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Savona, Teatro Chiabrera – Il caso Pertini

Dopo Madama Butterfly di Puccini, l’Opera Giocosa di Savona mette in scena al Teatro Chiabrera una novità assoluta che vuole essere anche un omaggio della città a Sandro Pertini, nella cui provincia nacque, socialista e da sempre accanito oppositore del regime fascista, contro il quale lottò senza sosta in gioventù, opponendosi con tutte le forze a Mussolini.
Nel 1927 fu condannato per aver organizzato l’espatrio clandestino di Filippo Turati (fra i fondatori di quello che diverrà il Partito Socialista Italiano), che poi seguì per evitare di essere lui stesso arrestato. Molti si impegnarono per la fuga dell’onorevole Turati dall’Italia, fra i quali Carlo Rosselli, arrestato al suo rientro in Italia e processato insieme a tutti gli altri cospiratori. Il tribunale di Savona venne appunto chiamato a giudicare lui come il gruppo di socialisti accusati di operare contro il regime per averli fatti fuggire dall’Italia. La difesa lottò per rendere questa azione eversiva di espatrio motivata da ragioni di salute e non politiche come in realtà fu. I magistrati, contro ogni previsione, accolsero questa tesi e scelsero per gli imputati pene lievi rispetto a quelle prevedibili per quei tempi bui. Ovviamente la popolazione savonese si divise fra coloro che sostenevano gli accusati mostrando aperto dissenso nei confronti dei fascisti, i quali, ovviamente, si aspettavano all’opposto pene maggiori. Durante le fasi del processo, protrattosi dal 9 al 14 settembre 1927, solo giornalisti italiani furono ammessi in aula per seguirlo e, ovviamente, la stampa si adoperò per censurare la verità e presentare gli accusati come fossero criminali. Solo una giornalista straniera, l’americana Barbara Barclay Carter, amica di Luigi Sturzo, poté presenziare alle udienze spacciandosi per una parente della moglie di Carlo Rosselli, così da far poi uscire un articolo sul giornale “Manchester Guardian”, del quale era inviata, narrando i fatti come furono nella realtà.

È proprio lei la protagonista della nuova opera da camera in un atto intitolata Il caso Pertini, su musica di Giovanni D’Aquila e libretto di Emanuela Ersilia Abbadessa, che tenta il difficile compito di mettere in musica il processo drammatizzandolo attraverso un libretto che, oltre a essere assai ben scritto, è sapientemente congegnato nel dar equilibrio ai piani drammaturgici ridotti e ben meditati per rendere l’opera scorrevole oltre che breve nel dar voce alle fasi istruttorie, raccontate più che vissute attraverso la memoria stessa della giornalista. Carlo Rosselli e il Coro sono invece voci e soggetti stessi delle udienze. Il primo ne vive in prima persona le fasi, fra ansie e paure, mentre i due cori fanno eco alle diverse posizioni politiche di sostenitori e detrattori del fascismo, mentre i giudici parlano per voce di un unico esponente, che è voce recitante. Sandro Pertini, nell’economia dell’opera, non è un personaggio ma un’ombra che vigila attenta sul processo e alla fine conclude sentenziando che “sarà la storia a dover giudicare chi l’assassino e chi il libertario, chi a Savona quel giorno decise che la giustizia non è di regime”.

Sono poi i pochi oggetti scenici, così come le immagini fotografiche strappate di Pertini, a dar sostanza visiva al felice allestimento, con scene di Francesca Marsella pronte a evocare simbolicamente, attraverso l’efficacissima regia di Elisabetta Courir, gli umori che nascono da questo racconto che ha inizio a Bordighera, nella casa ligure della giornalista a pochi mesi della sua morte; la si vede immersa, attorniata da pile polverose di vecchi giornali ingialliti dal tempo, nella lettura di una lettera giuntale dagli Stati Uniti in cui la si avverte dell’inizio del processo per spionaggio che vede imputati i Rosenberg. Questa vicenda la rimanda al tempo del processo di Savona, che riaffiora così nella sua mente ed è come se prendesse vita dal ricordo. Da subito si comprende che la valenza musicale della musica di Giovanni D’Aquila si muove sulla rievocazione di un passato che riporta a fatti avvenuti e adotta una narrazione musicale cameristica adagiata sulla parola, la rende musica e solo raramente, soprattutto negli interventi di Carlo Rosselli, si apre ad aperture melodiche di chiara impostazione tonale sempre plasmate sul significato della parola, che diviene appunto l’ossatura portante dei fatti narrati con flusso musicale continuo. Non ci sono arie vere e proprie, ma solo tentativi di caricare l’emozionalità dettata dal testo con aperture verso oasi liriche ben dipinte dalla musica, sempre in funzione del valore del testo.

