Il musicista, compositore, regista e autore teatrale, musicologo e scrittore Roberto De Simone, studioso dell’espressività popolare della società preindustriale e artefice della riscoperta della musica campana del Settecento, è morto nella serata di domenica 6 aprile all’età di 91 anni nel suo appartamento nel palazzo Ruffo di Castelcicala (detto anche palazzo De Gregorio di Sant’Elia) a Napoli. Lo scorso 15 gennaio era stato ricoverato all’ospedale ‘Vecchio Pellegrini’ di Napoli a causa di problemi respiratori successivi a un’influenza. De Simone ha dedicato la sua vita a salvaguardare e far riscoprire un patrimonio culturale straordinario come quello tradizionale partenopeo che rischiava di spegnersi.
Nato a Napoli nel 1933, nel cuore della Pignasecca, in una famiglia segnata dalla passione per la musica e il teatro, De Simone si è avvicinato giovanissimo al pianoforte, debuttando a 15 anni come solista con Mozart. Diplomato con lode al Conservatorio di San Pietro a Majella, avrebbe potuto intraprendere una brillante carriera concertistica, ma la sua vocazione era un’altra: indagare le radici più profonde della cultura popolare del Sud, per restituirle al presente attraverso nuove forme teatrali e musicali.
Nel 1967 fonda la Nuova Compagnia di Canto Popolare, progetto centrale per il rilancio della musica tradizionale campana, che porterà in tournée in tutto il mondo. In quegli stessi anni avvia un’intensa attività di ricerca sul campo, raccogliendo canti, riti e testimonianze dell’antica oralità contadina, spesso destinati all’oblio. Questo patrimonio etnomusicale sarà la linfa del suo teatro.
Il successo arriva nel 1976 con La Gatta Cenerentola, capolavoro che lo consacra a livello internazionale. Rilettura in chiave napoletana della fiaba di Basile, l’opera fonde lingua partenopea, strumenti popolari, voci arcaiche e scenari contemporanei. Non è solo un musical né un’opera lirica: è un affresco corale che mette in scena l’anima profonda di Napoli, sospesa tra magia, dolore e ironia. Dopo il debutto a Spoleto, la Gatta conosce un successo travolgente: verrà ripresa nei teatri più prestigiosi, dalla Scala al Bol’šoj, e adattata per il cinema e la televisione.
Altro momento chiave è lo Stabat Mater da Giovanni Sebastiano a Giovanni Battista, presentato al San Carlo nel 2015. In questa partitura originale, De Simone intreccia Pergolesi e Bach in una meditazione sonora sul dolore e la spiritualità, mescolando canto liturgico, gospel, fisarmoniche e celesta. È il compimento maturo di un percorso che ha sempre visto convivere colto e popolare, sacro e profano, Oriente e Occidente.
Dal 1981 al 1987 è direttore artistico del Teatro San Carlo, dove realizza numerose regie d’opera. La sua visione, coerente e radicale, imprime una svolta alla programmazione, aprendola a nuove contaminazioni e a un rinnovato dialogo con il territorio. Nel 1995 viene nominato per chiara fama direttore del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, carica dalla quale si dimetterà nel 2000. Non meno importante il suo ruolo di didatta, formatore e mentore per intere generazioni di artisti, oltre che di animatore culturale attraverso iniziative come il Nuovo Canzoniere Italiano, dedicato alla valorizzazione delle musiche popolari del nostro Paese.
Tra i suoi spettacoli più noti, La Cantata dei Pastori, Il Cunto de li Cunti, La Passione di Cristo, tutti costruiti secondo un linguaggio teatrale personale e riconoscibile, dove il gesto scenico, la parola, la musica e la ritualità si fondono in un insieme organico, visionario e a tratti quasi antropologico. A distinguere De Simone è stata sempre una tensione etica forte: non la semplice celebrazione del folklore, ma la volontà di restituire dignità a un sapere “altro”, a un patrimonio collettivo spesso marginalizzato, che nelle sue mani è diventato arte universale. Nei suoi lavori si avverte costantemente la presenza della memoria, non come nostalgia, ma come urgenza del presente.
Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi premi, dal Premio Napoli al Premio Tenco, fino all’Abbiati della critica musicale. Accademico di Santa Cecilia dal 1998, nel 2003 è stato insignito del Premio Roberto Sanseverino e nel 2015 del Premio Nonino Risit d’Aur, mentre nel 2019 è statonominato Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Appassionato di cucina napoletana, amante dei gatti, ironico e riservato, De Simone è stato un intellettuale fuori dagli schemi, fedele a una visione alta dell’arte come impegno civile e tensione poetica. Ha saputo custodire la tradizione per reinventarla, con la consapevolezza che la vera modernità nasce dalle radici.

