Una scrittura operistica di fine Seicento articolata e complessa, a spiccato rilievo espressivo e dalla viva tensione drammatica, ben fitta di agilità canore quanto sfaccettata nel gioco contrappuntistico o cangiante fra strumenti, continuo e voci. E, soprattutto, sorprendente nella plasticità di atmosfere e immagini condensate, prima ancora che sulla scena, nei parametri del suono. E forse proprio per tale complessità, in special modo ai danni del catalogo destinato al teatro musicale firmato Alessandro Scarlatti, rimasta a lungo nell’ombra e al margine dei repertori consueti, dal Settecento a oggi, rispetto alle sia pur sporadiche riprese di Cantate, Serenate e Oratori in revisioni di varia qualità, con miglior fortuna per le forme sacre brevi, le Sinfonie e i Concerti.
Ebbene, a riconsegnare la modernità e il valore di quel modello miliare messo a segno dal compositore palermitano, in prima linea fra l’alto patronato romano e il circuito vicereale a Napoli entro una serrata rete di scambi politico-culturali su mappa europea, è una produzione scarlattiana dei drammi per musica che in tempi recenti sta tornando, grazie anche a quanto riconosciuto dall’ampia messe di studi storico-critici degli ultimi decenni, a vantaggio di una consapevole riscoperta e riconsegna all’ascolto. In tale ottica s’inquadra la più che meritevole prima restituzione in tempi moderni del dramma per musica in tre atti La Statira su libretto di un allora giovane cardinale Pietro Ottoboni e musica di Alessandro Scarlatti (con alcuni inserti di Alessandro Lanciani), a battesimo nel 1690 nel romano Teatro Tordinona, quindi in questi giorni caldamente applaudita in soluzione semiscenica (con le scenografie digitali di Serena Tamantini e di Luigi Vetrani, il mix video di Stefano Fiore e le luci di Luca Giacomini) nella Sala Accademica del Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” guidato da Franco Antonio Mirenzi.
Restituzione posta a coronamento musicale (seguiranno le repliche a Lisbona e a Madrid) dell’importante progetto internazionale “Dall’Urbe all’Atlantico”, cofinanziato dal nostro Ministero dell’Università e della Ricerca, promosso dal Conservatorio romano e realizzato in partenariato internazionale con istituzioni universitarie e Conservatori di musica della Spagna e del Portogallo. Un’impresa imponente in special modo perché abbinata al ricco calendario del Convegno Internazionale di Studi Dall’Urbe all’Atlantico: dialoghi musicali tra Roma e la Penisola Iberica dal Seicento al Novecento organizzato su tre diverse piazze (Roma, Lisbona e Madrid) e appunto culminante nella produzione musicale frutto concreto di collaborazione e scambio culturale a livello europeo, mirando a coinvolgere allievi e docenti del Conservatorio di “Santa Cecilia” (CMSC), della Escola Superior de Música de Catalunya di Barcellona (ESMUC) e della Escola Artística de Música do Conservatório Nacional di Lisbona (EAMCN). La responsabilità del progetto è del professore Antonio Caroccia, presente anche per la direzione scientifica accanto alla professoressa Teresa Chirico, la direzione musicale è del maestro Massimo Mazzeo mentre il coordinamento del laboratorio opera barocca e canto barocco, per la formazione degli interpreti-allievi, è stato affidato alla specialista Gemma Bertagnolli.
Notevolissimi intanto i riscontri rilevati nella sede della prima esecuzione (su YouTube al link del canale ufficiale CeciliArtLab), sia sul fronte strumentale che canoro, grazie alla tecnicamente salda e stilisticamente accurata direzione di Massimo Mazzeo, fondatore dell’orchestra barocca Divino Sospiro, nonché grazie all’impegno di tutte le voci in campo.
Il lavoro musicale dal podio, sulla compagine orchestrale formata ad hoc per l’iniziativa di formazione e produzione, ha infatti ripercorso con estrema chiarezza analitica e con non comune governo di metri, ritmi e dinamiche timbrico-espressive, tutta la complessità di fibra della scrittura dello Scarlatti padre, cesellata in equilibrio fra un tactus dettato dal pulsare dei diversi affetti, su un incedere melodico e armonico ardito, fra il rigore di scansione e la duttilità di tinte a sostegno delle acrobazie di coloratura. Di grande interesse anche la varietà e la cura nei recitativi sia semplici che accompagnati, di piena efficacia pittorica le sinfonie strumentali, d’impatto la dislocazione di trombe e tamburi sulla balconata (laddove canterà al termine Diana, dea ex machina per lo scioglimento dell’intreccio) accanto alla sensibilità di mano nello scontornare i ritratti e gli affetti dei personaggi di volta in volta in prima linea.
