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La stagione 2019/2020 del Teatro alla Scala: ecco il programma

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La stagione 2019/2020 del Teatro alla Scala

Alexander Pereira
Sovrintendente e Direttore artistico

La nuova Stagione presenta alcune importanti novità. Il Direttore musicale, Riccardo Chailly, dopo aver aperto la stagione con Tosca continuando il ciclo pucciniano, dirige il suo primo titolo di Strauss mentre in campo sinfonico presenta il ciclo delle Sinfonie di Beethoven; Zubin Mehta oltre a due titoli di Verdi presenta Intolleranza di Luigi Nono, per la prima volta alla Scala; una prima per il nostro Teatro in forma scenica è anche Semele di Händel, diretta da Gianluca Capuano al debutto scaligero. Il Teatro, dopo la vittoria agli ‘International Opera Awards’ con Fin de partie di Kurtág, mette in scena Madina, una novità assoluta di Fabio Vacchi inserita nella Stagione di Balletto. Inoltre debutta in un titolo d’opera Lorenzo Viotti, che a meno di trent’anni è stato designato direttore dell’Opera di Amsterdam. La Stagione presenta quindici titoli, in linea con la tradizione del teatro, di cui undici sono nuove produzioni: grazie alla macchina produttiva scaligera e alla qualità dei nostri laboratori gli spettatori hanno un’offerta continua di nuove creazioni.

Si confermano al contempo le direttrici artistiche che in questi anni hanno definito il profilo culturale del Teatro alla Scala e innanzitutto la valorizzazione del patrimonio musicale del melodramma italiano che ai grandi titoli di Verdi e Puccini accosta l’approfondimento del repertorio belcantistico e del cosiddetto Verismo, fino alle avanguardie storiche e con una sensibilità particolare per le opere che sul nostro palcoscenico sono state eseguite per la prima volta. Nello stesso tempo resta forte l’impegno sul repertorio internazionale, che segna il ritorno dell’opera francese e di un titolo wagneriano, e si sviluppano i progetti dedicati al Barocco e alla musica del nostro tempo.

Il Direttore Musicale Riccardo Chailly inaugura la Stagione proseguendo con Tosca il progetto di rivisitazione dei principali titoli pucciniani alla luce delle ricerche musicologiche più aggiornate. L’allestimento è di Davide Livermore, che ha già firmato con successo Attila per l’inaugurazione 2018/2019 e grande protagonista sarà ancora una volta Anna Netrebko, senza dubbio il soprano più importante del nostro tempo. Tosca, andata in scena per la prima volta nel 1900, segna una svolta nella storia del melodramma italiano dopo Verdi inserendosi d’autorità in un panorama ricchissimo e ancora troppo poco rappresentato. Anche quest’anno, dopo gli eccellenti ascolti delle scorse stagioni, la Prima sarà trasmessa da RaiCultura su Rai1, mentre la Città di Milano parteciperà all’evento con un fitto calendario di eventi e manifestazioni.

Verdi sarà presente in Stagione con tre opere. Il trovatore nella messinscena immaginifica di Alvis Hermanis sarà diretto da Nicola Luisotti con le voci di Liudmyla Monastyrska, Violeta Urmana, Massimo Cavalletti e Francesco Meli, che con la parte di Manrico prosegue la sua galleria di eroi verdiani. Zubin Mehta presta la sua bacchetta leggendaria a due titoli verdiani: Un ballo in maschera in un nuovo allestimento di Gabriele Salvatores con le voci di Saioa Hernández, Violeta Urmana, Fabio Sartori e Luca Salsi, e La traviata nella ripresa dello spettacolo storico firmato da Liliana Cavani, Dante Ferretti e Gabriella Pescucci, con i protagonisti che hanno portato al successo l’edizione 2019: Marina Rebeka e Angel Blue come Violetta, Francesco Meli come Alfredo in alternanza con Charles Castronovo e Leo Nucci, Plácido Domingo e George Petean come Giorgio Germont.

