Dopo la riscrittura simbolista di Francesco Micheli e quella destrutturata di Davide Livermore (entrambe con i loro pregi e difetti), la nuova produzione fiorentina di Traviata al Teatro del Maggio si pone nell’ambito del ritorno all’ordine, laddove per ordine si intende il solco della tradizione che pone la vicenda di Violetta Valéry nell’Ottocento più o meno contemporaneo di Giuseppe Verdi. Questa infatti è la strada percorsa dalla regista Stefania Grazioli, conosciuta al pubblico soprattutto per le riprese ben curate di vari spettacoli storici su questo stesso palco negli ultimi anni.
Sulle note del preludio, il sipario si alza sulla vendita degli effetti personali di Violetta avvenuta dopo la morte di lei, esattamente come nel romanzo di Alexandre Dumas da cui l’opera è tratta. Solo che qui non c’è nessun Armand/Alfredo, ma l’attenzione si concentra su una piccola ragazza che si trova a guardare la sua immagine nello specchio che diventa poi quella di Violetta. La doppia immagine si rivedrà alla fine, quando la protagonista morente vedrà come ultima cosa quella immagine di innocenza che la guarda al posto suo dallo stesso specchio, come a ribadire che in fondo la sua anima rimane pura e sognatrice e la sua condizione sociale non è sinonimo di cattiva condotta morale. Tra queste due scene estreme venate di simbolismo, lo spettatore si trova catapultato nell’Ottocento più canonico che ci si aspetterebbe da Traviata, grazie alle scene di Roberta Lazzari e ai costumi di Veronica Pattuelli, che disegnano ambienti borghesi e giardini autunnali. La regia comunque non mostra niente che non si sia già visto, e risulta più curata nelle scene più intimiste che in quelle corali dove spesso l’azione finisce in classiche disposizioni a semicerchio attorno ai protagonisti. L’impressione di questo allestimento è che il ritorno all’ordine abbia bisogno di più rodaggio, perché anche la tradizione può funzionare ma necessita una cura quasi certosina sugli interpreti che qui purtroppo non sempre traspare, così come l’estetica generale vuole essere talmente rassicurante da risultare qualcosa di visto fino alla noia.
Renato Palumbo dirige con sicuro mestiere l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino fornendo una lettura che mira a mettere in evidenza alcune finezze della partitura che talvolta passano inosservate: insiste quindi su interventi stranianti di ottoni e legni, che danno carattere quasi grottesco a certe scene, quando non gioca con rubati quasi azzardati, che rischiano di far perdere il ritmo teatrale dell’opera. A ciò concorre anche la tendenza a velocizzare i passaggi più ritmati e a indugiare su quelli più lenti, che dimostrano l’ottima tenuta di orchestra e interpreti ma non aiutano il dramma a procedere. Tuttavia si nota la perenne attenzione a sorreggere le voci e una abilità di fraseggio notevole, doti sicuramente apprezzabili.
Carolina López Moreno non ha la voce adattissima per il ruolo di Violetta Valéry, che debutta in questa occasione. Durante il primo atto soprattutto il soprano è a disagio nella scrittura belcantistica, specie nei passaggi in cui bsogna destreggiarsi in zona acuta e con le agilità, che risultano faticose, con note non sempre a fuoco. López Moreno si fa però apprezzare per la facilità con cui smorza gli acuti e piega la voce al fraseggio, abilità che unite alla sua intensità interpretativa già notata in Butterfly, le consentono di emergere meglio a partire del duetto con Giorgio Germont. Qui infatti si possono apprezzare i centri corposi e il timbro seducente della voce, e il soprano riesce così a costruire un personaggio sempre più convincente anche dal punto di vista vocale, in una prova sicuramente encomiabile.
Accanto a lei Giovanni Sala dipinge un Alfredo Germont un po’ pallido. La voce non è enorme, ma piuttosto ben proiettata, anche se con l’avanzare della recita si avvertono segni di stanchezza, segno che il ruolo non è proprio nelle corde del tenore. Tuttavia, il suo Alfredo è un personaggio più tendente al lirismo che al machismo, quasi sognante, e Sala riesce a renderlo con accenti e espressività convincenti.
Lodovico Filippo Ravizza è la vera sorpresa di questa Traviata. Il suo Giorgio Germont si distingue per la voce ampia, ben timbrata, ma che si piega senza fatica al sussurro in un fraseggio variegato e una interpretazione estremamente ben caratterizzata. Emerge quindi un personaggio pratico e composto, mai sopra le righe, ma sicuramente tra i migliori visti e ascoltati in scena negli anni recenti. Ravizza dimostra le sue abilità non solo nel canto di conversazione dei duetti ma anche nei momenti solistici, sempre ben cesellati e rifiniti.
Tra i comprimari spiccano la Flora Bervoix di Aleskandra Meteleva, precisa, musicale e dotata di un bel timbro caldo, così come l’Annina sempre a fuoco di Olha Smokolina. Meno bene vanno le cose sul fronte maschile: Oronzo d’Urso risulta stranamente in affanno nel ruolo di Gastone, Yurii Strakhov è un Barone Douphol pallido, mentre sostanzialmente corretto è il Marchese d’Obigny di Gonzalo Godoy Sepúlveda. Appaiono invece sonori nella voce e perfettamente a fuoco il Dottor Grenvil di Huigang Liu e soprattutto il Giuseppe di Alessandro Lanzi. Buoni poi gli interventi di Lisandro Guinis (un commissionario) e Nicolò Ayroldi (un servo).
Il Coro del Maggio Musicale Fiorentino, da parte sua, preparato come sempre da Lorenzo Fratini, risulta preciso e corretto, secondo il livello abituale.
Sala piuttosto gremita e pubblico attento garantiscono un notevole successo a questa prima recita di Traviata con vero entusiasmo per Ravizza e López Moreno agli applausi finali. 




Teatro del Maggio – Autunno 2024
LA TRAVIATA
Melodramma in tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi
Violetta Valéry Carolina López Moreno
Alfredo Germont Giovanni Sala
Giorgio Germont Lodovico Filippo Ravizza
Flora Bervoix Aleksandra Meteleva
Annina Olha Smokolina
Gastone Oronzo D’Urso
Marchese d’Obigny Gonzalo Godoy Sepúlveda
Baron Douphol Yurii Strakhov
Dottor Grenvil Huigang Liu
Giuseppe Alessandro Lanzi
Un commissionario Lisandro Guinis
Un servo Nicolò Ayroldi
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Maestro concertatore e direttore Renato Palumbo
Maestro del coro Lorenzo Fratini
Regia Stefania Grazioli
Scene Roberta Lazzari
Costumi Veronica Pattuelli
Luci Valerio Tiberi
Nuovo allestimento
Firenze, 19 novembre 2024

