Il bavarese Jonas Kaufmann ha sempre avuto un’affinità elettiva con Vienna. Non solo perché è di casa alla Staatsoper, ma anche per le origini tirolesi della famiglia. Proprio da queste radici, infatti, il tenore fa risalire il proprio amore per la musica viennese, dall’operetta alla canzone d’autore fino al Wienerlied. Nella cornice estiva del Theater im Park della capitale austriaca, la star della lirica è stata protagonista di un recital incentrato proprio su questo repertorio.
Accanto a lui, al pianoforte, Helmut Deutsch. Il pianista, oltre a suonare con un tocco di grazia e di velluto, è stato il vero mentore di Kaufmann nell’approccio al repertorio viennese per oltre trent’anni, lavorando con lui su dialetto, pronuncia e interpretazione.
La serata, tripartita, si apre con un tuffo nel mondo dell’operetta con arie di Strauss, Lehár e Benatzky. Fin da subito, però, Kaufmann non appare in forma smagliante. Molti sono i colpi di tosse, i suoni “indietro” e le difficoltà nel passaggio di registro. L’impressione di un’indisposizione verrà poi confermata dalle successive cancellazioni dei due recital in programma questa settimana a Monaco e a Napoli. Comunque, nell’aria “Es muss was Wunderbares sein” (Deve essere qualcosa di meraviglioso) tratta dal Cavallino Bianco di Benatzky, dopo un inizio in sordina convince per gli acuti saldi e ben proiettati, salvo poi perdere clamorosamente il filo e interrompersi nella successiva “Zwei Märchenaugen” (Due occhi da favola), da La Principessa del Circo di Kálmán, nonostante lo spartito al leggio. Kaufmann non si scompone, chiede scusa al pubblico con un sorriso e, dopo uno sguardo d’intesa con Deutsch, ricomincia da capo. Nel resto della prima parte alterna centri ottimamente sostenuti e acuti svettanti ad altri suoni più gutturali. Nell’ultimo pezzo, “Gern hab ich die Fraun geküsst” (Ho sempre baciato volentieri le donne) di Lehár, tratto dall’operetta Paganini, il tenore scherza sornione con il pubblico, avvisandolo del testo politicamente scorretto.
Nelle due parti successive, complice anche la natura diversa del repertorio, Kaufmann appare molto più rilassato e a suo agio, passando dalla vocalità lirica a una più leggera e disimpegnata tra il canto e il parlato, in un elegante Sprechgesang che dà grande rilievo all’interpretazione attoriale. La seconda parte, infatti, è interamente dedicata al celebre e graffiante cabaret satirico di Georg Kreisler, con canzoni in bilico tra il nostalgico, il nonsense e il grottesco. Se in “Wien ohne Wiener” (Vienna senza i viennesi) convince pienamente per il legato e il fraseggio nobile, nelle canzoni più surreali la recitazione e l’intelligenza scenica fanno assai divertire il pubblico, come nella celebre “Canzone di primavera (Avvelenare i piccioni)” o nell’”Opernboogie”, in cui, grazie alla vocalità brunita e alla dissacrante parodia dei capolavori operistici (una vera e propria aria di catalogo), Kaufmann si trasforma in una sorta di basso buffo rossiniano.
La terza parte è dedicata alla tradizione dei Wienerlieder, le canzoni popolari urbane nate per essere cantate nelle taverne di Vienna (gli Heurigen), una specie di chanson parigina dal sapore squisitamente asburgico. Qui Kaufmann opta per una vocalità leggera e sussurrata. Il pubblico si diverte, apprezza e canticchia i motivi storici con cui è cresciuto, in un crescendo di applausi che chiude il concerto, di oltre due ore e mezza, con una calorosa standing ovation.
Una serata leggera e squisitamente viennese in cui, a fronte di una forma vocale sicuramente non ottimale, Kaufmann riesce a compensare, almeno in parte, con il mestiere, il carisma e le qualità interpretative. Al tenore va il sincero augurio di una pronta e completa guarigione. 




Theater im Park – Stagione Estiva 2026
LIEDER IM PARK
Musiche di Kálmán, Strauß, Stolz, Benatzky,
Raymond, Lehár, Kreisler, Leopoldi, Strecker,
Steinbrecher, Wunsch, Schmidseder
Tenore Jonas Kaufmann
Pianoforte Helmut Deutsch
Vienna, 9 luglio 2026
Photo: G.I. Stingl/Hoanzl

