Chiudi

Addio a Martina Arroyo, il talento oltre le barriere del colore

Se ne va una voce che ha segnato una stagione importante del teatro lirico internazionale, soprattutto nel repertorio verdiano, imponendosi sui maggiori palcoscenici in un’epoca in cui le barriere razziali ostacolavano ancora l’affermazione degli artisti afroamericani. Martina Arroyo, soprano statunitense, è morta a New York il 13 ottobre, all’età di 89 anni.

Nata ad Harlem il 2 febbraio 1937 da padre portoricano e madre afroamericana, Arroyo si avvicina al canto attraverso un percorso di studi che comprende anche una solida formazione umanistica. Dopo aver frequentato l’Hunter College di New York, lavora nell’insegnamento prima di dedicarsi interamente alla musica. Nel 1958 vince le Auditions of the Air del Metropolitan Opera e debutta alla Carnegie Hall nell’esecuzione americana di Assassinio nella cattedrale di Ildebrando Pizzetti. L’anno successivo entra ufficialmente al Metropolitan come Voce celeste nel Don Carlo di Verdi, dando inizio a un rapporto con il teatro newyorkese destinato a durare vent’anni.

La svolta arriva il 2 febbraio 1965, giorno del suo ventottesimo compleanno. Chiamata a sostituire Birgit Nilsson, indisposta, nella parte di Aida al Metropolitan, Arroyo conquista pubblico e critica. Il successo non rappresenta un episodio isolato, ma il punto di arrivo di una preparazione già solida e l’inizio di una stagione di affermazione nei maggiori teatri. Nel 1968 debutta come Aida alla Royal Opera House di Londra e al Teatro Colón di Buenos Aires; nel 1972 approda alla Scala e l’anno successivo all’Opéra di Parigi, consolidando la propria posizione nel circuito operistico internazionale.

Dotata di una voce di notevole bellezza timbrica e di nitore quasi strumentale, soprattutto negli acuti, Arroyo può contare su un’emissione omogenea e un’ottima gestione dei fiati e del legato. Verdi occupa un posto di primo piano nel suo repertorio: Aida, Leonora nel Trovatore e nella Forza del destino, Amelia in Un ballo in maschera, Elisabetta nel Don Carlo e Lady Macbeth sono alcune delle protagoniste attraverso le quali mette in luce, oltre all’ampiezza della voce, la capacità di affrontare personaggi diversi per temperamento e intensità drammatica. Il suo percorso comprende anche Cio-Cio-San in Madama Butterfly, Gioconda, Donna Anna nel Don Giovanni ed Elsa nel Lohengrin; si misura inoltre con la musica del Novecento, partecipando a Momente di Stockhausen, un’esperienza che amplia il suo percorso oltre i confini del repertorio operistico tradizionale.

La carriera di Arroyo si sviluppa in un mondo operistico ancora segnato da pregiudizi che ostacolano gli artisti afroamericani nell’accesso ai maggiori teatri. La sua affermazione internazionale testimonia dunque non soltanto il valore di una grande interprete, ma anche la possibilità di superare barriere che continuavano a condizionare le opportunità professionali.

Nel 1986 conclude la propria attività al Metropolitan, ma non abbandona il mondo dell’opera e si dedica all’insegnamento. Nel 2003 fonda la Martina Arroyo Foundation, organizzazione dedicata alla preparazione professionale dei giovani cantanti, con particolare attenzione allo studio e alla messa a punto dei ruoli. L’impegno pedagogico le vale importanti riconoscimenti, tra cui il NEA Opera Honors nel 2010 e il Kennedy Center Honors nel 2013.

Con la sua scomparsa, il mondo della lirica perde dunque una delle interpreti verdiane più autorevoli del secondo Novecento e una figura che ha saputo mettere la propria esperienza al servizio delle nuove generazioni.

Connessi all'Opera - Tutti i diritti riservati / Sullo sfondo: National Centre for the Performing Arts, Pechino