Compendio della tradizione melodrammatica ottocentesca e sguardo sull’avvenire, La Gioconda di Amilcare Ponchielli è opera di raro allestimento per la difficoltà di reperire le sei voci protagoniste. Alla Scala Saioa Hernández, Francesco Meli, Daniela Barcellona, Luca Salsi, Iudit Kutasi e Erwin Schrott saranno diretti da Ádám Fischer in uno spettacolo di Davide Livermore. Due i titoli del repertorio cosiddetto “verista”. L’amore dei tre re, che ebbe alla Scala la sua prima rappresentazione assoluta nel 1913 sotto la bacchetta di Tullio Serafin, sarà affidata al regista Àlex Ollé, famoso per i suoi spettacoli per la Fura dels Baus, e alla direzione di Carlo Rizzi, mentre in scena i tre timbri maschili di Ferruccio Furlanetto, Roberto Frontali e Giorgio Berrugi si oppongono alla protagonista Federica Lombardi, orgoglio dell’Accademia scaligera e vincitrice del premio Abbiati nel 2019. Fedora di Umberto Giordano, storico cavallo di battaglia dei grandi tenori, riporta alla Scala il carisma di Roberto Alagna insieme a Sonya Yoncheva, diretti da Daniel Oren. Il dramma, ambientato nella Russia prerivoluzionaria, è svolto in palcoscenico da Mario Martone e Margherita Palli.

Il percorso nel teatro musicale italiano approda alle avanguardie storiche con Intolleranza 1960, composta da Luigi Nono nel 1960 a partire da un’idea di Angelo Maria Ripellino e riproposta ora alla Scala da Zubin Mehta in accoppiata con il classico schoenberghiano Erwartung, con Camilla Nylund protagonista. Mehta ritrova qui Damiano Michieletto con cui aveva portato al Piermarini un poetico Falstaff di Verdi. Come sempre il titolo di musica d’oggi si inserisce nella collaborazione del Teatro con Milano Musica.

Due i titoli del repertorio belcantistico, entrambi di Gioachino Rossini: con Il turco in Italia, sublime commedia sulle passioni, debutta alla Scala Roberto Andò, regista di cinema, opera e prosa, autore e romanziere. Dirige Diego Fasolis, canta il meglio della nuova generazione rossiniana: Rosa Feola, Alex Esposito, Edgardo Rocha e Mattia Olivieri. La Scala partecipa alle commemorazioni di Luca Ronconi nel quinto anniversario della scomparsa consegnando ai complessi dell’Accademia la leggendaria produzione de Il viaggio a Reims con le scene di Gae Aulenti che fu portata alla Scala da Claudio Abbado nel 1985.

Il Teatro alla Scala prosegue un forte impegno sul repertorio internazionale. Il Direttore Musicale Riccardo Chailly, uno tra i maestri dal repertorio più ampio e diversificato, si è dedicato in questi anni ad approfondire il patrimonio del melodramma italiano, ma nel 2020 dirige il suo primo Richard Strauss alla Scala: Salome con Malin Byström, Michael Volle come Jochanaan e la coppia Marina Prudenskaya e Roberto Saccà come Herodias e Herodes. Lo spettacolo è firmato da Damiano Michieletto. L’altro titolo del repertorio tedesco in programma è la ripresa di Tannhäuser di Richard Wagner nello spettacolo di Carlus Padrissa dalla Fura dels Baus, diretta da Ádám Fischer con un cast straordinario che al protagonista Peter Seiffert affianca Krassimira Stoyanova, Albert Dohmen e Christian Gerhaher come Wolfram.

Due anche i titoli del repertorio francese: la ripresa dell’allestimento di Roméo et Juliette di Gounod firmato da Bartlett Sher segna il debutto alla Scala in un’opera di Lorenzo Viotti, direttore affermatosi rapidamente nelle maggiori sale europee. Sontuoso il cast con Diana Damrau, Vittorio Grigolo, Sara Mingardo e Markus Werba. Daniele Gatti torna invece alla Scala con Pelléas et Mélisande di Claude Debussy, nuova produzione con la regia di Matthias Hartmann, protagonisti Bernard Richter e Patricia Petibon.

