Con il taglio del nastro e le parole di entusiasmo di Lucio d’Alessandro, rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, unitamente alle linee del progetto illustrate da Pierluigi Leone de Castris direttore della Scuola di Specializzazione in Beni storico-artistici presso la stessa Istituzione e nell’occasione coordinatore scientifico dell’esposizione, si è svolta nei luoghi del Polo Museale del Suor Orsola la cerimonia inaugurale della mostra “I figurini teatrali della Collezione Pagliara” curata da Francesca De Ruvo, responsabile del Gabinetto Disegni e Stampe della Fondazione, e da Alessandra Monica Mazzaro. L’esposizione sarà visitabile su prenotazione (scrivendo a musei.servizi@unisob.na.it) e nei giorni di apertura (lunedì, mercoledì e venerdì ore 9.00 – 13.00; martedì e giovedì ore 9.00 – 16.00) fino al 24 aprile 2025.
La prestigiosa iniziativa culturale, realizzata in collaborazione con la Fondazione Pagliara e con il sostegno della Regione Campania nell’ambito del “Piano di promozione e valorizzazione della cultura 2024”, è il frutto del primo intervento di catalogazione sistematica e digitalizzazione operata dalle curatrici dell’esposizione sul fondo di figurini della straordinaria raccolta del collezionista Rocco Pagliara, critico, erudito eclettico e finanche bibliotecario nel 1889 al “San Pietro a Majella” dopo il Florimo, accanto al lavoro di studio degli storici dell’arte e della musica scelti dal coordinatore Pierluigi Leone de Castris per il comitato scientifico formato dai professori Pierluigi Ciapparelli, Federica De Rosa, Paola De Simone, Dinko Fabris, Paologiovanni Maione e Francesca Seller. Catalogazione e studio che confluiranno a breve nella pubblicazione di un importante volume-catalogo.
La raccolta, comprendente circa duemila disegni, restituisce in parallelo e a complemento degli oltre ottomila esemplari custoditi nella Biblioteca del Conservatorio di Musica di Napoli “San Pietro a Majella”, la testimonianza concreta della grande stagione dell’Ottocento operistico e coreutico sulle scene dei Reali Teatri di Napoli, con materiali destinati anche ad altre assi. Ed è così che i figurini teatrali della collezione di Rocco Pagliara (Baronissi, 1855 – Napoli, 1914) accompagnano il visitatore nei luoghi antichi del Polo Museale del Suor Orsola Benincasa alla riscoperta della storia del costume teatrale e dello spettacolo esponendo, con mirata sapienza fra vetrine, composizioni a quadro e uno schermo a circuito chiuso, gran quota dei disegni realizzati dai figurinisti Francesco Catozzi, Giacomo Pregliasco, Felice Cerrone, Filippo del Buono, Eduardo e Carlo Guillaume o da autori ignoti per il Real Teatro di San Carlo, il Real Teatro del Fondo (oggi Mercadante) o, in casi meno frequenti, per alcuni importanti teatri italiani ed europei.
Fra i pezzi più pregiati, oltre alla rarità settecentesca dei disegni sciolti (identificati dal comitato scientifico) per Le Amazoni vinte da Ercole in scena nel 1718 con la mitica Cuzzoni al Teatro della Cittadella di Reggio Emilia, si citano i figurini per la storica prima della Lucia di Lammermoor di Donizetti nel 1835 al San Carlo, interpretata da Fanny Tacchinardi Persiani, Gilbert-Louis Duprez, Domenico Cosselli e da Teresa Zappucci, accanto ad altri titoli donizettiani quali la Cantata Il ritorno desiderato del 1830, Fausta del 1832, Buondelmonte del 1834, L’assedio di Calais del 1836, Belisario del 1837, Lucrezia Borgia del 1841, Caterina Cornaro del 1844. Non mancano, naturalmente in mostra, i lavori di Rossini come il Demetrio e Polibio al Teatro del Fondo nel 1838, la ripresa della Semiramide nel 1859 o le opere di Bellini come Beatrice di Tenda, rappresentata al Fondo nel 1834. O, ancora, balli come l’Ettore Fieramosca (1837) di Salvatore Taglioni, il Masaniello di Filippo Izzo e il solo fascicolo donne (quello degli uomini è al Conservatorio) per Il talismano (1865) di Alessandro Fuchs, quest’ultimo parimenti identificato dal comitato scientifico.
In esposizione, oltre a libretti, incisioni di scene, partiture e gioielli di scena, ci sono anche i ritratti ottocenteschi a olio delle dive Giuditta Pasta ed Emilia La Grua. «Nei figurini teatrali, talora conservati sciolti, talora in album completi – spiegano le curatrici – si rintraccia la progressiva evoluzione della produzione costumistica ottocentesca e il modificarsi del concetto di figurino dalla sua forma più artistica all’ideazione del cartamodello».
Ordinata secondo un criterio cronologico, l’esposizione è quasi per intero dedicata al XIX secolo, fatta eccezione per i tre esemplari realizzati per il dramma in musica Le Amazoni vinte da Ercole, che anticipano di quasi un secolo il corpo principale della collezione.
Ad aprire il XIX secolo sono tre rarissimi disegni di gusto neoclassico firmati e datati da Francesco Catozzi, eseguiti tra il 1803 e il 1804, che rappresentano l’unica testimonianza documentale dell’attività teatrale dell’artista, attivo tra le maestranze dei Reali Teatri di Napoli fino agli anni Venti dell’Ottocento.
Di gusto rocaille appaiono le opere riferibili al torinese Giacomo Pregliasco, giunto a Napoli nel 1816 in occasione della riapertura del Real Teatro di San Carlo. Lo stile elegante e immaginifico di questo artista è ravvisabile nella sintesi fisiognomica dei volti e nelle pose leggere dei personaggi disegnati da una schiera di figurinisti minori, attivi negli anni Venti e a lui chiaramente ispirati. Gli anni che vanno dal secondo decennio dell’Ottocento fino ai primi anni Trenta sono rappresentati in collezione da un piccolo firmamento di opere realizzate da figurinisti anonimi che lavorarono per i vestiaristi Tommaso Novi e Filippo Giovinetti. A queste si affiancano bozzetti realizzati per opere teatrali lontane dallo stile predominante della collezione e forse concepiti fuori dall’ambiente napoletano.
Molte le opere del figurinista Felice Cerrone che, con il suo stile elegante e definito, firmò, tra la fine degli anni Venti e i primi anni Quaranta dell’Ottocento, i bozzetti per le più acclamate opere teatrali musicate da Gioachino Rossini e per diverse prime donizettiane. Il lavoro di questo artista rappresentò un momento determinante nel processo di realizzazione di una nuova idea di figurino che maturò pienamente nelle opere di Filippo del Buono, i cui esemplari rappresentano la parte più cospicua della collezione. Chiudono l’esposizione i delicati acquerelli di Eduardo Guillaume, pienamente aderenti al gusto romantico e neogotico, e quelli del figlio Carlo, le cui figure statuarie rivelano una chiara derivazione pittorica di gusto morelliano».

