L’edizione 2024 del Festival di Salisburgo è segnata da grandi sforzi produttivi concentrati in sole tre nuovi titoli operistici: una nuova produzione di Contes d’Hoffmann firmato da Mariame Clément, e due opere in russo con soggetti tratti da romanzi di Dostoevskij. Si è dunque visto il primo grande allestimento di Idiot (L’idiota) di Mieczysław Weinberg, autore polacco del Novecento che compose quest’opera a metà degli anni ‘80 ma morì senza vederla effettivamente in scena (la prima è stata nel 2013 a Mannheim). Se questo è uno dei vertici dell’edizione in corso, la nuova produzione di Igrok (Il giocatore) di Sergej Prokof’ev rimane sicuramente la più attesa del festival anche solo per la presenza della diva di casa, Asmik Grigorian, nel ruolo della primadonna (sempre che così si possa chiamare).E stavolta niente delude le aspettative.
La regia è affidata a Peter Sellars, regista statunitense un tempo iconoclasta ma ormai classicissimo, che negli ultimi anni ha allestito a Salisburgo una interessante Clemenza di Tito (2017) e un fallimentare Idomeneo (2019). Chi si aspettava una rilettura forte ed evidente come quella vista nei citati titoli mozartiani, stavolta rimarrà sicuramente a bocca asciutta. La scena di George Tsypin sfrutta lo spazio ad arcate della Felsenreitschule addobbandolo con stralci di tappeti verdi squarciati che ricordano i tavoli da gioco; sospesi a mezz’aria e pronte a scendere all’evenienza vi sono delle enormi roulette, a metà tra delle trottole e delle astronavi, adornate anche di luci pacchiane da discoteca. L’ossessione per il gioco e per il denaro diventa in questo modo estremamente incombente e minacciosa, rivelando che la società del 1858, anno in cui è ambientato il libretto, non è tanto diversa dalla nostra. Sellars infatti ambienta la vicenda al giorno d’oggi, non mancando tra l’altro di fare una delle sue consuete critiche al capitalismo in alcune traduzioni dei sovratitoli aggiornate rispetto al libretto (ma ve ne era davvero bisogno?). Tuttavia la forza della sua regia sta nel grande lavoro fatto sui personaggi e sui rapporti tra di essi: Sellars va quasi a scarnificare e mettere a nudo le loro emozioni, semplicemente curando ogni singolo gesto che scaturisce quasi naturalmente dalla musica, e questo avviene anche grazie a un cast di fuoriclasse che si getta anima e corpo nella regia. I personaggi di questo Giocatore vengono messi in nuova luce, cinici e opportunisti fino all’estremo, così che quando all’improvviso gettano la maschera, anche i loro affetti diventano inaspettati e sorprendenti: così avviene infatti coi personaggi di Polina e della Babulenka, che non sono mai sembrate tanto umane nei loro stessi contrasti emotivi. Spicca la sincerità che contraddistingue i due protagonisti, i quali si distaccano così rispetto agli altri personaggi: i due interpreti (Sean Panikkar e Asmik Grigorian) riescono infatti nel difficile compito di incarnare alla perfezione due giovani ragazzacci credibilissimi, sempre autentici anche nei loro sentimenti più biechi. Questo lavoro basta da solo a rendere una produzione del genere già storica, almeno per quanto riguarda l’interpretazione di questo titolo, anche a fronte di qualche didascalismo su cui ogni tanto Sellars cade.
Un grande contributo all’ottima riuscita della produzione viene anche dalla bacchetta di Timur Zangiev, che distilla una direzione affilata, tagliente, ma mai roboante (a parte qualche ottone nel preludio). La sua è una lettura asciutta, scevra di post-romanticismo, ma che non manca di sottolineare le campate melodiche di cui la partitura è piena. Il direttore sceglie quindi una via del tutto personale rispetto ad altri interpreti, ma riesce a dare una perfetta impronta teatrale in una corsa verso l’abisso che culmina ovviamente nella scena della roulette e in quel finale che sembra un aggiornamento brutale di Evgenij Onegin di Čajkovsij. I Wiener Philharmoniker danno il loro massimo contributo alla realizzazione, dimostrando di essere all’altezza della loro fama.
