Un’incisione importante e per nulla scontata, che apre significativi spiragli di conoscenza sul repertorio della musica vocale da camera meno conosciuto e frequentato del primo Novecento italiano. Così il mezzosoprano Manuela Custer, già raffinata interprete di un precedente album per la stessa etichetta, dedicato alle liriche di Rossini, Puccini, Castelnuovo Tedesco e altri ancora su testi di Dante, prosegue sulla via della riscoperta di musiche vocali poco note, questa volta occupandosi di un compositore quasi dimenticato come Mario Pilati.
Alle sue musiche per canto e piano è appunto dedicato questo CD Tactus che le note di copertina dedicano alle sorelle Giovanna e Laura Pilati, quest’ultima non più in vita ma infaticabile sostenitrice della memoria del padre, un talento compositivo “frettolosamente misconosciuto, con la viva speranza che la sua musica possa ritagliarsi il giusto spazio nel repertorio musicale novecentesco”. L’ascolto non può che confermarlo, anche perché Manuela Custer esegue le pagine scelte, da artista raffinata quale è, godendone nota dopo nota lo spirito espressivo che le caratterizza, accompagnata con mirabile sensibilità e eguale bravura al pianoforte da Raffaele Cortesi.
Manuela Custer, dopo un’ininterrotta carriera ultra quarantennale (debuttò a Torino nel 1985, al Teatro Regio, nella storica esecuzione di Elisabetta, regina d’Inghilterra di Rossini che la vedeva al fianco di un cast formato da Lella Cuberli, Rockwell Blake e Daniela Dessì), vanta un’integrità vocale pressoché intatta e una caratura tecnica e stilistica da prima della classe. Eccola alle prese con queste musiche di Pilati, dove appunto si adopera nel donare alle liriche — eseguite secondo un ordine cronologico, che spazia dal 1921 al 1934 — il giusto respiro musicale a ogni parola intonata, colorandone ciascuna sillaba con dizione perfetta.
Si ascolta il Dialogo di marionette, O passi sparsi (sonetto di Francesco Petrarca dalle Sei canzoni madrigalesche), Ninna nanna, Lettera amirosa, Deux Balladettes in francese (Matin e Deux Fables), Mare, Tre canti napoletani (Calasciuncello, Canzone a dispetto, Bella, si moro), Due epigrammi (Che bella cosa e Magnammo), Lunella su versi di D’Annunzio, il celebre sonetto di Dante Tanto gentile e tanto onesta pare da La Vita Nova, Due madrigali su testi di Giovanni Battista Guarini (Natale dell’amante e Core in farfalla), Echi di Napoli (Riccio, riccio, ricciolà, ‘O vico, Serenata, Palummella de Francia, Divuzzione, Che dice?, Palazzo d’ammore, Tammurriata), La tartaruga e Amore.
Ovviamente uno spazio considerevole è affidato alle pagine della tradizione napoletana, perché Pilati era partenopeo e non è un caso che molto materiale musicale selezionato provenga dalla Biblioteca del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, dove il nostro si diplomò con lode. Fu docente di armonia, storia della musica e composizione, oltre che bibliotecario. Da Cagliari, dove insegnava, si trasferì a Milano. Qui Casa Ricordi gli commissionò diverse composizioni, mentre nel contempo svolgeva l’attività di critico musicale. Fu amico di Ildebrando Pizzetti, tramite il quale ebbe contatti con Gianandrea Gavazzeni e Giacomo Saponaro, divenuti suoi allievi.
Pilati dirigeva anche l’orchestra, componeva ed era pianista accompagnatore, ma l’insegnamento fu sempre una costante della sua attività. Morì appena trentacinquenne, stroncato da una lunga malattia appena tornato nella sua Napoli. Appartenne a quella generazione di musicisti che tentarono, dopo la grande stagione del melodramma ottocentesco nostrano (non compose mai un titolo operistico, perché l’unico che lo impegnò negli ultimi anni di vita, Piedigrotta, ispirato al folklore napoletano, rimase un progetto incompiuto), di aprire il nuovo secolo dando alla musica strumentale italiana una fisionomia propria e nuova. Ma l’oblio cadde sulla sua produzione musicale ed è solo dopo il secondo conflitto mondiale che gli eredi di Pilati si adoperarono per una riscoperta della sua musica.
Fra le sue composizioni, le liriche vocali da camera occupano forse un ruolo marginale, ma si caratterizzano per la freschezza sorgiva di una scrittura asciutta, pervasa di una comunicativa lirica netta. I testi vanno dalla tradizione popolare napoletana a poesie d’autori anche importanti, come Dante Alighieri e Francesco Petrarca, fino a Giovanni Pascoli e Gabriele D’Annunzio, senza trascurare, oltre ai versi in napoletano, quelli in romanesco di Trilussa. I temi sono amorosi, declinati nei suoi aspetti più elevati o terreni, talvolta colorati di quella tinta tragicomica che permea ad esempio di sé il bel dialogo fra due marionette dal cuore di legno che apre il cd.
Siccome prevale un andamento musicale plasmato sulla parola, gli stessi accenti musicali agiscono su microcosmi espressivi aperti, pur nella varietà che li caratterizza, su intonazioni che annoverano gli ambiti più eterogenei. Ed è qui che la sapienza della cantante da camera di razza, oltre che operistica, quale è Manuela Custer, sa muoversi ad arte su un pentagramma dove il dialogo fra voce e pianoforte è finissimo, dipinto a pennellate lievi ed insieme incisive, ricco di microcosmi talvolta impercettibili, che la vedono intrattenere l’ascoltatore spaziando dai climi più raccolti ed intimi a quelli in cui alla voce viene chiesto di sposare l’ironia brillante e arguta di pagine che quasi hanno echi di opera buffa, come ne La tartaruga su testo di Trilussa, dove la voce della Custer sembra sorridere ingenuamente parodiando le fioriture con una leggerezza fresca e accattivante nel descrivere la lenta prudenza quasi dormiente con la quale si muove la tartaruga.
Anche quando Pilati è chiamato a dar voce all’amore cortese dei versi danteschi, il canto della Custer trova nel significato del testo e della parola l’anima di una dimensione amorosa angelicata dalle venature vagamente madrigalistiche. E poi ancora i bei versi di Pascoli per la lirica Mare, miniati dalla voce mentre il pianoforte intesse arpeggi che sembrano il riflesso sonoro del tremolio delle onde. La voce si lascia attraversare dall’emozione nell’osservarlo, immaginando un ponte d’argento gettato sui laghi della serena contemplazione, sospeso verso quel mistero insondabile che ne custodisce la stessa provenienza.
Ora si spera che da un’esperienza discografica vincente, scaturiscano concerti che contribuiscano a rivalutare i meriti di un compositore che nello stile appare eclettico, consapevole di più diversi linguaggi stilistici assorbiti (con echi a Debussy, individuati da chi lo accusava di essere esterofilo, o critiche di coloro che invece lo rimproveravano di eccessivo “pizzettismo”), sempre fedele al sistema tonale di una musica che, da subito, conquista per la sobria ed elegante misura descrittiva, pur con un linguaggio armonico e formale moderno, che gli interpreti di questo CD sublimano. 




MARIO PILATI
Liriche da camera
Manuela Custer, mezzosoprano
Raffaele Cortesi, pianoforte
Etichetta: Tactus
Formato: CD

