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Bergamo, Donizetti Opera 2024 – Zoraida di Granata

Il progetto #donizetti200, che consiste nel mettere in scena in ogni edizione del Festival Donizetti un’opera scritta esattamente due secoli prima dal compositore bergamasco, tocca quest’anno una tappa significativa. Al Teatro Sociale di Bergamo, in città alta, è infatti andata in scena Zoraida di Granata, nella seconda versione, quella appunto del 1824. L’opera aveva infatti debuttato due anni prima al Teatro Argentina di Roma e fu non solo la prima opera seria di Donizetti, ma anche il suo primo grande successo. E questo, benché all’ultimo momento avesse dovuto riscrivere per un mezzosoprano en travesti la parte del protagonista maschile, Abenamet, inizialmente composta per un tenore, fulminato da un aneurisma sul palcoscenico pochi giorni prima, mentre cantava un’opera di Pacini. Due anni dopo, l’impresario chiese a Donizetti di rivedere la partitura, ampliando la parte di Abenamet a beneficio del grande contralto Rosmunda Pisaroni. In questa nuova versione, l’opera fu presentata, sempre all’Argentina, il 7 gennaio 1824, senza ottenere lo stesso trionfo di due anni prima: ma forse più per l’inesausta sete di novità del pubblico dell’epoca che per un’effettiva debolezza dell’opera, fra le più interessanti della prima stagione creativa di Donizetti. E ciò nonostante il giudizio di Stendhal che, all’indomani della prima, scrisse: “Donizetti, un bergamasco allievo di Mayr, che fece impazzire i romani due anni fa (…) il 7 di questo mese ci ha annoiato a morte con la stessa Zoraida irrobustita da 4 nuovi pezzi”. Chiosando poi perfidamente: “Donizetti è un giovanotto, alto, bello, freddo, totalmente privo di talento”.

L’interessantissimo saggio di Paolo Fabbri, incluso nel programma di sala, non solo analizza in modo puntuale le vicende delle due partiture, ma inquadra il lavoro di Donizetti nel contesto estetico-musicale del tempo, caratterizzato dall’imperante modello rossiniano. La prima versione di Zoraida di Granata risulta così più debitrice verso l’esempio del maestro di Donizetti, Giovanni Simone Mayr, mentre con la seconda il compositore vira in una direzione decisamente più vicina al Cigno di Pesaro. Se dunque questi sono i riferimenti, dall’ascolto emergono comunque la straordinaria facilità e felicità melodica del bergamasco, che si invera in pagine assolutamente gradevoli, spesso anche ben costruite sotto il profilo drammaturgico. Con alcune autentiche perle, come ad esempio la stupenda aria della protagonista nel secondo atto.
Il soggetto è iberico moresco, ambientato nel 1480, a ridosso della caduta del sultanato di Granada, con la città lacerata dalla rivalità di due clan familiari; l’intreccio ricorda un po’ la biblica vicenda del re Davide e Betsabea, col protagonista maschile Almuzir, re di Granada, che perseguita il rivale politico e amoroso Abenamet mandandolo in guerra e sperando nella sua morte. Al termine di diverse vicende – alcune delle quali al limite del surreale, come sovente accade nel melodramma – non mancherà il lieto fine, con tanto di gesto di clemenza del tiranno pentito e coronamento del sogno d’amore dei protagonisti.

Al Donizetti Opera, Zoraida di Granata viene presentata in un nuovo allestimento con la regia di Bruno Ravella, in coproduzione con il festival irlandese di Wexford, dove è stata eseguita nella versione del 1822. Per il regista, la vicenda è “una storia d’amore sullo sfondo di una guerra civile, in una città assediata anche dall’esterno”, come spiega nel programma di sala. La traspone però al tempo dell’assedio di Sarajevo del 1992-1996, che considera molto simile a ciò che accadde a Granada nel 1480: guerra civile, persecuzione etnica e religiosa. Scelta assolutamente coerente con l’intreccio del libretto, restituita in modo apprezzabile da coro e protagonisti, affiancati da alcuni bravi figuranti. Tanto più che la scena, curata come i costumi da Gary McCann, ci porta tra le macerie della Biblioteca nazionale della Bosnia Erzegovina, costruita nell’Ottocento in stile neo moresco, e dunque evocativa anche delle eleganti architetture dell’Alhambra, la magnifica reggia di Granada. Pure le luci di Daniele Naldi sono essenziali alla riuscita dell’insieme.

Sul podio c’è Alberto Zanardi, giovane bacchetta impegnato da anni “dietro le quinte” del festival, alla guida dell’orchestra Gli Originali, con strumenti d’epoca. Ottima la concertazione e la direzione del maestro bresciano, capace di assecondare le voci con grande sensibilità e di imprimere alla narrazione un bel passo teatrale, con scelte agogiche e dinamiche puntuali e coerenti. L’atmosfera – quella che Verdi chiamerà “tinta” – è sempre curata, così come gli snodi drammaturgici ricevono adeguato risalto.

Il cast è complessivamente all’altezza dell’arduo compito di far riascoltare dopo tanto tempo un titolo di fatto sconosciuto. A cominciare dal tenore Konu Kim, già apprezzato qualche anno fa ne L’Ange de Nisida: il ruolo da baritenore del perfido Almuzir, concepito nientemeno che per Domenico Donzelli, calza a pennello per le corde di un artista dalla voce di bel colore, ampia e agile. L’interprete, al netto di una pronuncia italiana non impeccabile, è sempre incisivo. Nel ruolo che fu di Rosmunda Pisaroni c’è Cecilia Molinari, un Abenamet efficace sulla scena e vocalmente preciso. Il colore chiaro, la pregevole musicalità e la scioltezza nelle agilità concorrono a costruire un ritratto convincente del giovane eroe. La protagonista Zuzana Marková affianca una gentile presenza scenica a una voce di liliale dolcezza, capace di affrontare con sicurezza l’ardua scrittura virtuosistica, ma pure di delibare con eleganza i cantabili.
Accanto a loro, nelle parti di fianco, i giovani talenti della Bottega Donizetti: l’ottimo basso Valerio Morelli (Almanzor), dalla voce bella e sonora, il soprano Lilla Takács, che nel ruolo di Ines ha anche una breve aria di vaga ispirazione mozartiana, e Tuty Hernàndez (Alì). Più che apprezzabile la prestazione del coro dell’Accademia del Teatro alla Scala, diretto da Salvo Sgrò.
Vivo successo per tutti.

Donizetti Opera 2024
ZORAIDA DI GRANATA
Melodramma eroico
di Bartolomeo Merelli e Jacopo Ferretti (versione rinnovata)
Musica di Gaetano Donizetti
Prima rappresentazione: Teatro Argentina, Roma, 7 gennaio 1824

Edizione critica a cura di Edoardo Cavalli

Almuzir Konu Kim
Zoraida Zuzana Marková

Abenamet Cecilia Molinari

Almanzor Tuty Hernàndez*
Ines Lilla Takács*
Alì Zegri Valerio Morelli*
*Allievi della Bottega Donizetti

Orchestra Gli Originali

Coro dell’Accademia Teatro alla Scala
Direttore Alberto Zanardi
Maestro del coro Salvo Sgrò
Regia Bruno Ravella

Scene e costumi Gary McCann

Luci Daniele Naldi
Maestro alle armi Carmine De Amicis
Figuranti Giorgio Maffeis, Samuele Migone,
Nadia Mentasti, Matilde Piantoni

Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Donizetti
In coproduzione con il Wexford Festival Opera
Bergamo, 16 novembre 2024

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