Riuscito, felice e applauditissimo è l’atteso ritorno dell’opera di scuola napoletana sulle assi del Teatro San Carlo di Napoli con Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa, gioiello prezioso dell’ultimo Settecento tornato in locandina dopo trent’anni esatti di assenza in produzione inedita e di smalto, fresca e scattante, creata ad hoc per la nuova generazione di allievi dell’Accademia lirica della Fondazione. Sei in totale le recite giocate in alternanza fra due cast formati dai dodici Solisti dell’Accademia di Canto.
Certo, nei termini di una qui doverosa programmazione identitaria, la proposta di un tale titolo liquidata in fascia di serie B non ci sembra ancora sufficiente ai fini di un’ottimale valorizzazione del nostro miglior vanto produttivo in fatto di teatro musicale cosmopolita – buffo in primis – che tanto entusiasmava le teste coronate dell’Europa illuminata. Ma la complessiva qualità della confezione, centrata e apprezzata nell’occasione sul fronte sia musicale che scenico, lascia assolutamente ben sperare per un migliore futuro con due titoli almeno e cast di prima sfera nel cartellone lirico principale, secondo quanto normalmente avvenuto al San Carlo fino agli anni Novanta del Novecento. Soprattutto considerando, così come in questo caso, che l’opera fu appositamente composta nel 1791 su richiesta dell’imperatore Leopoldo II di Vienna al rientro dal soggiorno di Cimarosa nella Pietroburgo di Caterina II (analogamente al Paisiello che, otto anni prima, avrebbe scritto e rappresentato a Vienna quel raro capolavoro che è Il re Teodoro in Venezia, tanto amato ed emulato da Mozart), quindi rappresentata nel 1792 con tale successo che nell’aneddotica si narra addirittura della richiesta del sovrano di rivedere l’opera per intero la sera stessa della prima. E, magari, ricordando anche che Napoli, nell’immenso scrigno della Biblioteca del Conservatorio “San Pietro a Majella”, ne custodisce la partitura originale, nei due volumi in gran parte autografi datati Vienna 1792 e rilegati in rosso e oro, digitalizzati e scaricabili per chiunque da Internet Culturale (cliccare per credere) sul proprio pc, comodamente seduti alla propria scrivania di casa.
Quel che si vede nella nuova e raffinata produzione messa a segno dal team creativo capitanato da Stéphane Braunschweig per regia e scene accanto a Thibault Vancraenenbroeck per i costumi e da Marion Hewlett per le luci, tutti al debutto sancarliano, è semplicissimo ma limpido e pertinente, ben mirato, funzionale. Il contenitore scenico congegnato con tratti moderni ed essenziali – solo pareti e porte, nelle tinte del bianco e del grigio, più qualche mobile – risulta genialmente ideato come un “Ikea planner room” diviso in tre sezioni mobili di stanza (spostate a vista dagli attrezzisti), abbinate alle due camere con il solo letto matrimoniale delle sorelle Carolina ed Elisetta, più un salottino centrale per le convenienze sociali di casa abbinabili al parvenu don Geronimo e alla vedova sorella Fidalma. In via analoga studiatissimi risultano i costumi, deliziosi e overcross: di foggia moderna per tutti in apertura, in aggancio al tema amoroso, all’attualità dei casi della vita, a emblema stesso della condotta ferma e genuina della più giovane delle due sorelle (Carolina, sposa in segreto di Paolino, “giovane di negozio” del ricco mercante Geronimo); al Settecento rinviano invece gli abiti di tutti coloro che via via finiscono sotto il peso delle false regole del tempo. Carolina, ritratta in apertura di opera a letto con il suo celato sposo, veste infatti semplici jeans color latte, t-shirt grigia, è scalza o con Superga ai piedi. E sarà l’unica a rimanere in abiti a noi contemporanei, indossando una camicia a strisce bianche e fragola; Paolino, uscito dal letto seminudo in boxer scuri, alternerà invece un completo grigio sportivo con camicia, giacca e cravatta sovrapponendovi, nella scena del salotto, una livrea di stile antico. Rigidamente legate alle convenzioni, a partire dall’ingresso del conte Robinson simbolo di antica nobiltà e tramite per l’arrampicata sociale del mercante, sono Elisetta (inizialmente in gonna aderente e pulloverino bianco e nero) con la zia Fidalma (nel nero vedovile di una moderna gonna fasciata più elegante camicia a rouches) e, ovviamente, Geronimo fossilizzati nello stile del diciottesimo secolo.
Il tutto reso palpitante e coinvolgente fra equivoci, impuntature del cuore, trame, ambizioni e scambi, grazie a un lavoro sul dettaglio gestuale minuzioso, garbato, di leggerezza magnifica (veramente ammirevole pensando che il regista neanche conosceva il titolo prima di lavorarci per Napoli, secondo quanto confessa candidamente nell’intervista sul programma di sala), così come l’impiego delle belle luci, pulite e fondenti, si rivela portante.
