philharmonia, fondata nel 1994 da Jiří Bělohlávek col nome Pražská komorní filharmonie. Per l’occasione, la compagine orchestrale è guidata dal trentaseienne Robert Kružík: nativo di Brno, si è formato (inizialmente come violoncellista, poi come direttore d’orchestra) nella città d’origine, a Praga e Zurigo; è già stato annunciato che, nel 2028, assumerà l’incarico di direttore musicale dell’opera del Teatro Nazionale di Praga.
La prima parte del programma prevede il toccante Concerto in re maggiore per violino e orchestra, op. 35 di Pëtr Il’ič Čajkovskij, composto tra marzo e aprile 1878 ed eseguito in prima mondiale a Vienna il 4 dicembre 1881, dedicato al violinista russo Adolf Brodskij, all’epoca trentenne. A Stresa brilla, come solista, il giovanissimo Andrea Cicalese, al suo debutto stresiano: nato a Napoli nel 2005 e trasferitosi in tenera età in Germania, ha già suonato in prestigiose sedi in tutto il mondo, quali Berlino, Zurigo, Bruxelles, Torino, Stoccolma, New York.
Dal suo Guarneri del Gesù del 1731, l’artista ventunenne ottiene un suono caldo e avvolgente, e spicca per una notevole sensibilità interpretativa, l’approccio rispettoso alla partitura, la tecnica ben salda, il lirismo e la dolcezza nell’affrontare la cangiante musica di Čajkovskij, espugnando con naturalezza e precisione i numerosi virtuosismi, nonché per una generale freschezza nella resa.
Nell’iniziale Allegro moderato, Cicalese restituisce con convinzione sia l’aspetto più vivace e brillante, con passi di bravura luminosi e adamantini, sia quello maggiormente intimistico, pervaso di pathos soffuso. Nel secondo tempo, Canzonetta. Andante, emerge la delicata cantabilità dello strumento solista, con impasti timbrici teneri e un’aura di melanconia. Nel conclusivo Finale. Allegro vivacissimo, il talentuoso violinista esegue i funambolici, pirotecnici virtuosismi, di sapore tzigano, con esuberanza, brio e puntiglio.
L’interpretazione ben si amalgama con le sonorità pastose e malleabili della Prague Philharmonia, e con la lettura equilibrata e tersa di Robert Kružík. Con gestualità elegante e armoniosa, il direttore moravo adotta un’agogica mobile, mettendo sempre a suo agio il solista senza mai sovrastarlo e rendendo con fluidità la partitura čajkovskijana.
Accolto da ovazioni, Andrea Cicalese prende la parola per ringraziare il pubblico e si dice felice di essere “in questo festival meraviglioso”. Come bis di commiato, accompagnato da un quartetto d’archi dell’orchestra praghese, omaggia la propria patria, Napoli, proponendo con accorata intensità “Era de maggio”, celeberrima canzone napoletana di fine Ottocento.
La serata prosegue nel nome di Ludwig van Beethoven, con la Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore, op. 55 Eroica, ultimata nel 1804 ed eseguita al Theater an der Wien il 7 aprile 1805. Servendosi di un gesto ampio e morbido, Kružík opta per una direzione limpida e ariosa, scattante nelle dinamiche, supportata dal suono duttile e cremoso della Prague Philharmonia, priva di sbavature nel seguire le indicazioni del maestro.
L’Allegro con brio d’apertura è contraddistinto, sin dai due accordi di tonica introduttivi, da una ritmica vivida e guizzante, da vigore espressivo e da accensioni sfolgoranti. Il secondo movimento, Marcia funebre. Adagio assai, è affrontato dal direttore ceco e dalla compagine con un andamento snello e sonorità soffici, risuonando nitido e di ampio respiro, senza cadere in eccessi di austerità. Il successivo Scherzo. Allegro vivace si caratterizza per i tempi spumeggianti e per l’estrema vitalità, affrontati da Robert Kružík con grinta e trasporto. Si giunge, così, al Finale. Allegro molto. Poco andante. Presto, vera e propria apoteosi trionfale e dionisiaca, resa con un suono rutilante e un’agogica festosa, sino al rapinoso scintillio delle battute di chiusura.
Al termine, successo entusiasta da parte di un pubblico prodigo di applausi, anche in momenti invero non opportuni (come la conclusione dell’Allegro moderato di Čajkovskij, e i primi due movimenti della sinfonia beethoveniana). 




Stresa Festival 2026
LE CONCERTO
Musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij
e Ludwig van Beethoven
Prague Philharmonia
Direttore Robert Kružík
Violino Andrea Cicalese
Stresa Festival Hall, 6 settembre 2026