A capitanare il cast in gran parte assegnato ai giovani talenti delle istituzioni coinvolte, e dunque a dar voce nonché gesto alla protagonista Statira, c’era intanto un interprete di riconosciuta esperienza internazionale nel repertorio barocco: il bravo controtenore Filippo Mineccia che, per il ruolo all’epoca varato dal contralto castrato Bartolomeo Monaci, ha distillato con tecnica ferrea ed esemplarità di stile bravure di ogni sorta, in special modo inclini a sublimare in sentimento, per lo più patetico, ogni sua parola e suono. Un sentimento vibrato e palpabile, sfumato in emozione e lamento fra messe di voce infinite, inarcando colori e dinamiche all’estremo, riservando scavo e fuoco agli accenti in recitativo e alle arie maggiormente incisive.
Di grande interesse anche le nuove voci, in gran parte straniere e infatti da limare nella dizione. A partire dall’adamantina Laura Kmetic, bel soprano barocco (ideale per Cavalli) scelta per il ruolo di Alessandro Magno, all’epoca affidato all’evirato Pasqualino Tiepolo. Slovena con attuale residenza a Tenerife, la Kmetic attacca a freddo e a taglio sostenendo con prestante slancio virtuosistico, ben curandone al contempo anche l’essenza melodica, la sua aria di sortita tra i fragori di trombe e tamburi allo scontro in battaglia fra gli eserciti dei persiani sotto re Dario e dei macedoni.
In via analoga si apprezza per omogeneità di pasta e per il chiaro colore vivaldiano l’Oronte dell’ottimo tenore portoghese Gustavo da Luz, formatosi presso il Conservatorio Nazionale di Lisbona. L’interprete scelto per il generale persiano innamorato di Statira, che fu del tenore Antonio Borosini all’epoca al servizio di Francesco II d’Este duca di Modena, ne ritaglia con tempra tenera il sentire e il pensiero inizialmente sognante, poi dolente dinanzi alla perdita del suo re, della gloria e dell’amata.
Con buona maturità vocale e pregevoli agilità di smalto svetta anche il soprano portoghese Raquel Mendes, impegnata nel ruolo non facile della cortigiana Campaspe. Bene soprattutto nello slancio melodico luminoso il tenore Luca Cervoni, in rappresentanza del Santa Cecilia per la parte del pittore della corte Apelle mentre il basso-baritono russo Stepan Iakovlkev, per il personaggio Demetrio, sfodera buona dizione e tinta ma relativa fibra perché scavata in emissione. Completavano il cast, per il ruolo di Perinto, l’interessante soprano russo Iuliia Petrochenko, perfezionatasi in canto barocco al Conservatorio romano mentre, in Diana, si è distinta per nitore e lucentezza il soprano Alba Martinez Nieto, allieva del corso di canto barocco presso l’ESMUC, poi di masterclass con Devia e Oropesa, quindi già in ascesa fra Palau de la Musica Catalana, Liceu e Teatro Real con programmi mozartiani. 




Per i tracciati del confronto scientifico, dedicati alla ricezione di Alessandro Scarlatti (a Roma, nella Sala Medaglioni del Santa Cecilia dal 15 al 17 ottobre), alla prassi esecutiva (a Lisbona il 24, presso la Univesidade Nova Colégio Almada Negreiros, Campus di Campolide) e ai rapporti musicali e culturali tra Italia e Spagna (a Madrid, nella sede della Biblioteca Histórica Marqués de Valdecilla dell’Universidad Complutense nei giorni 23 e 24 novembre), il progetto si è avvalso dei contributi inediti presentati dai relatori di varia provenienza e della collaborazione di storiche istituzioni culturali quali l’Università degli Studi Federico II di Napoli – Dipartimento di Studi Umanistici; l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” – Dipartimento di Lettere e Beni Culturali; l’Universidad Complutense di Madrid; l’Universidade Nova de Lisboa – Centro de Estudos em Música CESEM; l’Instituto Complutense de Ciencias Musicales (ICCMU) e Divino Sospiro.
A emblema della sinergia virtuosa, la squadra del comitato scientifico formato da Antonio Caroccia, Teresa Chirico (Conservatorio di Musica “Santa Cecilia”), Francesco Cotticelli (Università degli Studi Federico II), Luisa Cymbron (CESEM-Universidade Nova de Lisboa), José María Domínguez (Universidad Complutense de Madrid), Roberto Giuliani (Conservatorio di Musica “Santa Cecilia”), Paologiovanni Maione (Università degli Studi della Campania “L. Vanvitelli”), Massimo Mazzeo (Divino Sospiro), Víctor Sánchez Sánchez (Universidad Complutense de Madrid) e Iskrena Yordanova (CESEM- Universidade Nova de Lisboa). Obiettivo centrale, il rafforzamento internazionale del sistema formativo superiore italiano attraverso l’incremento di una cooperazione con gli altri Stati d’Europa, tradotta in mobilità oltre nazione di docenti, studenti e personale della formazione superiore, quindi in produzione artistica condivisa. Il tutto, confermando il Conservatorio romano quale struttura capofila nel ruolo di promozione e coordinamento.
In occasione della prossima ripresa nel magnifico Palazzo di Queluz, a Lisbona il prossimo 23 ottobre sotto il coordinamento del primo violino e studiosa Iskrena Yordanova, la Statira di Alessandro Scarlatti sarà registrata dalla Radio Nazionale Portoghese.

