(English text below) – I mesi estivi in Tirolo non sono solo sinonimo di vacanze ma anche di musica antica e barocca grazie alle Innsbrucker Festwochen der Alten Musik: il programma, sempre ricco di proposte di alta qualità, festeggia le proprie quarantanove “estati”, un passo ormai da un importante anniversario, con oltre cinquanta eventi che riempiono di musica e di tanti artisti di calibro internazionale i luoghi più disparati di Innsbruck. L’impostazione della manifestazione è ben definita nella programmazione e predisposizione degli eventi: Ottavio Dantone, nel suo secondo anno come direttore musicale, ribadisce le basi e l’impalcatura del proprio festival che spazia nei generi e nelle forme più disparate della musica antica.
È proprio Dantone a voler portare in scena due titoli intimamente connessi, tanto per la vicenda narrata quanto per le premesse legate alla composizione. Si tratta infatti di Ifigenia in Aulide di Antonio Caldara e Apostolo Zeno (1718) e Ifigenia in Tauride di Tommaso Traetta e Marco Coltellini (1763), entrambe incentrate sulle vicissitudini di Ifigenia, figlia di Agamennone, ambedue composte per la corte viennese e, per la precisione, in occasione dell’onomastico di due successivi imperatori, Carlo VI e Francesco I. In particolare la seconda, di cui si riporteranno a breve le impressioni, ha come fulcro il rapimento in extremis, poco prima del sacrificio, di Ifigenia, condotta sull’isola di Tauride come gran sacerdotessa. Incaricata di compiere sacrifici umani in onore della dea Diana, riesce a interrompere il proprio destino di morte grazie all’arrivo del fratello Oreste, in cerca della propria pace interiore dopo l’uccisione della madre Clitennestra, e alla felice risoluzione conclusiva con la fine del dominio oppressivo del re Toante.
Un grande merito delle Innsbrucker Festwochen der Alten Musik è sicuramente di proporre prime esecuzioni, rarità assolute e curiosità operistiche di difficile ascolto altrove. Il caso di Traetta è esemplificativo: il compositore pugliese, nato a Bitonto nel 1727 e morto a Venezia nel 1779, è un esponente di prim’ordine della scuola napoletana cui ha dato massimo fulgore sia in ambito comico che in quello serio. Nel 1763, al teatro del Castello di Schönbrunn, presso Vienna ha avuto luogo la prima esecuzione di Ifigenia in Tauride, su libretto di Marco Coltellini, lo stesso che qualche anno dopo si adopererà per far arrivare Traetta alla corte di Caterina II a San Pietroburgo, luogo in cui il compositore rimarrà per ben sei anni. L’opera concepita da Coltellini e messa in musica da Traetta prevede cinque personaggi che a Innsbruck sono affidati ad altrettanti solisti specializzati in questo repertorio.
La protagonista, Ifigenia, compete al soprano spagnolo Rocío Perez, presente per la prima volta al festival tirolese. La cantante dimostra la propria predisposizione alla scrittura di Traetta con una sicura e solida adesione stilistica. Lo comprovano i numerosi passaggi a lei affidati: i recitativi sono sempre scanditi con convincente pathos e fraseggio accurato, mentre le arie risaltano l’omogeneità della linea canora, sorretta da buona tecnica e interessanti intenzioni interpretative. Condivide il palcoscenico Rafał Tomkiewicz, finalista del Concorso Cesti (competizione legata indissolubilmente al festival tirolese) nel 2018. Sebbene non risulti del tutto convincente per dizione, omogeneità e tenuta, il controtenore si disimpegna con profonda convinzione e, nel complesso, riesce a delineare un Oreste credibile. La prestazione di Alasdair Kent, impegnato come crudele Toante, denota la predisposizione per il repertorio della seconda metà del Settecento. La sua prova non teme l’intricata scrittura melismatica che viene ben dominata, con un occhio di riguardo per le caratteristiche umane del tiranno di Tauride rese attraverso il dominio espressivo. Del pari preparate ed efficaci Suzanne Jerosme e Karolina Bengtsson: la prima, già finalista del Cesti nel 2016, interpreta con efficacia il ruolo di Pilade grazie ai preziosismi di cui è dotato il suo strumento e alle potenzialità espressive del fraseggio; la seconda padroneggia con pari convinzione la parte di Dori dando sfoggio di valide doti attoriali e convincente preparazione vocale.
A sovrintendere tutti c’è un vero fuoriclasse del repertorio Christophe Rousset che si dedica alla riscoperta del repertorio Sei-Settecentesco da decenni con risultati di rilievo. Anche in questo caso la sua lettura è pienamente in sintonia con le esigenze della partitura: ne beneficia tanto la compagnia canora, guidata con mano sapiente, quanto la realizzazione musicale, sempre attenta alle delicate strutture che caratterizzano le partiture di quel periodo. Grande merito sta anche nelle potenzialità del complesso da lui fondato nel 1991: Les Talens Lyriques è infatti un ensemble costituito da strumentisti di grande livello, plasmati, negli anni, da esecuzioni preparate con rigore filologico e grande dedizione. Valido l’apporto dell’ensemble vocale NovoCanto, istruito dal fondatore Wolfgang Kostner.
Per quanto attiene la realizzazione visiva, l’allestimento realizzato dalla regista Nicola Raab, coadiuvata per le scene e i costumi da Madeleine Boyd e per il disegno luci da Ralph Koop, pare non voler identificare con precisione il contesto della vicenda, delineando per sommi capi l’ambientazione, con l’interesse rivolto piuttosto a simbologie di stampo ancestrale. Ne sortisce uno spettacolo sicuramente ben confezionato ma non del tutto capace di valorizzare e veicolare al meglio i messaggi e i significati della vicenda.
