Un gioco teatrale e musicale dall’alchimia vivace e sottile, pronta a legare per la prima volta assieme un paio di alti modelli letterari in rimbalzo parodistico intorno al cardine della pazzia (Cervantes e Ariosto) e i salaci canovacci del comico, quindi mescolando fra libretto e partitura con tutto l’acume del secondo Settecento il serio con il faceto, toscano e vernacolo, burle, schermaglie amorose e un pizzico di visionaria magia. Il tutto sotto un marchio di fabbrica, quello di una Scuola musicale napoletana qui di terza generazione firmata Paisiello, che dà puntualmente lezione vincente. Persino se proposta in una semplice forma di concerto che in ogni caso, pur tagliando fuori la fondamentale dimensione scenica, il personaggio minore (Ricciardetta) e una quota discreta di recitativi e numeri, ben ce ne ricorda i pregi compositivi peculiari e molteplici. E, con essi, quanto l’intero repertorio sia ancora oggi troppo raro in cartello persino nella città che ne dovrebbe fare invece il proprio fiore e vanto identitario all’occhiello. A maggior ragione se ne conservano le fonti (in tal caso, la partitura manoscritta parzialmente autografa, al “San Pietro a Majella”) nei propri archivi.
Già solo in premessa, pertanto, si accoglie con particolare piacere e interesse l’ascolto della commedia per musica in due atti Don Chisciotte della Mancia composta nel 1769 da Giovanni Paisiello su libretto di Giambattista Lorenzi per il palcoscenico comico de’ Fiorentini e, nella stagione corrente, proposta per una sera al Teatro di San Carlo di Napoli, dopo le due uniche riprese napoletane del Novecento al Teatrino di Corte (regia di Franco Enriquez, direzione di Vittorio Gui) e dopo essere stata pur programmata due anni fa ma poi portata solo in trasferta all’Auditorium parigino del Louvre con le giovani voci dell’Accademia lirica della Fondazione. Anche in tale occasione, ferma restando l’accurata revisione critica elaborata sulla fonte musicale manoscritta e la dettagliatissima direzione musicale del maestro Ivano Caiazza, l’esecuzione canora è stata affidata ai talentuosi allievi ed ex allievi della Accademia del Lirico napoletano accanto all’Orchestra del Teatro in formazione da camera. Una buona scelta, se si vuole, perché l’entusiasmo espressivo e l’efficacia gestuale dei giovani interpreti ha in gran parte sopperito all’assenza della scena entro un’azione fitta di allusioni e di travestimenti in realtà tutti da vedere.
Ciò detto, un duplice merito spetta innanzitutto a chi ha promosso in senso lato il repertorio settecentesco preparando l’edizione critica del titolo e dirigendo il ben sollecito organico con una cura concertante a dir poco preziosa stando agli esiti metrico-dinamici studiatissimi nello scatto e scontorno teatrale di volta in volta necessario, garantendo una cifra stilistica esatta accanto a una matrice timbrica ed espressiva tornita realmente ad hoc per esaltare l’invenzione melodica di Paisiello, con relativi spunti a sintesi e summa di quanto tracciato fin lì da Pergolesi a Piccinni.
Fin dalle prime battute della Sinfonia d’apertura, e così nella piena valorizzazione di ogni inciso nell’accompagnare il canto come nelle altre pagine strumentali (vi è introdotta a mo’ di Intermezzo anche la Sinfonia dal Finto vero prima della nona scena all’atto II, seguendo quanto suggerito dalla didascalia “la Contessa da maga, e Carmosina da Dulcinea in abito reale, precedute da soave sinfonia”, presente sul libretto ma di fatto assente in partitura), il lavoro di Ivano Caiazza si distingue per il vitalismo brillante richiesto agli archi, per lo smalto incisivo nelle risposte dei fiati e per il bel controcanto dei corni ad eco. A ciò si aggiungano l’intensità toccante delle velature in minore, le filigrane sonore delicatamente sottese a dar rilievo alle voci, la ricerca di continui contrasti utili alle funzioni ora narrative, ora gestuali o da vertigine comica man mano richieste fra testo e pentagramma. L’effetto complessivo, grazie anche all’ottima risposta dei professori d’orchestra in organico, ricorda molto l’eredità perduta del Settecento napoletano riscoperto e messo a segno con tanta perizia nel terzo quarto del Novecento dall’oggi non più esistente Orchestra Alessandro Scarlatti della Rai di Napoli diretta da Franco Caracciolo, o nelle produzioni impareggiabili dell’era desimoniana dallo stesso San Carlo.