L’organico orchestrale stesso – comprendente due violini, una viola, un violoncello, un contrabbasso, un flauto, un clarinetto in sib, un corno in fa, per finire con un timpano, percussioni (triangoli, piatto sospeso, barchimes) e un pianoforte/sintetizzatore – è ridotto seppur utilizzato ad arte per evocare le emozioni di questo racconto che si fa avvincente nel seguire l’importanza della memoria di un fatto storico così significativo per Savona e per la storia italiana del ventennio fascista, forse perché la forza dell’opera sta, grazie alle potenzialità del libretto, nell’andare all’essenza di questo fatto, sollecitando, più che gli eventi stessi, gli umori che muovono le più profonde corde dell’animo: quelle dell’essere umano perseguitato, desideroso di libertà negate dai regimi, ma sempre avido di giustizia. L’opera fa percepire questa carica emotiva di grande pregnanza e la sostanzia di un’idealità che vive nei versi e nelle sfumature che essi trasmettono cercando un linguaggio musicale narrativo asciutto e insieme ricco di profonda commozione.

C’è anche da dire che gli interpreti sembrano tutti credere nell’operazione e, guidati dalla bacchetta sensibilissima del giovane e talentuoso Davide Massiglia alla testa dell’Orchestra Sinfonica di Savona e dal Coro del Teatro dell’Opera Giocosa istruito da Gianluca Ascheri, colpiscono per la capacità di costruire personaggi che sono anche simboli di ciò che trasmettono nell’anelito alla giustizia.
Il mezzosoprano Manuela Custer, nei panni di Barbara Barclay Carter, la giornalista, recita da grande artista, avvolge la parola illuminando d’espressione ogni sillaba con un canto che non fa percepire la minima sbavatura vocale, con un’emissione di levatura superiore e una immedesimazione subito percepibile nel rendere il suo personaggio una toccante creazione interpretativa. Non le è da meno Matteo Mezzaro, nei panni di Carlo Rosselli, che sfoggia una voce tenorile di bel timbro, luminosa e svettante, valorizzata nelle perorazioni processuali che lo vedono protagonista, brevi incisi carichi di commossa partecipazione e anelito di libertà. Anche il baritono Michele Patti si mette in bella luce, anche se la parte dell’Ombra di Sandro Pertini non gli offre forse molte opportunità per emergere. Completa il cast Raffaele Barca, bravissimo attore narrante nei panni del Giudice.

Alla fine il pubblico, numerosissimo in sala, ha accolto gli interpreti con applausi degni di una operazione di grande impegno che, per usare parole della regista stessa, porta a riflettere sull’importanza che ha la memoria nella sua valenza più intima, come impegno sul fatto che “pensare oggi il tempo del nostro domani, significa collocarlo all’interno di una sfida quotidiana, nella consapevolezza che questo non possa prescindere fuori dalla sua dimensione di un tempo passato”. Un tempo che va ricordato, per vivere con maggior consapevolezza il valore del presente e le libertà conquistate grazie all’impegno di chi ci ha preceduto.

Teatro Chiabrera – Stagione Lirica Autunnale 2024
IL CASO PERTINI
Libretto di Emanuela Ersilia Abbadessa
Musica di Giovanni D’Aquila

L’Ombra di Sandro Pertini Michele Patti
Barbara Barclay Carter Manuela Custer
Carlo Rosselli Matteo Mezzaro
Il Giudice Raffaele Barca

Orchestra Sinfonica di Savona
Coro del Teatro dell’Opera Giocosa
Direttore Davide Massiglia
Maestro del coro Gianluca Ascheri
Regia Elisabetta Courir
Scene Francesca Marsella
Luci Alessandro Santarelli
Assistente alla regia Sara Guzzardi
Assistente scene e costumi Olimpia Tonini

Prima esecuzione assoluta
Nuova produzione del Teatro dell’Opera Giocosa
Savona, 9 novembre 2024

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