Il progetto pluriennale dal titolo Donizetti Song Project portato avanti da Opera Rara, sotto la direzione artistica di Carlo Rizzi, che si prefigge l’ambizioso obiettivo di registrare attraverso otto incisioni, tutto il corpus di 200 canzoni e liriche da camera di Gaetano Donizetti (1797-1848), è ormai a metà strada per raggiungere questo importante traguardo. Dopo tre cicli di registrazione che hanno coinvolto nell’ordine il tenore Lawrence Brownlee, il baritono Nicola Alaimo e il soprano Ermonela Jaho (i primi due volumi sono già acquistabili), Opera Rara ha appena aggiunto un altro tassello completando un’ulteriore registrazione contenente 25 canzoni, molte delle quali mai ascoltate prima d’ora e altre solo raramente eseguite. Per questo quarto volume della raccolta, per il cui ascolto complessivo bisognerà aspettare fino al 2026, è stato chiamato il soprano Rosa Feola, accompagnata al piano da Carlo Rizzi. I due artisti, reduci da una settimana di registrazioni, hanno offerto alla Wigmore Hall di Londra un breve ma raffinato recital, che ha visto anche la partecipazione di Sally Pryce, arpista che ha collaborato con le principali orchestre del Regno Unito. Rosa Feola era al suo debutto con Opera Rara, mentre ritornava a cantare nella meravigliosa sala vittoriana di Londra a circa un decennio di distanza dal suo debutto, avvenuto nel 2014 con i Rosenblatt Recital Series. Il programma del concerto ha offerto solo un assaggio delle canzoni appena incise, accostate a pagine di compositori successivi (Ponchielli, Pinsuti, Respighi), non necessariamente influenzati da Donizetti ma che sulle orme di Donizetti hanno continuato, pur sotto l’influenza di contemporanei esteri, la tradizione della lirica da camera italiana.
Il Donizetti Song Project si muove proprio su questa linea, ovvero quella di dimostrare la rilevanza di Donizetti come compositore di canzoni, canzonette e liriche da camera all’interno di un repertorio tutto italiano caduto nel dimenticatoio anche sulla scia del dominio dalla liederistica tedesca o dalla mélodie francese. Donizetti, compositore estremamente prolifico in grado di comporre molto celermente, ci ha lasciato non solo una settantina di opere (e questo è risaputo ai più), ma anche circa duecento canzoni, canzonette e liriche da camera. Nonostante l’esistenza di cataloghi specializzati, non si era ancora messo mano a tutta la produzione, dal momento che questa era sperduta in giro per l’Europa, anche perché il compositore lombardo era solito regalare queste brevi composizioni agli amici. Si era quindi convinti che molti di questi brani fossero andati perduti. Ad aprile del 2023 è arrivata invece la notizia della riscoperta da parte del musicologo britannico Roger Parker, professore al King’s College e consulente musicologico di Opera Rara, di ben 90 composizioni, dopo due anni di intensa ricerca tra archivi e collezioni private di Italia, Francia, Austria, Regno unito, Svezia e Australia. Sulla scia di queste riscoperte, Opera Rara si è impegnata in uno dei suoi progetti più ambiziosi della sua storia, ormai giunta alla cinquantaquattresima stagione.
