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Londra, English National Ballet al Sadler’s Wells – R:Evolution (con Alice Mariani)

(English text below) – In un’atmosfera carica di attesa, al Sadler’s Wells, tempio storico della danza londinese, l’English National Ballet ha alzato il sipario sulla nuova stagione con R:Evolution, una serata che celebra la metamorfosi del balletto attraverso le visioni di quattro coreografi che hanno ridefinito il linguaggio della danza classica e contemporanea.

La serata si apre con Theme and Variations di George Balanchine, un omaggio al balletto russo imperiale. La coreografia, che utilizza la musica della Suite per orchestra n. 3  di Čajkovskij, è una celebrazione di precisione e virtuosismo, senza trama ma ricca di atmosfera. Il palco si anima con una coppia principale, quattro soliste e un corpo di ballo composto da ventiquattro danzatori, che disegnano una geometria fluida e rigida allo stesso tempo. La scena, pur essenziale, è valorizzata da luci che esaltano i volumi e le linee dei corpi in movimento, mentre i costumi ricercati e luminosi aggiungono un tocco di nobiltà e raffinatezza. L’English National Ballet Philharmonic, guidata da Maria Seletskaja, ha reso giustizia alla partitura di Čajkovskij con un’esecuzione intensa e vivace, che ha supportato con energia i danzatori.
Alice Mariani, prima ballerina della Scala e ospite d’eccezione, ha brillato per eleganza e controllo, con un virtuosismo raffinato capace di incantare gli spettatori. Ha saputo bilanciare la potenza tecnica, la rapidità e il controllo con una grazia naturale, mettendo in evidenza ogni dettaglio della coreografia. Ricardo Castellanos, primo ballerino del Norwegian Ballet, al suo fianco, ha affrontato la prova con discrezione, mantenendo un profilo misurato come partner e dando vita a un duo armonioso. Il corpo di ballo, a sua volta, si è mostrato coeso e preciso, incarnando il carattere pulito e geometrico dello stile balanchiniano.

Dalla classicità regale di Balanchine si passa all’intensità primordiale di Errand into the Maze di Martha Graham, una prima assoluta per la compagnia inglese. È interessante notare il confronto tra le due coreografie, entrambe create a New York nel 1947. La danza rivisita il mito di Teseo e il Minotauro in chiave femminile, trasformando il labirinto in uno spazio simbolico di paura e desiderio. Emily Suzuki e Rentaro Nakaaki emergono in un duello fisico e psicologico, carico di tensione sessuale e vulnerabilità. Il set di Isamu Noguchi, fatto di corde intrecciate e una soglia simbolica, amplifica questa atmosfera claustrofobica e intensa, mentre la musica di Gian Carlo Menotti scandisce il ritmo di questa battaglia interiore.

Segue Herman Schmerman (Quintet) di William Forsythe, un lavoro che smonta e ricompone la grammatica classica del balletto. La coreografia si distingue per movimenti taglienti, linee spezzate e un’ironia sottile. La colonna sonora elettronica di Thom Willems sottolinea la natura sperimentale del pezzo. Forsythe gioca con l’equilibrio tra rigore e libertà, in un dialogo coreografico che coinvolge il quintetto, mettendo in mostra l’intesa e la personalità dei danzatori.

La serata si chiude con Four Last Songs di David Dawson, un’ode poetica alla vita e alla morte sulle melodie struggenti di Richard Strauss, con il soprano Madeleine Pierard. I dodici danzatori si muovono come creature evanescenti in un’atmosfera di sospensione quasi mistica. Le luci soffuse e la coreografia, che sembra tendere verso il trascendente, evocano un senso di eternità e pace. R:Evolution si chiude con un intreccio di movimenti e silenzi che raccontano storie antiche e nuove. Un invito a lasciarsi attraversare dalla danza, da emozioni che restano ben oltre l’ultimo passo.

Londra, 1 ottobre 2025

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In an atmosphere charged with anticipation, at Sadler’s Wells – the historic London temple of dance – English National Ballet raised the curtain on its new season with R:Evolution, an evening that celebrates the metamorphosis of ballet through the visions of four choreographers who have redefined the language of classical and contemporary dance.

The evening opens with George Balanchine’s Theme and Variations, an homage to the imperial Russian ballet tradition. Set to the music of Tchaikovsky’s Suite for Orchestra No. 3, the choreography is a celebration of precision and virtuosity, plotless yet rich in atmosphere. The stage comes alive with a principal couple, four soloists and a corps de ballet of twenty-four dancers tracing patterns that are at once fluid and exact. The essential set is enhanced by lighting that highlights the sculptural lines of the moving bodies, while the refined, luminous costumes add a touch of nobility and elegance. The English National Ballet Philharmonic, conducted by Maria Seletskaja, did full justice to Tchaikovsky’s score with a vibrant, energetic performance that gave strong support to the dancers.
Guest artist Alice Mariani, principal dancer at La Scala, shone with elegance and control, her refined virtuosity captivating the audience. She balanced technical power, speed and precision with natural grace, bringing out every detail of Balanchine’s choreography. Ricardo Castellanos, principal dancer with the Norwegian Ballet, was a discreet and attentive partner, contributing to a harmonious duet. The corps de ballet, in turn, performed with unity and precision, embodying the clean, geometric character of Balanchine’s style.

From Balanchine’s regal classicism the programme moves to the primal intensity of Martha Graham’s Errand into the Maze, a company premiere for English National Ballet. It is interesting to note the parallel between these two works, both created in New York in 1947. Graham’s choreography reimagines the myth of Theseus and the Minotaur from a female perspective, transforming the labyrinth into a symbolic space of fear and desire. Emily Suzuki and Rentaro Nakaaki engage in a physical and psychological duel charged with both vulnerability and sexual tension. Isamu Noguchi’s set, made of twisted ropes and a symbolic threshold, amplifies the claustrophobic, visceral atmosphere, while Gian Carlo Menotti’s music underlines the pulse of this inner struggle.

Next comes Herman Schmerman (Quintet) by William Forsythe, a work that deconstructs and reassembles the classical grammar of ballet. The choreography stands out for its sharp movements, broken lines and subtle irony. Thom Willems’s electronic score accentuates the piece’s experimental nature. Forsythe plays with the tension between rigour and freedom in a choreographic dialogue that showcases the dancers’ cohesion and individuality.

The evening concludes with David Dawson’s Four Last Songs, a poetic meditation on life and death set to the poignant music of Richard Strauss, sung by soprano Madeleine Pierard. Twelve dancers move like ethereal beings in an atmosphere of near-mystical suspension. The soft lighting and choreography, reaching toward the transcendent, evoke a sense of eternity and peace. R:Evolution closes with an interweaving of movement and silence that tells both ancient and modern stories — an invitation to let oneself be carried by dance, by emotions that linger well beyond the final step.

London, 1 October 2025

In copertina, Alice Mariani (al centro) in Theme and Variations
Photo: Tristram Kenton

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