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Festival di Trieste 2026 – Le donne vendicate (di Niccolò Piccinni)

Nell’ambito della rassegna Festival di Trieste – Il faro della Musica, organizzata dalla Società dei Concerti di Trieste, è andato in scena al Teatro Miela, storica istituzione tergestina dal variegatissimo cartellone, l’intermezzo Le donne vendicate di Niccolò Piccinni, autore di raro ascolto, oggi forse più noto per la celebre querelle des Gluckistes et des Piccinnistes, che divise l’Accademia parigina e il pubblico in due fazioni contrapposte, che per l’effettiva circolazione della sua produzione.

Appartenente al periodo romano di Piccinni e godibilissima testimonianza della sua produzione comica e della sua vena melodica, l’intermezzo a quattro voci, tratto da Goldoni, presenta una serie di topoi e personaggi-tipo che di lì a qualche anno ritroveremo, trattati e sviluppati in ben altro modo, da Mozart e Da Ponte nel Don Giovanni e nel Così fan tutte. Qui quella profondità di lettura e complessità di analisi sono ovviamente assenti e tutto si risolve in un gioco, tanto più divertente per noi in quanto ancora attuale: il conte Bellezza, Don Giovanni in nuce, non è altro che il discendente di Narciso e l’antenato del maschio contemporaneo, il tronista televisivo compiaciuto del proprio fascino, che nella donna non scorge neppure più un oggetto di conquista, ma una celebrazione della propria vanità, da guardare, anzi, con una sorta di disprezzo, in quanto ritenuta inferiore e meno bella di lui.

Le due sorelle Aurelia e Lindora, parenti alla lontana di Fiordiligi e Dorabella, di Donna Anna ed Elvira spogliate di ogni tragicità, decidono di vendicarsi di tanta arroganza e scelgono come arma il proprio fascino, dopo avere invano chiesto aiuto a Ferramonte, soldato fanfarone capace di battersi solo a parole. La punizione di questo novello conquistatore è la rivelazione della sua più intima paura: l’incapacità di relazionarsi autenticamente con la donna, la paura di amare svelata da un bacio. La musica di Piccinni si fa apprezzare per la cantabilità delle melodie e per l’interessante scrittura orchestrale che caratterizzano tutti i numeri dell’opera; sicché, grazie anche alla qualità dell’esecuzione, l’ora e dieci minuti di spettacolo scorrono via in un attimo.

Fra le ragioni di interesse di questa piccola produzione, nata dalla collaborazione fra Barocco Europeo, non nuovo a queste operazioni, e la Società dei Concerti, vi è anche la “nouverture” scritta da Stefano Ottogalli, rielaborando l’ouverture originale di Piccinni. Il compositore ne riprende la tonalità d’impianto, rielaborandone gli elementi tematici insieme a quelli di due arie, e struttura il tutto in tre sezioni caratterizzate da una commistione sonora e linguistica eterogenea, che spazia dalla musica barocca a tinte impressioniste sino al sound jazzistico. Ne scaturisce un brano di indubbio interesse e piacevole ascolto, che lascia forse trasparire l’impianto intellettuale dell’operazione, risultando di fatto estraneo allo spirito dell’opera e privo di quella spontaneità che riconosciamo nella scrittura di Piccinni, pur assolvendo egregiamente alla propria funzione.

Ottima l’esecuzione affidata all’Orchestra del Cenacolo Musicale, compagine evolutasi dal Duo Syntagma fondato da Donatella Busetto, qui impegnata al clavicembalo, e diretta da Riccardo Doni, che trova il giusto equilibrio fra le diverse sezioni orchestrali e il palcoscenico, dosando con cura colori e dinamiche nella raccolta cornice del Miela.

Molto giovani gli interpreti chiamati a dare voce ai quattro protagonisti, tutti già impegnati in ambito internazionale e selezionati attraverso il Concorso Vocale Internazionale organizzato dal Laboratorio per l’Opera Barocca, iniziativa di Barocco Europeo. Evelina Liubanko impressiona positivamente per il bel timbro e la tecnica che le permette di affrontare con sicurezza i passaggi più virtuosistici, conferendo alla sua Lindora tratti di intima e seducente malinconia. Silvia Porcellini si fa apprezzare, oltre che per la qualità dello strumento vocale e dell’impostazione, per la verve e la spregiudicatezza che infonde alla sua Aurelia, contraltare caratteriale della sorella e capace di creare con la collega un bell’amalgama timbrico.

Buona anche la prova delle due voci maschili: il tenore Roberto Manuel Zingari, specializzato nel repertorio barocco e cantore della Cappella Musicale Pontificia “Sistina”, incarna perfettamente, sia dal punto di vista vocale sia per il physique du rôle, il personaggio del Conte, offrendo una convincente interpretazione della celebre aria «Sono bello, io già lo so»; significativa, infine, la prova di Giovanni Baraldi, basso modenese che ha mosso i primi passi come voce bianca nel Teatro Comunale Pavarotti-Freni e che mostra qualità tali da farne un basso buffo da seguire con particolare attenzione.

Semplice ma efficace e di grande gusto, qualità tutt’altro che scontata, l’allestimento affidato alla regia di Cesare Scarton, che si avvale della collaborazione di Sebastiano Bazzichetto, delle scene di Alice Poppi e Gemma Aquilante, nonché del lavoro di Flaviano Pizzardi per la motion graphic. Pochi elementi rettangolari sospesi fanno da sfondo a proiezioni di antiche stampe raffiguranti scorci napoletani, il San Carlo o un giardino, oppure a scritte che riprendono parole chiave del libretto e focalizzano l’attenzione sul cuore della questione alla base dell’eterna vicenda del rapporto uomo-donna: una, su tutte, Rispetto. Il tutto si amalgama felicemente con i colori dei costumi, che virano dal magenta al bordeaux e al viola per le due sorelle, in contrasto con le tonalità grigie riservate ai due uomini.

Spettacolo gradevolissimo, dunque, al cui successo contribuiscono anche i figuranti Lisa Da Re, Andra Maddalozzo e Leandro Bertolo, che ha purtroppo potuto beneficiare di una sola rappresentazione per farsi applaudire da un pubblico attento e divertito, presente in buon numero. Una serata che ha consentito a Barocco Europeo di confermare ancora una volta il valore del proprio prezioso lavoro di riscoperta di un repertorio vastissimo e ancora troppo poco eseguito in Italia.

Festival di Trieste – Il faro della Musica 2026
LE DONNE VENDICATE
Opera giocosa di Niccolò Piccinni
Basato sul dramma giocoso di Carlo Goldoni

Lindora Evelina Liubonko
Aurelia Silvia Porcellini
Conte Bellezza Roberto Manuel Zangari
Ferramonte Giovanni Baraldi
Mimi Andrea Maddalozzo,
Leandro Bertolo, Lisa Da Re

Orchestra del Cenacolo Musicale
Direttore Riccardo Doni
Regia Cesare Scarton
Aiuto regia Sebastiano Bazzichetto
Motion graphic Flaviano Pizzardi
Scenografia Alice Poppi e Gemma Aquilante
Costumi Alberto Varnier

Trieste, Teatro Miela, 17 settembre 2026

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