Il progetto dedicato all’esecuzione di opere del Settecento su strumenti originali prosegue con una nuova produzione di Semele, oratorio profano di Händel, secondo titolo del progetto triennale pensato con Cecilia Bartoli dopo Giulio Cesare nel 2019. Il nuovo allestimento è ancora firmato da Robert Carsen e Cecilia Bartoli è affiancata da Ian Bostridge come Giove e Sara Mingardo come Giunone.

La Stagione di Balletto, esposta in queste pagine dal Direttore Frédéric Olivieri, presenta due importanti novità. La prima è Madina, una serata di teatro-danza commissionata dal Teatro alla Scala e da SIAE al compositore Fabio Vacchi e al coreografo Mauro Bigonzetti, che vedrà in scena Roberto Bolle e Filippo Timi, una prima assoluta che indaga vie nuove della danza e del teatro musicale. La seconda è l’inclusione nella Stagione di un titolo interamente affidato all’Accademia, come già avviene nella Stagione d’Opera: in questo caso la prima rappresentazione assoluta di Prometeo di Heinz Spoerli su musiche di Beethoven.

La Scala si conferma come una delle principali sale sinfoniche europee grazie a un programma articolato tra serate in abbonamento e concerti straordinari che schiera alcuni tra i più grandi direttori del nostro tempo. Riccardo Chailly celebra il 250° anniversario della nascita di Beethoven con un nuovo ciclo delle Nove sinfonie, tratto identificativo di ogni Direttore Musicale del Teatro, ma la Stagione Sinfonica include il ritorno di Zubin Mehta, Gianandrea Noseda e Myung-Whun Chung oltre all’attesissimo debutto con la nostra Orchestra di un maestro come Iván Fischer. I concerti straordinari ci danno la grande gioia di veder tornare alla Scala Riccardo Muti alla testa della Chicago Symphony Orchestra, ma voglio ricordare anche il Concerto di Natale con John Eliot Gardiner e il concerto straordinario per i 50 anni alla Scala di Plácido Domingo. Al termine della Stagione Christian Thielemann tornerà per due serate con la Staatskapelle Dresden.

Con il ritorno de La Cenerentola per i bambini, il progetto ‘Grandi spettacoli per piccoli’ propone nel corso della prossima Stagione 29 rappresentazioni per le scuole e le famiglie. Lo straordinario successo di questa iniziativa per giovanissimi spettatori è una costante dal primo giorno ed è bellissimo pensare che già decine di migliaia di bambini abbiano potuto in questi pochi anni entrare alla Scala e cominciare a conoscere divertendosi i capolavori di Mozart, Rossini e Donizetti. La Scala costruisce gli spettatori del futuro, ma offre innanzitutto un’occasione di educazione e di crescita oltre che un’esperienza indimenticabile.

I nostri abbonati sono il nostro patrimonio più prezioso. Fin dal mio arrivo alla Scala ho evidenziato come il pagamento del diritto di prelazione, che imponeva di fatto un prezzo più alto a chi sceglieva di abbonarsi, fosse un’anomalia che non trovava corrispondenza in nessuno dei grandi teatri del mondo, ma naturalmente restava il problema di trovare le risorse finanziarie per abolirlo. Dopo una prima riduzione sono felice e orgoglioso di poter annunciare che da quest’anno gli abbonamenti non avranno alcun supplemento di prezzo e risulteranno quindi più economici rispetto all’acquisto dei singoli biglietti cui si applica la prevendita. La novità giunge a completamento di un processo di riorganizzazione della biglietteria e dei servizi al pubblico che, iniziato con l’introduzione del biglietto elettronico, è proseguita con lo spostamento della biglietteria stessa e con un deciso intervento di lotta al bagarinaggio in nome della legalità, della trasparenza e dei diritti degli utenti. Questo ci è costato all’inizio una perdita di pubblico in seguito alla chiusura dei canali illegali di distribuzione, ma la tendenza degli ultimi mesi mostra invece un netto miglioramento.

