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Da Giulio Cesare a Romanzo criminale: il Maggio Fiorentino 2026 tra mito e realtà

Opera viva: un viaggio tra mito e realtà.  Con questo slogan Carlo Fuortes, sovrintendente del Teatro del Maggio, annuncia la stagione 2026 e il programma dell’88° Festival del Maggio Musicale Fiorentino, per un totale di 12 titoli d’opera.

Il nuovo anno si apre nel segno di Puccini, con la ripresa di Tosca nell’allestimento di Massimo Popolizio, già visto nell’ambito del Festival dello scorso anno. Stavolta sul podio troviamo Michele Gamba, con doppio cast: il primo composto da Chiara Isotton, Vincenzo Costanzo e Alexey Markov, e il secondo da Marta Mari, Bror Magnus Tødenes e Claudio Sgura, per cinque date totali tra 11 e 18 gennaio.

A febbraio segue un altro grande classico composto dal dittico Pagliacci e Cavalleria rusticana, in ordine invertito rispetto al solito in quanto si importa da Amsterdam il celebrato allestimento di Robert Carsen del 2019. Sul podio torna Riccardo Frizza, che a Firenze ha già diretto un titolo mascagnano (L’amico Fritz nel 2022); il cast schiera nomi del calibro di Corinne Winters e Brian Jagde in Pagliacci, mentre in Cavalleria troviamo Luciano Ganci, Martina Belli (che indosserà i panni di Santuzza per la prima volta) e Vesselina Kasarova che torna al Maggio nel ruolo di Mamma Lucia.

Meno scontato è invece il successivo dittico composto da Il castello del Duca Barbarblù di Béla Bartók e La voix humaine di Francis Poulenc. Già Krzysztof Warlikowski aveva unito questi due titoli in una incredibile produzione del 2015 all’Opéra di Parigi, poi approdata recentemente anche al San Carlo di Napoli. A Firenze arriva invece una coproduzione con il Tiroler Festspiele Erle con la regia di Claus Guth, un regista che potrebbe sulla carta replicare la rivelazione offerta da Warlikowski nell’accoppiare i due atti unici. Sul podio ci sarà il giovanissimo direttore Martin Rajna. Nel cast troviamo Florian Boesch e Christel Loetzsch nell’opera di Bartók, mentre Anna Caterina Antonacci porta la sua acclamatissima Elle anche a Firenze.

L’88° Festival del Maggio Musicale Fiorentino si apre il 10 aprile con The Death of Klinghoffer di John Adams, come già anticipato ufficialmente qualche mese fa. L’opera ebbe la sua prima a Bruxelles nel 1991 e narra del tragico dirottamento della nave da crociera Achille Lauro da parte di un gruppo di terroristi appartenenti al Fronte di Liberazione della Palestina, avvenuto nel 1985 a largo dell’Egitto, che portò all’uccisione del cittadino paralitico statunitense di fede ebraica Leon Klinghoffer. Nonostante le varie proteste che accompagnarono le prime produzioni statunitensi negli anni ‘90 che bollarono l’opera come anti-semita, The Death of Klinghoffer viene ormai eseguita con una certa frequenza sui palcoscenici del mondo anglosassone, tanto da essere approdata anche al Met nel 2014, mentre in Italia si è già vista in Italia a Modena e Ferrara nel 2002. La nuova produzione fiorentina sarà firmata da Luca Guadagnino (il quale ha però già fatto regie operistiche come un Falstaff a Verona qualche anno fa) e sarà diretta da Lawrence Renes, un alfiere delle opere di Adams, con un nutrito e solido cast in cui spiccano i nomi di Laurent Naouri e Katarina Dalayman nei panni dei coniugi Klinghoffer. Il Festival si propone così di portare in scena opere meno conosciute del secondo Novecento come già accaduto quest’anno con Der junge Lord di Henze.

Un ballo in maschera è il secondo titolo del festival e vede sul podio il debutto operistico di Emmanuel Tjeknavorian, attuale celebratissimo direttore musicale dell’Orchestra Sinfonica di Milano, mentre Valentina Carrasco firma la regia. Il cast è composto da Antonio Poli, Ariun Gambaatar, Chiara Isotton, Ksenia Dudnikova e Lavinia Bini.

A giugno il festival si chiude nel segno del barocco con Giulio Cesare in Egitto di Händel, che arriva a Firenze nella produzione dell’Opera di Monte-Carlo firmata da Davide Livermore. Torna sul podio Gianluca Capuano, mentre tra gli interpreti vediamo schierati i tre contotenori Raffaele Pe, Filippo Mineccia e Nicolò Balducci, e Mariangela Sicilia che torna a un grande ruolo barocco dopo il notevole successo della sua Alcina romana.