Il resto del successo, andato in qualche modo a ribadire e a replicare il risultato della magnifica prova offerta lo scorso giugno con Il matrimonio segreto di Cimarosa (vedi recensione al link), va naturalmente ai giovani protagonisti al proscenio.
Nel non facile ruolo eponimo, sospeso com’è fra la realtà, l’immaginazione e l’eroicomico, il tenore cinese Sun Tianxuefei, ancora nel vivo del suo percorso di formazione, dà voce e forma a un Don Chisciotte teneramente folle, dalla cantabilità intensa e sincera, fraseggiata con dizione attenta e morbidezza d’eloquio. C’è tanta nobiltà sognante, nel suo canto, ma anche la giusta quota di comico, ad esempio là dove nell’aria “Empia fera: bestia immonda” caccia il cinghiale emulandone splendidamente il grugnito nasale, convinto che sia un qualche mago trasformato in porco. O ancora in duetto con Sancio, si mostra risoluto nella volontà di impazzire, così come esilarante è la cavalcata a mani giunte e in assieme quando decide di partire per una nuova avventura.
Al percorso degli allievi che hanno invece appena concluso il Biennio, appartengono il soprano Tamar Otanadze, Contessa dall’emissione salda e dal notevole temperamento espressivo così come costruito ad arte per la prima e straordinaria interprete Nicoletta Montorsi fra accenti premozartiani e richiami allo Stabat pergolesiano come nella finta aria singhiozzante (S’è ver, che voi mi amate) e la bravissima Maria Knihnytska, soprano ucraino che conferisce genuinità e spessore al canto delizioso della sua Carmosina nata per la caratterista Caterina Cataldi, sia nell’adesione alla parola vernacolare che nella sicurezza all’acuto. Fra le migliori gemme, resta infatti il loro limpido duetto “Vaghe aurette lusinghiere” alla scena nona dell’atto II.
E ancora, alla medesima schiera appartengono i due cicisbei in litigio perenne amando puntualmente la stessa donna, ossia il baritono Maurizio Bove, Don Platone di gran volume e verve caricaturale, spinto in mirabolante falsetto nel dar voce fra gli estremi di registro alla donna barbuta (Pietoso mio campione), quindi il tenore Francesco Domenico Doto (Il Conte Don Galafrone), interessante per il timbro chiaro nel giusto spirito settecentesco, per l’abilità nel tener testa alla comicità parossistica, sciorinando una cascata di parole all’arrampicarsi alle spalle del cembalista, nel tentare slancio eroico (Vieni pure in campo armato). Il Sancio Panza creato per il mitico buffo caricato Gennaro Luzio trova poi, nel basso Sebastià Serra, un interprete di qualità. Dall’arioso parlante in cui legge l’Ariosto con relativi commenti (l’Ariosto è un porco) al mordente impresso nell’aria conseguente (E voi, signor, volete / mostrare il tergo ignudo?), con tanto di risata intonata a meraviglia, dal sillabato carico di espressione di cifra già quasi rossiniana (Venga pur, ma zitto zitto) al lamento (Infelice pecorella) iper-pergolesiano, contrappuntato da una non meno brava Carmosina.
Fra gli ex allievi si distingue infine con lode il soprano Chiara Polese, Duchessa di gran fibra e statura per tecnica, suono e piglio, a proprio agio sia nel fare vezzoso (Begli occhietti – vivacetti), sia nel fiero sdegno (Vorrei sdegnarmi, oh dio!), mentre poco convince per i limiti dell’emissione e per gli esiti all’acuto la Cardolella di Costanza Cutaia.
Tanti i turisti in sala ma diversi i vuoti fra palchi e platea. A ogni buon conto, vivo il successo per il Settecento di Paisiello e per tutti gli artisti in palcoscenico. 




Teatro San Carlo – Stagione d’opera e di balletto 2024/25
DON CHISCIOTTE DELLA MANCIA
Commedia per musica in tre atti
Musica di Giovanni Paisiello
Libretto di Giambattista Lorenzi
revisione dall’autografo a cura di Ivano Caiazza
La Contessa Tamar Otanadze#
La Duchessa Chiara Polese
Don Platone Maurizio Bove#
Il conte Don Galafrone Francesco Domenico Doto#
Carmosina Maria Knihnytska#
Cardolella Costanza Cutaia##
Don Chisciotte Tianxuefei Sun#
Sancio Sebastià Serra#
# Accademia del Teatro di San Carlo / ## ex allievo
Orchestra del Teatro di San Carlo
Direttore Ivano Caiazza
Produzione in forma di concerto del Teatro San Carlo
Napoli, 27 settembre 2025