Il cast è probabilmente tra i migliori che si può assemblare adesso per questo titolo. Sean Panikkar nel ruolo del protagonista si dimostra il grande cantante attore che si era già apprezzato su questo stesso palco in The Bassarids di Henze nel 2018. Panikkar rivoluziona totalmente l’approccio al ruolo, solitamente affidato a tenori di forza tipicamente russi, grazie a una voce duttile ma potente, come dimostra l’acuto penetrante tenuto sul fortissimo orchestrale finale. Il ruolo è infatti quasi massacrante per lunghezza: Alexej sta quasi sempre in scena e qui si esegue l’opera tutta di un fiato senza intervalli. Panikkar non conosce comunque cedimenti, e costruisce un personaggio fragile nella sua follia grazie a un fraseggio controllatissimo e una dote attoriale fuori dal comune.
Degno contraltare è la Polina di Asmik Grigorian, che ritorna al ruolo dopo averlo già affrontato a Basilea (2018) e Vilnius (2020) nella produzione di Vassilj Barkhatov. La voce attuale del soprano si adatta perfettamente alla scrittura e tessitura del ruolo di Polina, a cui Grigorian dona una umanità inedita, pur facendone una vera e propria ragazzaccia che si piega solo al proprio volere. Incredibile è ascoltare il fraseggio cesellatissimo nei duetti con Alexej, in cui si mostra ora dolce, ora insinuante, ora piena di malinconia, in una delle sue interpretazioni che merita sicuramente di rimanere scolpita nella memoria più di altre viste e sentite recentemente anche in questo stesso luogo.
Grande successo personale ottiene poi Violeta Urmana nel ruolo della Babulenka. A fronte di una vocalità ancora assai salda, cosa fondamentale per questo ruolo, Urmana appare un po’ perentoria nel fraseggio al suo ingresso per poi guadagnare sicurezza e maggiore scavo nella scena del commiato.
Peixin Chen si dimostra un Generale dalla voce robusta e di bel colore, anche se arriva al monologo di chiusura del terzo atto un po’ affaticato. Juan Francisco Gatell dipinge invece un Marchese cinico e nevrotico, ma sempre vocalmente ineccepibile, dimostrando di sapersi muovere con grande abilità anche in questo tipo di repertorio. Nicole Chirka è una Blanche dalla voce corposa e sensuale, mentre Michael Arivony appare un Mr Astley un po’ pallido.
Ottimi tutti gli altri comprimari, soprattutto i vari piccoli ruoli della scena della roulette, eseguita con precisione e partecipazione da tutti gli interpreti.
La seconda recita si conclude con un vero e proprio trionfo, con punte di entusiasmo particolari per Urmana, Grigorian, Panikkar, Zanghiev e Sellars, comunque presente. 




Salzburger Festspiele 2024
IGROK (IL GIOCATORE)
Opera in quattro atti op. 24
Musica e libretto di Sergej Prokof’ev
Generale Pexin Chen
Polina Asmik Grigorian
Alexej Ivanovich Sean Panikkar
Babulenka Violeta Urmana
Marchese Juan Francisco Gatell
Blanche Nicole Chirka
Mr Astley Michael Arivony
Knyaz Nilskj Zhengyi Bai
Baron Wurmerhelm Ilia Kazakov
Potapych Joseph Parrish
Wiener Philharmoniker
Konzertvereinigung Wiener Staatsoper
Direttore Timur Zangiev
Maestro del coro Pawel Markowicz
Regia Peter Sellars
Scene George Tsypin
Costumi Camille Assaf
Luci James F. Ingall
Dramaturg Antonio Cuenca Ruiz
Nuovo allestimento
Salisburgo, Felsenreitschule, 17 agosto 2024

