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Addio a Michael Aspinall, il musicologo che fece dei recital en travesti un’arte

Con la scomparsa di Michael Aspinall, avvenuta il 10 luglio a Napoli all’età di 86 anni, il mondo dell’opera perde una figura davvero fuori dall’ordinario. Nato a Stockport in Inghilterra nel 1939, musicologo, didatta, conferenziere, autore di saggi e di note discografiche, ma anche performer di irresistibile talento, Aspinall aveva scelto il capoluogo partenopeo come sua casa da decenni, dedicando gran parte della propria attività allo studio della tradizione vocale italiana e napoletana. Ha saputo coniugare un’erudizione vastissima con un’innata capacità di comunicare la storia del teatro musicale attraverso l’ironia.

Per il grande pubblico il suo nome resterà legato soprattutto agli spettacoli che lo resero celebre a partire dagli anni Settanta. Avvolto in sontuosi costumi femminili, con elaborate acconciature e gioielli scintillanti, saliva sul palcoscenico trasformandosi nelle grandi dive dell’opera. Quei recital, a metà strada fra il concerto, il cabaret e il teatro, divennero un piccolo fenomeno internazionale, conquistando anche spettatori estranei al mondo della lirica.

Sarebbe tuttavia riduttivo considerarlo un semplice artista en travesti. Le sue esibizioni erano il frutto di una conoscenza pressoché enciclopedica della storia dell’interpretazione vocale. Ogni gesto, ogni inflessione della voce, ogni pausa, ogni manierismo scenico erano ricostruiti con precisione. Maria Callas, Joan Sutherland, Montserrat Caballé, Birgit Nilsson, Elisabeth Schwarzkopf, Eva Turner e molte altre protagoniste del Novecento rivivevano nelle sue imitazioni, animate da ironia e soprattutto da un profondo amore per l’arte del canto.

Dietro il sorriso si celava infatti uno studioso autorevole. Aspinall dedicò gran parte della propria vita alla storia della vocalità, collaborando con etichette discografiche e pubblicazioni specializzate, curando apparati critici e contribuendo a preservare la memoria di interpreti spesso dimenticati. La sua competenza era riconosciuta da musicologi, critici e appassionati, che vedevano in lui una delle voci più autorevoli nella ricostruzione della tradizione esecutiva del melodramma.

La sua singolarità consisteva proprio nell’aver abbattuto il confine tra divulgazione e ricerca. Ciò che per altri sarebbe rimasto materia per specialisti, Aspinall riusciva a trasformarlo in spettacolo, rendendo accessibili al pubblico le peculiarità stilistiche delle grandi cantanti del passato senza mai banalizzarle. Le sue imitazioni erano esilaranti, ma al tempo stesso invitavano ad ascoltare con maggiore attenzione e consapevolezza.

In un’epoca in cui la memoria della tradizione operistica rischia di affievolirsi, Michael Aspinall lascia un’eredità preziosa. A riconoscerne il valore era stata, solo pochi mesi fa, anche Napoli, insignendolo della Medaglia della Città. Nel consegnargli l’onorificenza, il sindaco Gaetano Manfredi aveva sottolineato che «oggi Napoli non premia solo un artista di fama mondiale, ma ringrazia un uomo che ha scelto questa terra con un atto d’amore consapevole», ricordandone l’impegno «nello studio e nella difesa della nostra scuola musicale, nobilitando il Belcanto e portando la nostra identità sonora nei teatri più prestigiosi».

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