Veniamo a quello che si è udito in sala. Rosa Feola, con il suo bel timbro, ha cantato con misura ed estrema naturalezza, potendo contare su un’emissione sana, un suono sempre bello, morbido e curato e una linea di canto dove il testo rimane sempre comprensibile e dove smorzature, filati, trilli e abbellimenti viaggiano sul fiato senza forzature sopra le righe. Il concerto si è aperto con cinque canzoni donizettiane risalenti ai primi anni ’40 dell’800 ovvero gli anni parigini di Donizetti; queste pagine hanno offerto uno spaccato dello stile compositivo del periodo, ma anche delle possibilità stilistiche di questa forma musicale. “Una vergine donzella” è all’insegna di una morbida cantabilità impreziosita sul finire da una breve ma deliziosa cadenza. “Vieni, la banca è pronta”, pubblicata in una collezione di canzoni nel 1841 sotto il titolo Matinée musicale è tutta sul segno di una musicalità voluttuosa e di abbellimenti curatissimi nelle modulazioni dei fiati. “Fra l’erbe cosparse” è così variegata nel carattere descrittivo e comunicativo, così ben reso dall’interprete, con le strofe intercalate da vocalizzi dal carattere gitano e delle esclamazioni che ci ricordano chi sia la protagonista di questo brano, ossia ‘la zingara’. “Or che l’età ne invita”, su testo di Vincenzo Monti e di cui è sopravvissuto un manoscritto autografo, è un invito a cogliere l’istante del piacer che passa e non torna, un invito ad amar “che i dì son brevi”: anche qui Feola abbellisce il tutto con gran gusto e ricchezza di sottigliezze. “Sono nata in Oriente” o “La Bohémienne” ha carattere belcantistico di stampo operistico tanto che questa canzone verrà usata da Donizetti come fonte di ispirazione per il finale ultimo del Don Pasquale (Parigi, 1843); la canzone è stata riscoperta da Roger Parker e si ascoltava in questa sede per la prima volta in quasi due secoli. Si cambia completamente carattere e atmosfera con “No: tu non m’hai tradita”, brano di pubblicazione postuma e secondo le fonti composto da Donizetti a Roma per la moglie di un amico prima di ripartire; era questa l’ultima pagina donizettiana in programma (per un’altra ventina di brani bisognerà aspettare l’incisione) che ha visto questa volta Rosa Feola venir accompagnata dall’arpa, stupendamente suonata da Sally Pryce. Il brano è quasi una mini scena con continui cambi di atmosfera dove il canto di Feola coglie nostalgia, speranza ma anche il dubbio logorante di un tradimento. Prima di passare ad altri compositori italiani, c’è stato il tempo per una parentesi strumentale. È stato proposto un arrangiamento ottocentesco di “Regnava nel silenzio” da Lucia di Lammermoor scritto dal virtuoso dell’arpa Albert Heinrich Zabel (1834-1910). Sally Pryce ha interpretato il brano con grande finezza e sensibilità musicale, con un tocco sulle corde dell’arpa che ha evocato tutto l’immaginario della prima aria di Lucia, pur in assenza di scena alcuna.
La seconda parte del concerto (senza intervallo) ha visto il susseguirsi di pagine di Ponchielli, Pinsuti e Respighi che Feola aveva inciso nel 2016 per l’etichetta Opus Arte (album dal titolo Musica e Poesia) insieme a Iain Burnside al pianoforte. I primi due brani sono tratti dallo stesso testo, il celeberrimo Sonetto di Dante “Tanto gentile e tanto onesta pare” (Vita Nova, XXVI capitolo), prima nella versione musicata da Amilcare Ponchielli (1834-1886) e poi in quella del compositore toscano Ciro Pinsuti (1829-1888), poco conosciuto in Italia ma molto apprezzato proprio a Londra, dove fu maestro di canto alla Royal Academy of Music. La prima versione è spianata nella cantabilità di ispirazione belcantistica, la seconda pagina è ancora più interessante musicalmente, una vera gemma della tradizione italiana da riscoprire che il soprano italiano ha reso con grande sensibilità. Il programma del concerto si è chiuso con il ciclo dei Quattro rispetti toscani di Ottorino Respighi (1879-1936), brani che fondono il popolare con le influenze di scuola francese e tedesca: la voce di Feola coglie bene la dimensione di evocativa con sensibilità di fraseggio (in particolare il quarto “Razzolan, sopra l’aja, le galline” è stato molto ben caratterizzato).
Carlo Rizzi ha accompagnato il soprano con delicatezza quasi in punta di piedi, assecondandone i respiri, ma sempre in linea con l’intenzione musicale e l’atmosfera di ciascun brano, e in piena sintonia con le dinamiche e le sfumature di Feola. I due concedono un bis, questa volta operistico ma rigorosamente donizettiano. Il soprano ha cantato con gusto, civetteria e una punta di divertimento, uno dei suoi cavalli di battaglia, l’aria di Norina “Quel guardo cavaliere… So anch’io la virtù magica”. Dopo tante rarità serviva forse un brano celebre per il piacere del pubblico. Si è chiuso con applausi calorosi per Rosa Feola e Carlo Rizzi un concerto, che come tutti gli eventi di Opera Rara, appena nominata da Gramophone etichetta dell’anno 2024, è stato di grande qualità. Lo sforzo sottostante a questo progetto di riscoperta musicologica sembra essere stato ripagato alla grande da un pubblico entusiasta di curiosi e affezionati del genere. 




Wigmore Hall – Stagione 2024/25
RECITAL DI CANTO – DONIZETTI & FRIENDS
Rosa Feola soprano
Carlo Rizzi pianoforte
Sally Pryce arpa
Pagine di Donizetti, Ponchielli, Pinsuti e Respighi
Londra, 2 novembre 2024