Il pieno ed entusiastico successo finale conferma l’importanza del festival, ormai entrato stabilmente nel novero delle manifestazioni di rilievo internazionale, e l’alto livello delle produzioni proposte, con riscoperte che hanno il grande pregio di ampliare sempre più la conoscenza di un repertorio vasto e ancora in gran parte ignoto. 




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The summer months in Tyrol are not only synonymous with vacations but also with early and Baroque music, thanks to the Innsbrucker Festwochen der Alten Musik. Now celebrating its forty-ninth edition – just one step away from a major anniversary – the festival offers a rich and diverse program of over fifty events, filling Innsbruck’s most varied venues with music and internationally renowned artists. The festival’s structure is clearly defined both in programming and in the organization of events. In his second year as music director, Ottavio Dantone reaffirms the foundations and framework of his festival, which spans an array of genres and forms from the world of early music.
It was Dantone himself who chose to stage two operas closely linked both by their narratives and by the circumstances of their composition: Ifigenia in Aulide by Antonio Caldara and Apostolo Zeno (1718) and Ifigenia in Tauride by Tommaso Traetta and Marco Coltellini (1763). Both works center on the tragic fate of Iphigenia, daughter of Agamemnon, and were composed for the Viennese court to mark the name days of two successive emperors, Charles VI and Francis I, respectively.
The second opera, on which this review focuses, begins with Iphigenia’s rescue at the very last moment before her intended sacrifice. She is then taken to the island of Tauris, where she is appointed high priestess of the goddess Diana, tasked with carrying out human sacrifices. Her destiny of death is ultimately overturned through the arrival of her brother Orestes, tormented by guilt after killing their mother Clytemnestra, and the opera concludes happily with the overthrow of King Thoas’s tyrannical rule.
One of the great strengths of the Innsbrucker Festwochen der Alten Musik is its commitment to presenting premieres, rediscoveries, and rare operatic gems seldom heard elsewhere. Traetta’s case is emblematic. Born in Bitonto in 1727 and deceased in Venice in 1779, Traetta was a leading figure of the Neapolitan school, bringing it to prominence in both opera seria and opera buffa. In 1763, the Schönbrunn Palace Theater in Vienna hosted the premiere of Ifigenia in Tauride, with a libretto by Marco Coltellini – the same librettist who, a few years later, would arrange for Traetta to join Catherine II’s court in Saint Petersburg, where he remained for six years. The opera conceived by Coltellini and set to music by Traetta features five characters, all entrusted in Innsbruck to soloists specialized in this repertoire.
The title role was performed by Spanish soprano Rocío Perez, making her debut at the Tyrolean festival. She demonstrated a strong affinity for Traetta’s vocal writing, displaying secure technique and stylistic assurance. This was evident throughout her numerous passages: her recitatives were delivered with convincing pathos and carefully nuanced phrasing, while her arias showcased an even, well-supported vocal line enhanced by thoughtful interpretive choices. Sharing the stage was Rafał Tomkiewicz, a finalist at the Cesti Competition (an event closely associated with the festival) in 2018. While his diction, vocal consistency, and breath control were not entirely convincing, the countertenor nonetheless sang with deep conviction, ultimately creating a credible portrayal of Orestes. Alasdair Kent, cast as the cruel Thoas, revealed a strong natural affinity for the late eighteenth-century repertoire. He met the challenges of Traetta’s elaborate melismatic writing with confidence, while also highlighting the human dimension of the tyrant through expressive nuance. Equally accomplished were Suzanne Jerosme and Karolina Bengtsson. Jerosme, a Cesti Competition finalist in 2016, brought vitality to the role of Pilade, her voice displaying agility and refined phrasing that enhanced the character’s expressiveness. Bengtsson, as Dori, offered a well-rounded performance marked by solid acting skills and persuasive vocal preparation.
Overseeing the entire production was a true master of this repertoire, Christophe Rousset, who has been dedicated for decades to the revival of seventeenth- and eighteenth-century music with consistently distinguished results. His interpretation here was fully in tune with the demands of the score, benefiting both the singers—guided with a sure and sensitive hand—and the musical realization as a whole. His ensemble, Les Talens Lyriques, founded in 1991, proved itself once again to be a group of exceptional instrumentalists, honed over the years through rigorously prepared historically informed performances.
Additional support came from the vocal ensemble NovoCanto, trained by its founder Wolfgang Kostner.
As for the production, director Nicola Raab, with sets and costumes by Madeleine Boyd and lighting design by Ralph Koop, opted not to anchor the action in a specific historical setting. Instead, she offered a more broadly sketched environment, focusing on symbolic, archetypal imagery. The result was a visually polished staging that, while aesthetically pleasing, did not always succeed in fully conveying the deeper meanings and dramatic weight of the story.
The enthusiastic final ovation confirmed the festival’s importance, which now ranks securely among the leading international events of its kind. It also underscored the high level of its productions and the value of its mission: to expand awareness of a vast repertoire that remains, even today, largely unexplored. 




Innsbrucker Festwochen der Alten Musik 2025
IFIGENIA IN TAURIDE
Dramma per musica in tre atti
Libretto di Marco Coltellini
Musica di Tommaso Traetta
Ifigenia Rocío Pérez
Toante Alasdair Kent
Oreste Rafał Tomkiewicz
Pilade Suzanne Jerosme
Dori Karolina Bengtsson
Les Talens Lyriques
Direttore Christophe Rousset
Novo Canto
Maestro del coro Wolfgang Kostner
Regia Nicola Raab
Scene e costumi Madeleine Boyd
Disegno luci Ralph Kopp
Innsbruck, Tiroler Landestheater
Großes Haus, 29 agosto 2025

