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Novara, Teatro Coccia – La rondine

Terminata la pausa estiva, il Teatro Coccia di Novara riprende l’attività operistica proseguendo l’omaggio dedicato a Giacomo Puccini nel centenario della morte. Dopo Madama Butterfly, e in vista di proporre un nuovo allestimento di Gianni Schicchi previsto per fine ottobre, ecco La rondine, titolo che nell’anno in corso ha goduto di un revival servito anche a convincersi di come non sia proprio (in molti ancora lo credono) un’opera minore della produzione pucciniana.

A pochi giorni dall’andata in scena della prima assoluta, il 27 marzo 1917 all’Opéra di Montecarlo, sulle colonne del Journal de Monaco si lesse: “È una commedia musicale, varia, vivace, alla quale Puccini, al limite dell’opéra comique, aggiunge a suo modo una squisita leggerezza senza perdere nulla del suo espansivo sentimentalismo. Sorride sempre, anche attraverso le lacrime vere, che brillano come perle”. Per quanto Puccini non fosse soddisfatto di sé stesso, l’opera, pur senza guadagnarsi la fama dei precedenti capolavori, è circolata nel tempo e le diverse edizioni proposte quest’anno sui palcoscenici italiani hanno confermato il valore di una partitura che, in mano al regista Stefano Vizioli, che firma l’allestimento in coproduzione con il Teatro Filarmonico di Verona, dove si è già visto lo scorso febbraio, offre lo spunto per riflettere su analogie che la protagonista dell’opera, Magda, ha con Violetta della Traviata di Verdi. Entrambe sono cortigiane, ma se il personaggio verdiano si redime con la morte, quello pucciniano è più moderno, più novecentesco; non fa la brutta fine che tocca a molte delle passate eroine pucciniane, prende in mano le redini della sua vita, rifiuta una pallida vita borghese accanto a Ruggero, lo ama ma preferisce tornare a volare come una rondine, di piacere in piacere. Una donna, quindi, capace di impossessarsi coraggiosamente del proprio destino. Non è un caso che a Novara si scelga, fra le diverse edizioni esistenti di quest’opera, proprio la prima, quella appunto in cui è Magda a lasciare Ruggero affrontandolo e dicendogli in faccia, con un accento melodrammatico straziantemente accentuato, che una vita tranquilla non fa per lei: l’amore è meno importante del piacere e della vita di lusso fra un salotto parigino e l’altro. Un finale dove, nonostante tutto, ci si commuove, ma questa volta non per la morte dell’eroina, come appunto accade nelle precedenti opere di Puccini, bensì per la scelta di libertà da ogni vincolo affettivo che nessuno si aspetterebbe avvenisse, lasciando in chi ascolta l’amaro in bocca e la nostalgia per ciò che non è stato. Se l’opera alterna momenti di leggerezza, dai più ritenuti vagamente operettistici, a passi in cui il puccinismo sentimentalistico prende piede, a prevalere è quel tono agrodolce che la partitura riesce a trasmettere attraverso una orchestra ormai totalmente europeizzata nella scrittura, segno che Puccini, anche dopo l’esperienza americana, era divenuto un compositore perfettamente calato nel suo tempo pur senza perdere d’occhio il suo autentico sentire musicale.

Rivedere l’opera nel sobrio ma teatralissimo spettacolo curato da Stefano Vizioli è stato un piacere. Le scenografie di Cristian Taraborrelli e i costumi davvero belli di Angela Buscemi (soprattutto quelli in bianco e nero dell’elegante salone in casa di Magda) ambientano il primo atto in una Parigi degli anni Cinquanta, con al fondo una grande tela del Modigliani e arredi assai chic. Il secondo atto, quello al Bal Bullier, diviene un locale da fumatori in stile Juliette Greco (un busto che si muove sulla scena sembra richiamarne le fattezze del volto), con una grande scritta al neon in corsivo del titolo del locale, fra psichedelici e scatenati balli notturni. L’ultimo è il più scarno; si intende far capire che il rifugio in Costa Azzurra dei due amanti non è dorato bensì carico di quelle privazioni che forse sono una delle ragioni per cui Magda sceglie di fuggire per tornare al suo passato, a una vita di lusso. Ciò che funziona in questo spettacolo, e assai bene, è la recitazione, la capacità che il regista ha di muovere tutti sulla scena con maestria e spigliatezza. Si avverte un lavoro preciso svolto sui personaggi, che uno a uno prendono forma e danno modo anche ai quadri d’assieme di vivere in scioltezza, offrendo anima teatrale al canto di conversazione del primo atto o bel respiro al magnifico concertato del secondo atto.