Su quel che si ascolta, gran merito va riconosciuto al maestro Francesco Corti, esperto del repertorio settecentesco (di qui la diversa disposizione dell’organico strumentale e in buca semi-rialzata) per la prima volta sul podio dell’Orchestra del Teatro San Carlo. A parte il rigore nello stacco dei tempi, la cura timbrica, la brillante vitalità dinamica e l’equilibrio dialettico fra le sezioni, la direzione (che pur sfronda dalla partitura viennese ripetizioni, due numeri e alcuni recitativi) centra perfettamente il non facile bersaglio dello stile, a metà strada fra l’alta tradizione comica partenopea e il respiro viennese, nonché l’ormai matura novità della scrittura sia armonica che delle forme per lo più giocate sull’assieme. Non poche infatti le allusioni mozartiane (ben evidenti in partitura, esplicite all’ascolto) e i presagi rossiniani sul filo ben teso di una concertazione esatta e prestante. Ottima ad esempio la tenuta a briglie tese dell’intera famiglia degli archi (compresi i contrabbassi, tutti di nuova generazione), la cura dei fiati (d’obbligo menzionare il primo clarinetto Simone Simonelli e, per il sorprendente suono, il giovanissimo quanto talentuoso primo fagotto Giovanni Costa, recentemente reclutati in ruolo stabile) e anche nella resa in amalgama, fin qui poco a fuoco, tra i professori di precedente e ultima generazione.
Quindi le voci, in cast multietnico, tutte meritevoli per impegno, educazione tecnica e risorse espressive, con qualche distinguo di fascia. In prima linea si lodano i due giovani protagonisti uniti nel matrimonio segreto. Sun Tianxuefei, tenore cinese già allievo di altre prestigiose accademie liriche italiane e attualmente in veloce ascesa artistica, è un Paolino di splendida presenza e ancor più dalla voce che corre facile, ampia, luminosa, chiara e sincera, ben proiettata e gestita a meraviglia sulla parola come sul sentimento. È, in pratica, un amoroso perfetto. A pari rango svetta Maria Knihnytska, soprano ucraino che subito disegna, con voce da lirico leggero, una Carolina di luce mozartiana, deliziosa, onesta e coraggiosa, dal timbro dolce, dal gesto vivace. La sua linea di canto sale con sicurezza all’acuto mai tralasciando la tornitura del colore e l’emozione sfumata, sfaccettata tra il canto fiorito e la velatura patetica, fin nella ben cesellata risata.
Su un gradino mediano si collocano le parimenti assai interessanti Anastasiia Sagaidak, soprano russo dalla tecnica affilata e parimenti di tinta luminosa anche nelle impennate drammatiche (al netto di qualche asprezza all’acuto) per una Elisetta viziata, ostinata, invidiosa e, al suo fianco, il mezzosoprano giapponese Sayumi Kaneko per una Fidalma zia dalla voce bella e morbida (esclusa qualche forzatura che va a coprire i suoni al grave), finalizzata a una caratura originalmente sensuale e non semplicemente da vecchia intrigante.
Infine più acerbe le voci scure, con il conte Robinson del baritono napoletano Antimo Dell’Omo (talento di buon timbro e assai credibile scenicamente, ma da perfezionare nel tener testa al passo e al volume sonoro dell’orchestra) e con un don Geronimo del basso coreano Yunho Eric Kim, visibilmente ben a taglio negli accenti severi paterni, tuttavia ancora poco robusto per dizione, appoggio sul fiato e intonazione.
Pubblico discretamente numeroso, tanti gli stranieri e caldi i consensi per la deliziosa produzione in scena. 




Teatro di San Carlo – Stagione d’opera e di balletto 2024/25
IL MATRIMONIO SEGRETO
Dramma giocoso in due atti
Musica di Domenico Cimarosa
Libretto di Giovanni Bertati
dalla commedia The clandestine marriage
di George Colman il Vecchio e David Garrick
Solisti dell’Accademia di Canto lirico
del Teatro di San Carlo
Geronimo Yunho Eric Kim
Elisetta Anastasiia Sagaidak
Carolina Maria Knihnytska
Fidalma Sayumi Kaneko
Il conte Robinson Antimo Dell’Omo
Paolino Sun Tianxuefei
Orchestra del Teatro di San Carlo
Direttore Francesco Corti
Regia e scene Stéphane Braunschweig
Costumi Thibault Vancraenenbroeck
Luci Marion Hewlett
Nuova produzione del Teatro di San Carlo
Napoli, 13 giugno 2025