Un’altra novità della prossima Stagione è che in seguito al successo delle conferenze introduttive per i titoli più rari e inconsueti, il Teatro ha deciso di estendere l’iniziativa a tutti i titoli della Stagione 2019/2020 offrendo a tutti gli spettatori un’ulteriore occasione di approfondimento.

La grande Stagione della Scala è frutto dell’impegno di tutte le professionalità e i talenti del Teatro. Per questo rivolgo un ringraziamento di cuore all’Orchestra, al nostro Coro, a tutti i lavoratori del palcoscenico, della sala, degli uffici, dei laboratori, insieme ai nostri Partner e Sostenitori, agli interlocutori istituzionali, alla Rai, ai nostri abbonati e al pubblico che ci è accanto con straordinaria curiosità e passione.

Puccini, Strauss e l’anno beethoveniano

Riccardo Chailly
Direttore musicale

Le linee artistiche che fanno da guida alla programmazione di questi anni disegnano un percorso sempre più approfondito nell’opera italiana, che è parte integrante del patrimonio artistico e culturale del nostro Paese e tratto identificativo dell’identità italiana nel mondo. Il Teatro alla Scala sente la responsabilità di allargare la conoscenza di questa straordinaria ricchezza portando alle scene opere poco eseguite ma anche aggiornando e approfondendo la percezione dei capolavori più celebri. In questa direzione si muove il ciclo pucciniano che dopo Turandot, La fanciulla del West, Madama Butterfly e Manon Lescaut torna in apertura di Stagione con Tosca con la regia di Davide Livermore. Puccini è per me tra gli autori di una vita e in anni di studio e di direzione ho avvertito sempre di più l’importanza di una rilettura che tenesse conto del dibattito musicologico, in linea con quanto già avvenuto per autori come Rossini o Verdi.

Culla di tanta parte del canone operistico italiano, la Scala ha tuttavia anche una tradizione di apertura internazionale che fa parte della sua storia e della sua identità. Se negli scorsi anni ho scelto di concentrarmi proprio sulla valorizzazione della tradizione italiana accostando a Puccini il giovane Verdi, Rossini, Donizetti e Giordano, nel 2020 ho voluto tornare anche al repertorio internazionale, che ha costituito tanta parte della mia vita artistica, dirigendo per la prima volta alla Scala un’opera di Richard Strauss, Salome, che sarà anche l’occasione di incontro con il regista Damiano Michieletto. Il percorso interpretativo su quest’autore, che negli ultimi anni ho diretto in concerto con la Filarmonica e con l’Orchestra del Festival di Lucerna, trova così una prosecuzione anche sulla scena.

Nel 250° anniversario della nascita di Ludwig van Beethoven insieme ai musicisti scaligeri abbiamo programmato un nuovo ciclo completo delle Sinfonie, autentica pietra angolare del pensiero musicale occidentale e confronto imprescindibile cui ogni orchestra deve periodicamente tornare. Per me, un modo per suggellare l’intesa cresciuta in questi anni con i musicisti scaligeri. Il programma coinvolgerà infatti Coro e Orchestra del Teatro, la Filarmonica della Scala e mi vedrà per la prima volta sul podio dell’Orchestra dell’Accademia, che in questi anni ha realizzato un importante percorso di crescita.

Sono particolarmente lieto inoltre di poter tornare alla testa dell’Orchestra del Festival di Lucerna in un concerto a favore della Croce Rossa il cui programma sarà interamente dedicato a Rachmaninov. Questa serata conferma la collaborazione e il programma di scambi che abbiamo avviato tra il Festival e il nostro Teatro.
Il mio lavoro quotidiano, nei progetti di cui porto la responsabilità musicale diretta come nell’attività di preparazione e organizzazione, si inserisce in una programmazione che si è fatta più ampia e variata, coinvolgendo direttori ospiti di grande prestigio internazionale e sviluppando le caratteristiche di flessibilità che costituiscono da sempre un tratto d’eccellenza dei complessi scaligeri.

Ulteriori informazioni: Teatro alla Scala

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