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Torre del Lago, Festival Puccini 2025 – Manon Lescaut

Il dialogo tra artisti contemporanei e messe in scena operistiche ha una lunga e felice tradizione. Diventa però difficile da cogliere quando non c’è una vera connessione tra le opere d’arte che formano la scenografia e la regia: può capitare allora di trovarsi davanti ai soliti movimenti di tradizione, con uno sfondo magari  criptico e più ricercato del solito.

Questo almeno è ciò che traspare dalla ripresa di una Manon Lescaut che il Festival Puccini ha sempre annoverato tra le sue produzioni di punta sin dal debutto nell’ormai lontano 2002. Il motivo risiede nelle scenografie create da Igor Mitoraj (1944-2014), artista di origine polacca che dal 1983 divideva la propria vita tra Parigi e Pietrasanta. Molto legato alla Toscana – come testimoniano le numerose mostre a lui dedicate in luoghi iconici, dal Giardino di Boboli a Piazza dei Miracoli – Mitoraj ha uno stile fortemente riconoscibile per una base figurativa classica venata da un richiamo all’esperienza metafisica. Motivo per cui le sue sculture sono sempre state valorizzate da contesti esterni come giardini, piazze e soprattutto parchi archeologici.

Non fa eccezione questa Manon Lescaut, dove per tutta l’opera dominano gli enormi volti spaccati tipici della produzione di Mitoraj, fino a quella sorta di corpo smembrato che ingombra la scena nell’ultimo atto, quasi un angelo caduto, come se l’agonia di Manon riflettesse anche l’agonia dell’arte oltre che della giovinezza stessa. Tuttavia, davanti a queste scene tanto suggestive, vediamo svolgersi una Manon Lescaut di taglio tradizionale, e il dialogo tra le due componenti dello spettacolo risulta in gran parte parte criptico, se non proprio eluso. La regia di Daniele De Plano ricrea quello che si sarebbe visto nel solito Settecento oleografico, con poche idee, soprattutto nei duetti amorosi, e tanti vezzi vecchio stile e di gusto discutibile per rappresentare la volubilità giovanile della protagonista nel secondo atto. Fa eccezione l’apparizione di uno “spirito alato”, che ricorda le statue sullo sfondo in una emanazione duplice di Eros/Thanatos e che interviene in alcuni momenti della vicenda, soprattutto quando la morte si fa incombente.

Purtroppo il quarto atto, che dovrebbe essere quello in cui la scena e l’azione vanno maggiormente di pari passo, risulta difficile da valutare. Alla prima, la protagonista Maria José Siri si è infortunata in un cambio scena ed è stata costretta a eseguire il finale dell’opera seduta su un cubo posizionato rapidamente al centro del palco. Va quindi lodata la professionalità del soprano nel portare a termine la recita con sicurezza e senza cedimenti vocali. La sua Manon è ormai ampiamente conosciuta: Siri riesce ad affrontare l’oneroso ruolo con apparente facilità, grazie a uno strumento corposo e acuti saldi. Se qualche intuizione di fraseggio risulta interessante, l’interpretazione risulta però complessivamente uniforme e poco incisiva. I momenti migliori sono sicuramente le due arie “In quelle trine morbide” e “Sola, perduta, abbandonata”, dove il soprano scava con maggior pertinenza nel carattere del personaggio, pur senza restituirne appieno la sensualità e il furore giovanile.

Come controparte maschile troviamo Luciano Ganci, che ritorna con successo al ruolo di Renato Des Grieux. Colpiscono come sempre il bellissimo timbro e la facilità della salita all’acuto: il tenore si mostra infatti piuttosto sicuro nei passaggi più insidiosi – dal “Sul vostro destino riluce un’altra stella” al famigerato “O immoto cielo” dell’ultimo atto – ma sa anche sfoggiare un fraseggio curato, realizzando così uno dei migliori Des Grieux oggi in circolazione.
Claudio Sgura si conferma una sicurezza nei ruoli baritonali pucciniani e il suo Lescaut non è da meno: la vocalità scura, insinuante, e l’interpretazione misurata ma guascona quanto basta fanno sì che emerga tutto il lato sinistro di questo personaggio. Giacomo Prestia è un Geronte senescente ma di gran classe. Paolo Antognetti disegna un Edmondo convincente, sia per accenti che per la bella voce tenorile; ben a fuoco anche il Musico di Alessandra Della Croce, così come si distinguono il lampionaio di Manuel Pierattelli, il sergente degli arcieri di Roberto Rabasco e il comandante di marina di Omar Cepparolli. Più convenzionale l’oste di Matteo Mollica, mentre risulta un po’ troppo sopra le righe il maestro di ballo di Nicola Pamio.
Ottimo infine il Coro del Festival Pucciniano, ben preparato da Marco Faelli, che esegue con precisione e proprietà di accenti i suoi grandi interventi nel primo e terzo atto.

A tenere saldamente le redini dell’esecuzione troviamo Valerio Galli, che concerta con sapienza, mantenendo sempre un pregevole equilibrio con il palcoscenico. Nonostante un’Orchestra del Festival Puccini non sempre precisissima, ma che marcia a ranghi compatti, Galli riesce a far emergere i particolari della ricchissima e ardua partitura, senza perdere il passo teatrale. La sua è quindi una lettura radicata nella tradizione italiana, in cui l’attenzione al dettaglio serve appunto per costruire una situazione teatrale ben precisa: dai colori sgargianti che accompagnano “Donna non vidi mai” al crescendo orchestrale nella prima scena del secondo atto, fino all’accompagnamento alla danza vibrante di sensualità. Una direzione funzionale allo spazio all’aperto, ma che non manca di preziosismi che meriterebbero di essere riascoltati in un ambiente più raccolto.
A questa prima tardiva del festival, si è registrato un pubblico folto e curioso, nonostante le defezioni dovute all’imprevisto intervallo prima dell’ultimo atto. Non sono mancati applausi a scena aperta dopo i brani più celebri, e la serata si è conclusa con un successo caloroso, con punte di entusiasmo per i protagonisti e Galli.

Festival Puccini 2025
MANON LESCAUT
Dramma lirico in quattro atti
Libretto di Luigi Illica, Giuseppe Giacosa,
Marco Praga, Domenico Oliva
Musica di Giacomo Puccini

Manon Lescaut Maria José Siri
Il cavaliere Renato Des Grieux Luciano Ganci
Lescaut Claudio Sgura
Geronte di Ravoir Giacomo Prestia
Edmondo Paolo Antognetti
L’oste Matteo Mollica
Un musico Alessandra Della Croce
Il maestro di ballo Nicola Pamio
Un lampionaio Manuel Pierattelli
Il sergente degli arcieri Roberto Rabasco
Il comandante di marina Omar Cepparolli

Orchestra e Coro del Festival Puccini
Direttore Valerio Galli
Maestro del coro Marco Faelli
Regia Daniele De Plano
Scene e costumi Igor Mitoraj
Scene riprese da Luca Pizzi
Costumi ripresi da Cristina Da Rold
Luci Valerio Alfieri

Allestimento del Festival Puccini
Torre del Lago, 30 agosto 2025

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