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Il Giustino – Accademia Bizantina, Ottavio Dantone (Naïve CD)

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La nuova incisione de Il Giustino di Antonio Vivaldi, pubblicata dalla Naïve come volume 58 della Vivaldi edition, costituisce un importante tassello nella riscoperta della vasta produzione del Prete Rosso. L’opera appartiene al periodo dell’ormai raggiunta maturità creativa del compositore e vede un Vivaldi all’apice della sua fama, soprattutto al di fuori di Venezia dove pesa ancora l’attacco costituito dalla pubblicazione (1720) de Il teatro alla moda di Benedetto Marcello. Scritta per Roma, dove viene rappresentata nella stagione di Carnevale del 1724, utilizza un libretto di Niccolò Beregan del 1683, rimaneggiato da Pietro Pariati. Siamo quindi negli anni immediatamente precedenti alla riforma di Zeno e Metastasio, sicché elementi fantastici come l’apparizione della Fortuna a Giustino dormiente, di un terribile mostro marino e di voci soprannaturali trovano ancora spazio in un’azione di ispirazione storica. Vivaldi, fedele all’usanza del tempo, fa un corposo ricorso alla sua precedente produzione, da cui deriva una ventina di pezzi, fra cui il più celebre è un’ampia citazione della Primavera che accompagna l’ingresso della Fortuna nel primo atto. Se l’organizzazione generale della partitura non sembra offrire spunti di originalità – la maggior parte dei pezzi è costituita da arie con da capo, mentre si contano due soli brevi duetti – la ricchezza melodica e la fantasia strumentale di Vivaldi sorprendono sempre, al di là delle convenzioni, tanto che l’ascolto dei tre CD trascorre rapido. Fra le molte pregevoli pagine, rammenterei qui le due arie di Giustino rispettivamente in apertura e chiusura del secondo atto: “Sento in seno ch’in pioggia di lagrime”, con il suggestivo accompagnamento pizzicato e l’aria eroica “Ho nel petto un cor sì forte” con salterio concertante.

L’esecuzione della partitura è affidata all’eccellente Accademia Bizantina diretta da Ottavio Dantone, autore anche delle variazioni e della musica dell’aria “Misero è ben colui”. Dantone, forte della sua conoscenza del repertorio barocco, ha preparazione tecnica e sensibilità per vincere ogni perplessità che il termine filologia possa far insorgere in chi si accinga all’ascolto. Coadiuvato dai maestri dell’Accademia, sa infondere significato a ogni singola nota e frase, così che dei singoli elementi dell’architettura vivaldiana emerga sempre chiara la funzione. Anche le sezioni più convenzionali suonano fresche e nuove, come pure i da capo. Musicalità e teatralità si fondono pienamente nella sua interpretazione: l’esempio è offerto dai recitativi che risultano qui tanto interessanti e coinvolgenti quanto le arie. Stupisce trovarsi innanzi a una simile varietà di accenti e colori, non solo fra un brano e l’altro, ma fra ogni singola ripetizione. Ogni affetto trova la giusta intensità in un perfetto equilibrio fra le parti strumentali e le voci dei solisti, qui fra massimi specialisti del repertorio barocco. Le parti che originariamente furono sostenute da castrati – a Roma non era concesso alle donne calcare le scene – sono qui affidate tutte a voci femminili con l’eccezione del ruolo di Andronico. Quella del canto barocco è per molti una vexata quaestio, soprattutto fra gli appassionati, se la voce, cioè, vada o meno in maschera come vuole la tecnica del canto classico. Ma se si temono suoni fissi e asfittici da questa edizione, si è in errore. Stilisticamente irreprensibili, gli interpreti assecondano la lettura di Dantone, contribuendo ad arricchirne la tavolozza espressiva e risolvendo egregiamente sia da un punto di vista prettamente tecnico che musicale le difficoltà della scrittura vivaldiana.

Delphine Galou crea un Giustino dalle molteplici sfaccettature e credibile nella sua evoluzione da bifolco a imperatore, anche se in alcuni passaggi le note nell’estremo registro basso di contralto suonano forzate, ma sono appunti di scarso rilievo a fronte di una prestazione eccellente. Il soprano Emöke Baráth, nella parte dell’imperatrice Arianna, offre una prova di alto livello per purezza stilistica e omogeneità di emissione. Ottima Silke Gäng nella parte di Anastasio che risolve con pieno controllo delle agilità e bel timbro pastoso. Veronica Cangemi come Leocasta ha, all’opposto, alcune asperità in taluni passaggi virtuosistici, ma fraseggia bene, mentre il tenore Emiliano Gonzalez Toro domina la complessa scrittura virtuosistica di Vitaliano in modo impeccabile, scandendo bene ogni singola nota e ogni parola, risultando uno degli elementi migliori dell’incisione. Arianna Vendittelli è Amanzio, generale delle forze imperiali, voce agile e riccamente espressiva. Alessandro Giangrande, come tenore, è un superbo Polidarte; come alto canta la parte di Andronico risultando maggiormente convincente nella seconda aria “Più bel giorno più bel fato” che in “E’ pur dolce ad un’anima amante” dove il timbro risulta povero di colore, sebbene tecnicamente inoppugnabile. Bene nel complesso Rahel Maas nella parte della Fortuna, anche se nel registro acuto la voce assume un timbro metallico con un’emissione fissa che risulta poco piacevole.

La qualità dell’incisione è ottima; il booklet in quattro lingue, che completa il cofanetto e che presenta un breve saggio di Reinhard Strohm, esaustivo ma talora oscuro per sinteticità, e un’intervista a Dantone, non è purtroppo esente da alcuni refusi.

Antonio Vivaldi
IL GIUSTINO RV 717
Dramma per musica in tre atti
Libretto di Niccolò Beregan
Edizione di Reinhard Strohm

Giustino Delphine Galou
Arianna Emőke Barath
Anastasio Silke Gäng
Leocasta Veronica Cangemi
Vitaliano Emiliano Gonzalez Toro
Amanzio Arianna Vendittelli
Polidarte / Andronico Alessandro Giangrande
Fortuna Rahel Maas

Accademia Bizantina
Direttore Ottavio Dantone

Etichetta Naïve
Formato Cd
N. supporti: 3
Codice catalogo: OP30571
Codice a barre: 0709861305711
Uscita in Italia: 16 novembre 2018

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