Anche musicalmente, questa Rondine al Teatro Coccia regala belle impressioni e stupisce come molti, al loro debutto in quest’opera, diano prova di averne assimilato bene lo spirito. Così la bacchetta di Jordi Bernàcer, alla testa dell’Orchestra Filarmonica Italiana e del Coro Sinfonico di Milano, forse non sempre attenta nel limitare le sonorità nel rapporto con il palcoscenico, ma comunque abile nel donare un bell’impasto timbrico alle scene più drammatiche, come quella finale dell’opera.

Il cast vocale vede il debutto, nei panni di Magda, del soprano Valentina Varriale, di solida professionalità, capace di risolvere la parte con un canto ben in evidenza in piani e smorzature (tanto importanti in quest’opera), mai fini a se stessi, ben amalgamati agli accenti morbidi nel canto a piena voce. Una buona prova, alla quale è venuta forse a mancare quell’oncia di personalità interpretativa in più, quel fascino seduttivo che il personaggio richiede e avrebbe fatto il resto. Il Ruggero di Galeano Salas appare un po’ intimidito nei panni dell’innamorato, eppure canta assai bene, con una linea a tratti anche soffice e delicata, senza che i sentimenti del personaggio vengano, anche nel finale, esternati nel momento dell’abbandono, quasi raccolti in una delusa mestizia.
Nelle parti di contorno, alcune essenziali nell’economia di quest’opera, tutti recitano a meraviglia e si disimpegnano a dovere nel canto. Nofar Veronica Yacobi è una Lisette spigliata e con qualche sporadico suono acerbo in alto, Enrico Casari a suo agio nei centri anche se poco incisivo in acuto, ma talmente ben calato nei panni di Prunier da farlo sembrare veterano di una parte che debutta solo adesso, Marcello Rosiello un Rambaldo di perfetta presenza e rilievo vocale.
Completano ottimamente il cast Daniele Cusari (Périchaud/Un maggiordomo), Sebastiano Cicciarella (Gobin/Adolfo), Giuseppe Matteo Serreli (Crébillon/Rabonnier), Caterina Dellaere (Suzy/Gabrielle), Vittoria Licostini (Yvette/Georgette) e Francesca Mercuriali (Bianca/Lolette), queste ultime due artiste della Accademia Amo del Coccia di Novara.
Successo finale sincero per tutti.

Teatro Coccia – Stagione 2024
LA RONDINE
Commedia lirica in tre atti
Libretto di Giuseppe Adami
Musica di Giacomo Puccini

Magda Valentina Varriale
Lisette Nofar Veronica Yacobi
Ruggero Galeano Salas
Prunier Enrico Casari
Rambaldo Marcello Rosiello
Périchaud/Un maggiordomo Daniele Cusari
Gobin/Adolfo Sebastiano Cicciarella
Crébillon/Rabonnier Giuseppe Matteo Serreli
Yvette/Georgette Vittoria Licostini*
Bianca/Lolette Francesca Mercuriali*
Suzy/Gabrielle Caterina Dellaere
*Cantanti della Accademia Amo

Orchestra Filarmonica Italiana
Coro Sinfonico di Milano
Direttore Jordi Bernàcer
Maestro del coro Massimo Fiocchi Malaspina
Regia Stefano Vizioli
Scene Cristian Taraborrelli
Costumi Angela Buscemi
Luci designer Vincenzo Raponi

Nuovo allestimento in coproduzione tra
Fondazione Arena di Verona
e Fondazione Teatro Coccia di Novara
Novara, 27 settembre 2024

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