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Il centenario della nascita di Virginia Zeani: una voce d’oro tra belcanto e verismo

Cento anni fa, il 21 ottobre 1925, nasceva in Transilvania Virginia Zehan, divenuta celebre con il nome d’arte Virginia Zeani, grande soprano rumeno amatissimo dal pubblico, ma ingiustamente trascurato dalla discografia ufficiale. Attiva dagli anni Cinquanta fino a gran parte degli anni Settanta, Zeani trionfò sui palcoscenici internazionali in un repertorio vastissimo, che partiva dal belcanto per giungere fino ai più estroversi ruoli del repertorio verista. Nota a tutti è la sua identificazione con Violetta di Traviata, interpretata oltre seicento volte in Italia e all’estero, ruolo con il quale debuttò nel 1948 a Bologna.

Allieva del soprano Lydia Lipkowska e poi del tenore Aureliano Pertile, Virginia Zeani sviluppò un’ampia e fascinosa voce di soprano lirico d’agilità, non in grado forse di competere, in ruoli come Lucia, Amina ed Elvira, con l’irraggiungibile esempio di Maria Callas, ma mostrando comunque un’attitudine e una preparazione musicale fuori dal comune. Non a caso, nel 1952, fu scelta da Tullio Serafin per sostituire proprio la Callas nei Puritani al Teatro Comunale di Firenze. Di quel ruolo belliniano giustamente famosa è la sua esecuzione, a fianco del marito (il grande Nicola Rossi-Lemeni) del duetto del primo atto “O amato zio, o mio secondo padre”, eseguito alla Rai di Torino nel 1958. Splendidamente diretti da Fulvio Vernizzi, i due coniugi ci regalano una esecuzione rapinosa della magnifica musica belliniana, in grado di reggere il confronto con interpretazioni giustamente ritenute “storiche” (ascolto).

Anche la sua Amina di Sonnambula possiede molte frecce al proprio arco e un timbro che ben si addice al malinconico personaggio, ma è soprattutto con Desdemona dell’Otello rossiniano che Virginia Zeani trova un ruolo perfetto per le sue caratteristiche timbriche e vocali: il pateticissimo colore vocale, i riflessi ambrati della voce sulla quale pare addensarsi una patina d’oro antico, paiono perfetti per l’infelice moglie di Otello (ascolto).

La sua celebre Violetta, ascoltata oggi, desta invece qualche perplessità. L’interprete è certamente molto partecipe e coinvolta, ma certi accenti, certi fraseggi, rischiano di scivolare in effetti paraveristici fuori stile. La grande scena del primo atto è comunque risolta con agilità più che discrete e acuti sicurissimi. Se a ciò si aggiunge la bellezza del viso e una figura scenica fascinosa, è evidente come la sua presa sul pubblico fosse irresistibile (ascolto).

Fra le tappe fondamentali della sua carriera non si può dimenticare il suo debutto quale Bianca De La Force nella prima assoluta al Teatro alla Scala di I dialoghi delle Carmelitane di Francis Poulenc (1957) e, sempre alla Scala nel 1961, l’exploit di eseguire tutti e tre i ruoli femminili dei Racconti di Hoffmann con largo anticipo su quanto farà poi Richard Bonynge con la sua fondamentale incisione di questo capolavoro. Il repertorio pucciniano, forse, sollecitò fin troppo la sua tendenza di indulgere in accenti enfatici, ma anche in questo ambito giustamente celebrata rimane la sua incisione dell’aria di Lauretta, da molti considerata di riferimento assoluto (ascolto).
Virginia Zeani si ritirò dalla scene operistiche alla fine degli anni Settanta. Si è spenta, quasi centenaria, il 20 marzo 2023.

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