Negli anni della Belle époque, il teatro di Losanna offriva a chi si trovava in villeggiature sulle rive del Lemano un cartellone quasi interamente dedicato all’operetta, al vaudeville o all’opéra-comique. Memore di questa tradizione, ogni anno ancora l’Opéra de Lausanne non manca di programmare un titolo tratto da quel repertorio francese che siamo soliti classificare come “leggero”. Malgrado ciò, Fortunio di André Messager non era mai stato rappresentato a queste latitudini: ecco allora l’occasione di vedere questa deliziosa comédie-lyrique (malgrado la salle Favart a Parigi ne avesse ospitato la prima rappresentazione nel 1907, non si tratta di opéra-comique, in assenza di dialoghi recitati) nella fortunata messinscena a cura di Denis Podalydès, ripresa a Losanna dopo il debutto all’Opéra comique di Parigi nel 2009 e una serie di repliche in giro per la Francia.
L’opera è tratta da una pièce di Alfred de Musset, Le Chandelier, e basata su un intreccio a metà tra la farsa e il romanzo libertino del Settecento: la bella Jacqueline tradisce il marito con il bellimbusto Clavaroche, ma per distrarre i sospetti del geloso consorte ha bisogno di un chandelier, un innocuo corteggiatore che faccia da parafulmine. Il prescelto è il giovane Fortunio, che è sinceramente innamorato di Jacqueline, e che è pronto, per lei, a sfidare la morte: scoprirà nel lieto finale che il suo amore è corrisposto.
Si tratta di una commedia, e non mancano le risate: ma dietro alle divise luccicanti dei soldati e ai vestiti elaborati delle signore (i costumi sono a cura di Christian Lacroix) si rivela un carattere più drammatico, che la regia lascia mostrare alle espressioni, ai movimenti, e soprattutto all’intenzione del canto dei personaggi. È necessario, allora, che i protagonisti riescano a trasmettere, con la loro interpretazione, questa patina malinconica dietro il gioco degli amanti. Fortunio, interpretato dal tenore belga Pierre Derhet si presenta come un giovane timido e introverso, ma capace di un amore ingenuamente eroico. Il canto alterna così la nostalgia («J’aimais la vieille maison grise», affrontata con grande dolcezza) a dichiarazioni d’amore eleganti, ma quasi impacciate, al trasporto di certe frasi più spinte quando Fortunio si dichiara pronto alla morte. C’è, in Derhet, tutta la sincerità e l’ingenuita di Fortunio: nel timbro pulito e levigato, nel fraseggio, nei piani, nell’abilità di “spegnere” acuti non troppo poderosi. E se talvolta manca un po’ di prestanza ai caratteri eroici, non abbiamo difficoltà a credere in un Fortunio non così sfrontato come vorrebbe il classico stereotipo tenorile.
Sfrontato invece è il capitano Clavaroche, una sorta di Belcore (ma forse più subdolo e crudele) che attacca all’arma bianca in guerra ed in amor: Christophe Gay gli presta un squillante e prestante voce baritonale, caratterizzata da un’ottima dizione. Sandrine Buendia (Jacqueline) svetta con facilità in acuto, ma fatica maggiormente a proiettare nel registro medio-grave: la sua interpretazione è principalmente caratterizzata da una delicatezza di fondo. È così che Jacqueline si mostra essere una «femme au cœur indécis», come canta all’inizio del quarto atto, dubbiosa e poi sinceramente pentita e accorata quando Fortunio affronta per lei il supremo pericolo, più che una coquette alla ricerca di soluzioni per poter tradire il marito in pace. Il capovolgimento finale appare così più credibile: non un nuovo capriccio di Jacqueline, ma finalmente la scelta della sensibilità e della dolcezza di Fortunio rispetto al Clavaroche archetipo del miles gloriosus.
Marc Barrard presta la voce e una convincente ironia da buffo agli accessi di gelosia e alla chanson à boire del burbero notaio André, marito di Jacqueline, mentre Philippe-Nicolas Martin è Landry, cugino di Fortunio, ruolo in cui si distingue per chiarezza e per sensibilità nell’articolazione; resta invece un po’ in ombra la Madelon di Céline Soudain.
Oltre a numerosi comprimari cui sono affidate brevi frasi o interventi nel corso dell’opera, anche il coro dell’opera di Losanna appare in scena, in particolare nella scena in cui gli impiegati di maître André (ma sono soprani con dei baffi finti) portano omaggi floreali a Jacqueline intonando una gustosa parodia di certe melodie un po’ zuccherose del secondo Ottocento francese (Gabriel Fauré, amico di Messager e, all’epoca, autore della recensione su Le Figaro della prima di Fortunio si sarà sicuramente sentito chiamato in causa).
In buca, alla guida della Sinfonietta de Lausanne, c’era Marc Leroy-Calatayud, giovane direttore e enfant du pays. Molto attento al significato teatrale della sottile orchestrazione di Messager, ha saputo trovare, tra le pagine dell’opera, un’interpretazione delicata e attenta a corrispondere al sottotesto più melanconico che farsesco evidenziato dalla messinscena. Non prevalgono allora i toni dell’operetta con i suoi zum-pa-pa: c’è più Fauré o Saint-Saëns che Offenbach in questa partitura; né la supposta “leggerezza” del repertorio è la scusa per una direzione di routine o per la ricerca di effetti dozzinali. È invece un invito alla ricerca di un suono aggraziato e mai appesantito da accompagnamenti eccessivi. Ottima la risposta dell’orchestra, con i legni protagonisti di soli molto ben eseguiti.
In conclusione, una bella scoperta di un’opera eseguita piuttosto raramente, in uno spettacolo semplice ma molto gradevole e ben congegnato. Un cast sincero e appropriato, anche in assenza di nomi altisonanti, ma abile a far dialogare l’aspetto musicale con quello teatrale della commedia porta al successo Fortunio e conferma ancora una volta l’affinità dell’opera di Losanna con questo repertorio. 




Opéra de Lausanne
FORTUNIO
Comédie lyrique in quattro atti
Libretto di Gaston Arman de Caillavet e Robert de Flers
da Le Chandelier di Alfred de Musset
Musica di André Messager
Fortunio Pierre Derhet
Jacqueline Sandrine Buendia
Maître André Marc Barrard
Clavaroche Christophe Gay
Landry Philippe-Nicolas Martin
Lieutenant d’Azincourt Jean Miannay
Lieutenant de Verbois Benoît Capt
Madelon Céline Soudain
Maître Subtil Warren Kempf
Guillaume Geoffroy Buffière
Gertrude Anouk Molendijk
Cinq Bourgeois Baptiste Bonfante, Ambroise Divaret,
Mathilde Louvat, Elise Milliet, Orana Ripaux
Sinfonietta de Lausanne
Direttore Marc Leroy-Calatayud
Coro dell’Opera di Losanna
Maestro del coro Anass Ismat
Regia Denis Podalydès
ripresa da Laurent Delvert
Scene Éric Ruf
Costumi Christian Lacroix
Luci Stéphanie Daniel
Losanna, 16 novembre 2024