L’opera torna poi a settembre dopo la pausa estiva con Wozzeck di Alban Berg, di cui si celebra quest’anno il centenario dalla prima assoluta a Berlino nel 1925. La produzione viene dalla Royal Opera House di Londra e è firmata da Deborah Warner. Sul podio Thomas Guggeis affronta la sua prima prova operistica al Maggio. Il cast vede Wolfgang Koch nel ruolo del protagonista e Anja Kampe come collaudata Marie.

A ottobre è la volta di una nuova commissione del Teatro del Maggio: Romanzo criminale, tratto dal best seller di Giancarlo de Cataldo. Il romanzo ha dato vita a un film e a due serie televisive, ora approda su un palcoscenico lirico. La partitura è composta da Nicola Piovani che dirige anche l’opera, il libretto è di Giancarlo De Cataldo, la regia è affidata a Massimo Popolizio, che nel film interpretava il Terribile. La compagnia di canto, in cui spiccano i nomi di Vanessa Goikoetxea, Matteo Desole e William Hernandez, è stata formata tenendo conto non solo delle vocalità degli interpreti, ma anche cercando di centrare il physique du rôle di ogni personaggio per garantire la resa teatrale più attinente possibile allo spirito del romanzo, del film e delle serie televisive.

La stagione si chiude con due titoli che tornano a Firenze dopo molti anni. Il primo è Simon Boccanegra, di cui molti si ricordano le recite dirette da Claudio Abbado quasi 25 anni fa. Stavolta tocca a James Conlon affrontare questa partitura, mentre il nuovo allestimento è affidato a Alex Ollé de La Fura dels Baus, autori dell’ultimo Ring completo che si è visto a Firenze. Il cast vocale schiera George Petean, Carolina López Moreno, Luciano Ganci, Jongmin Park e Lodovico Filippo Ravizza.

Chiude la stagione operistica a dicembre Les Contes d’Hoffmann di Jacques Offenbach, che non si vedeva a Firenze dal mitico spettacolo firmato da Luca Ronconi nel 1980. Per l’occasione arriva l’allestimento di Laurent Pelly che appartiene alla Deutsche Oper di Berlino ma che nacque a Losanna nel 2003 per poi girare mezzi teatri d’Europa. Viene quindi annunciata l’esecuzione dell’edizione critica di Michael Kaye e Jean Christophe Keck che cerca di restituire lo spirito da opéra-comique che si era andato perso con la famigerata edizione Guiraud che imperversa ancora in Italia. Sul podio troviamo quindi Kent Nagano, che ha inciso questo titolo con i complessi dell’Opéra di Lione e lo ha eseguito varie volte dal vivo. Nel cast spicca il nome di Dmitry Korchak quale protagonista, mentre Jessica Pratt canta tutti i ruoli di Stella, Olympia, Antonia e Giulietta, cercando di spezzare la pessima prassi esecutiva di affidarli a cantanti diverse.

Tra i vari concerti della stagione sinfonica, dove ampio spazio è dato a Zubin Mehta e alle due integrali proposte da Daniele Gatti (Beethoven e Mendelssohn), ma dove troviamo anche concerti di Philippe Jordan, Michele Mariotti, Tomas Netopil e Myung Whun Chung, segnaliamo quelli con programmi più incentrati sulla musica vocale. Il 20 marzo Jessica Pratt, accompagnata da Christopher Franklin sul podio, esegue un programma di arie di Mozart che ricalca l’album inciso con i complessi del Maggio e che vedrà la luce sotto la sua etichetta Tancredi records. Durante il festival, il 6 giugno, torna Asmik Grigorian che, accompagnata al pianoforte da Lukas Geniušas, porta anche a Firenze il suo concerto con arie di Cajkovskij e Rachmaninov. Il 16 giugno il tenore Francesco Meli e il baritono Luca Salsi si cimentano in un concerto verdiano con arie e duetti da Don Carlo, La forza del destino, I vespri siciliani, Otello, accompagnati al pianoforte da Nelson Calzi che proporrà di Liszt la parafrasi dal Rigoletto S434.

Quella annunciata da Fuortes è una stagione ambiziosa e molto ricca, che punta da una parte a garantire una continuità di produzioni locali alternate con spettacoli importati che puntano a essere tra le cose migliori che si vedono attualmente nei teatri europei. Se proprio si vuole trovare il pelo nell’uovo, manca l’attenzione che nell’attuale stagione è stata data alle nuove leve di registi nostrani (Menghini, Catalano, Bernard), così come si poteva osare di più su alcune scelte direttoriali, sicuramente di alto livello ma scontate, a fronte di debutti importanti come quello di Tjeknavorian o l’arrivo di Guggeis per un titolo sulla carta perfetto per metterlo in risalto. I cast vocali appaiono meno scontati del previsto, anche se non sempre estremamente fantasiosi – basti pensare a quello affidabile ma prevedibile di Wozzeck. Non resta che attendere e vedere i risultati, mentre manca ancora metà dell’attuale interessantissima stagione.

Ulteriori informazioni: www.maggiofiorentino.com

Photo: Michele Monasta

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