Dopo la pausa estiva, il Teatro del Maggio riapre il sipario sull’opera con Les pêcheurs de perles (I pescatori di perle) di Georges Bizet, in scena martedì 16 settembre alle ore 20 nella Sala Grande, con repliche il 19, 21 e 23 settembre. L’allestimento, che arriva dalla Staatsoper Unter den Linden di Berlino e porta la firma del grande regista cinematografico Wim Wenders, viene presentato per la prima volta presentato in Italia. Sul podio, Jérémie Rhorer guida l’Orchestra e il Coro del Maggio, mentre il cast vocale riunisce Hasmik Torosyan (Léïla), Javier Camarena (Nadir), Lucas Meachem (Zurga) e Huigang Liu (Nourabad). Lorenzo Fratini dirige il Coro del Maggio.
L’allestimento di Wenders, ripreso da Derek Gimpel, punta su chiarezza narrativa e forza evocativa delle immagini. Le scene sono di David Regehr, i costumi di Montserrat Casanova e le luci di Olaf Freese, riprese da Oscar Frosio. La drammaturgia è curata da Detlef Giese, «Quest’opera ai miei occhi — o piuttosto alle mie orecchie — è ingiustamente poco eseguita», ha spiegato Wenders alla première berlinese nel 2020. «Volevo raccontare la storia in modo che fosse la musica a guidare lo spettatore. Non che il pubblico ricordasse elementi visivi grandiosi, ma che sentisse di aver scoperto la musica di Bizet». La scena è essenziale, dominata da proiezioni di mare, onde, nuvole e ombre di palme, con sbuffi di fumo; i costumi sono sobri, con l’unica nota di colore nel primo atto, quando il coro indossa abiti giallo-zafferano e porta i capelli rossi.
Sul piano musicale, Rhorer evidenzia il legame fra Bizet e la tradizione italiana: «Negli ultimi anni mi sono concentrato sui rapporti, spesso sottovalutati, tra la musica francese e quella italiana. In Les pêcheurs de perles si percepiscono echi che sembrano anticipare alcune pagine di Puccini: un dialogo affascinante, tutto da esplorare».
Composta nel 1863, Les pêcheurs de perles su libretto di Michel Carré ed Eugène Cormon, ambientata a Ceylon, racconta il triangolo amoroso fra Léïla, sacerdotessa di Brahma, e i pescatori Nadir e Zurga. La partitura, nonostante il libretto criticato alla prima rappresentazione, si distingue per le armonie raffinate, i ritmi insoliti e i timbri evocativi, restituendo la freschezza di un giovane Bizet capace di creare un mondo musicale suggestivo che evoca l’Oriente misterioso tanto vagheggiato in quello scorcio di secolo.
Ulteriori informazioni: www.maggiofiorentino.com

