Le melodie immortali della Giovane Scuola risuonano sulle sponde del Lago di Como. Tra gli eventi più attesi del LacMus Festival, manifestazione internazionale di musica classica che si svolge a luglio in Tremezzina, e il cui tema dell’edizione 2024 è la Belle époque, si annovera il gala Auguri Giacomo!, celebrazione del Verismo e del centenario di morte di Giacomo Puccini.
La serata è andata in scena all’aperto, nella suggestiva e preziosa cornice dei giardini di Villa Melzi d’Eril a Bellagio, innanzi alla nitida facciata con scalinata a doppia rampa della dimora della famiglia Gallarati Scotti, con alle spalle del pubblico l’affascinante paesaggio lacustre all’imbrunire. Protagonisti, due cantanti d’opera italiani, uno già affermato a livello internazionale e di casa nelle più rinomate piazze, da Milano a New York, da Barcellona a Monaco di Baviera, l’altra una giovane talentuosa e promettente, alla quale auguriamo un fulgido avvenire, apprezzata da chi scrive in prove passate: il baritono Ambrogio Maestri e il soprano Alessia Panza. Nonostante l’amplificazione, i due artisti fanno emergere tutte le proprie caratteristiche e peculiarità.
Maestri si distingue per uno strumento sonoro, avvolgente e di grana scura, ampio e corposo, con una buona tenuta vocale, eccezion fatta per l’intonazione non sempre a fuoco in alcuni acuti, risuonati tesi; il fraseggiare è efficace e ben curato, la recitazione è gustosa e coinvolgente, la mimica facciale e la verve teatrale insuperabili. Panza esibisce una vocalità pastosa e torrenziale, di suadente tinta ambrata, emessa con morbidezza e omogeneità, luminosa e squillante nel registro acuto, duttile e rotonda in quello medio-grave; nonostante la giovane età (classe 1998), il soprano denota già una ragguardevole tempra interpretativa.
Il concerto si apre nel nome di Ruggero Leoncavallo e di Pagliacci. Ambrogio Maestri, in smoking, affronta il Prologo “Si può? Si può?” con cocente immedesimazione, un buon legato e alleggerendo la voce quando canta “Un nido di memorie”. Il recitativo e la ballatella “Qual fiamma avea nel guardo! […] Stridono lassù” sono resi da Alessia Panza (avvolta in un bell’abito da sera blu elettrico con paillettes e stola dorata) con intonazione adamantina e acuti cristallini. Segue poi l’omaggio pucciniano. Nella celeberrima aria “Un bel dì, vedremo” da Madama Butterfly, il soprano lombardo svetta per uno squisito ventaglio di sfumature e inflessioni, per il fraseggio lavorato di bulino, per la dolcezza nell’interpretazione, delineando con convinzione e gusto una Cio-Cio-San amorevole, sognante e soave. Nella scena dal II atto di Tosca “Salvatelo! […] Già mi struggea l’amor della diva!”, il baritono pavese è uno Scarpia vocalmente saldo, incisivo nella declamazione, impetuoso ma non eccessivamente sanguigno, mentre Alessia Panza è una Floria Tosca intensa, potentemente drammatica, accorata nel porgere la parola senza mai risultare sopra le righe. L’esecuzione di “Vissi d’arte” è intrisa di pathos e sorretta da una voce vellutata e cospicua.
Dopo l’intervallo, è il turno di Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea. Maestri rende l’aria “Ecco il monologo…” con equilibrio, ricchezza di accenti, recitazione controllata e dizione icastica; nell’aria “Io son l’umile ancella”, Panza (che ora indossa un abito rosso con lustrini) brilla per una notevole tenuta dei fiati e per i preziosi filati di serica consistenza. Il programma ufficiale si chiude con una selezione da Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni. Nella sortita “Il cavallo scalpita”, Ambrogio Maestri è un Alfio solido e tonante, abbastanza fluido nell’emissione, truce quanto basta (ma, anche in questo caso, non manca il suo spirito salace e giocoso, con l’esclamazione “Attenzione ai cavalli!” prima di uscire di scena). Nella romanza “Voi lo sapete, o mamma”, Alessia Panza dipinge una Santuzza di penetrante e dolente teatralità, precisa nelle ampie arcate vocali. Il duetto “Oh! Il Signore vi manda, compar Alfio!” è espugnato da entrambi con piglio energico, trasporto e drammaticità.
Durante il concerto, Maestri e Panza vengono accompagnati con precisione, calore e dedizione dal Quartetto Lirico Italiano, un ensemble da camera formato dai violini di Mirela Lico e Leonard Simaku, dalla viola di Luca Pozza e dal violoncello di Livia Rotondi. A dar loro manforte, troviamo anche l’apporto della pianista Sophia Muñoz, oramai un’habitué del LacMus Festival, artista che ha collaborato con cantanti quali Christiane Karg, Jakub Józef Orliński, René Barbera, Jonathan Tetelman, Ewa Płonka. Il suono sferzante e vibrante del Quartetto Lirico Italiano e il pianismo nitido e atmosferico di Muñoz, oltre ad avvolgere le voci dei due solisti, ben si amalgamano fra di loro, come è emerso soprattutto nelle parti strumentali che hanno inframmezzato il programma: l’Intermezzo da Pagliacci, struggente e suadente; la Tregenda da Le Villi di Puccini, affrontata con impeto trascinante e frenetico, dal suono corrusco e pungente; il Prologo e l’Intermezzo di Cavalleria rusticana, vigoroso e chiaroscurato il primo, maggiormente languoroso il secondo.
Al termine, festanti applausi da parte del folto pubblico internazionale, ripagati da un inatteso bis, il melodioso brano di Ernesto De Curtis “Non ti scordar di me”, con tanto di invito agli spettatori a cantare il ritornello, accolto di buon grado da quasi tutti i presenti. 




Villa Melzi d’Eril – LacMus Festival 2024
AUGURI GIACOMO!
Musiche di Giacomo Puccini, Ruggero Leoncavallo,
Francesco Cilea e Pietro Mascagni
Soprano Alessia Panza
Baritono Ambrogio Maestri
Quartetto Lirico Italiano
Violino Mirela Lico
Violino Leonard Simaku
Viola Luca Pozza
Violoncello Livia Rotondi
Pianoforte Sophia Muñoz
Bellagio, 13 luglio 2024

