Dal 28 settembre al 2 dicembre il Teatro alla Scala presenta in prima assoluta Anna A., nuova opera commissionata alla compositrice Silvia Colasanti, su libretto dello scrittore e traduttore Paolo Nori. Sul podio Anna Skryleva, con la partecipazione di Bruno Nicoli e Paolo Spadaro in alcune recite. La regia è affidata a Giulia Giammona, con scene di Lisa Behensky e costumi di Giada Masi. Protagonisti musicali sono i solisti e l’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala.
L’opera, pensata per un pubblico giovane ma con una drammaturgia che parla a tutti, racconta la vita della poetessa russa Anna Achmatova (1889-1966), una delle voci più alte del Novecento. Colasanti e Nori hanno scelto la forma di un lungo flashback in cui si alternano parti recitate e cantate. Elena Ghiaurov interpreta l’Achmatova negli ultimi giorni di vita, mentre nei panni della giovane Anna si alternano Laura Lolita Peresivana ed Etīna Emīlija Saulīte.
Il cast comprende anche Carlotta Viscovo (Lidija Čukovskaja), Aleksandrina Mihaylova e Naslican Karakaş (Nina Berberova e Marina Cvetaeva), Valentina Pluzhnikova (Zinaida Gippius e Nadežda Mandel’štam), Geunhwa Lee (Sergej Gorodeckij e Nikolaj Punin), Wonjun Jo e Akilbek Piyazov (Nikolaj Gumilëv e Michail Bulgakov), Haiyang Guo e Zizhao Chen (Osip Mandel’štam). Damiano Salerno è la Voce del Potere, mentre il Coro dell’Accademia interpreta le madri.
Figura centrale della poesia russa, Anna Achmatova attraversa anni di censura e persecuzione. Il primo marito, il poeta Nikolaj Gumilëv, viene fucilato nel 1921. Il figlio Lev e il terzo marito, Nikolaj Punin, vengono arrestati più volte; Punin muore in un campo nel 1953. Durante le purghe staliniane, la poetessa trascorre intere giornate in coda davanti alle prigioni di Leningrado insieme a mogli e madri dei prigionieri, esperienza che trova voce nella sua poesia. Nel 1955 viene riabilitata e Lev viene liberato. Nel 1962 pubblica il suo capolavoro, Poema senza eroe.
L’opera di Colasanti intreccia ricordi, dolore e resistenza. L’azione si svolge all’ospedale di Domoedovo, dove Anna, ormai alla fine, dialoga con l’amica Lidija Čukovskaja, custode segreta dei suoi versi durante gli anni di censura. Dai loro colloqui emergono i frammenti di una vita segnata dalla tragedia, ma anche dalla potenza salvifica della parola poetica.
«Nell’opera – spiega Colasanti in un’intervista a Rivista della Scala – ho immaginato tre livelli musicali. I passaggi narrativi sono affidati a voci recitanti, su una base orchestrale evocativa. Nei dialoghi tra i personaggi ho scelto un “canto di conversazione”, dove la melodia è lasciata all’orchestra. Il vero canto lirico compare solo nei momenti in cui la poesia o la storia raggiungono un’intensità emotiva particolare».
Ulteriori informazioni: www.teatroallascala.org
Photo: Fabrizio Sansoni

