Quando alla Wiener Staatsoper, pochi minuti prima dell’inizio della recita de La traviata, viene annunciato che, nonostante l’indisposizione, il soprano Kristina Mkhitaryan canterà comunque, chiedendo contestualmente la comprensione del pubblico, si pensa subito al peggio. Bastano però le prime scene della festa per ricredersi: la cantante, pur non in perfetta forma, riesce a cesellare compiutamente il personaggio di Violetta Valery.
Voce versatile e musicalissima, Mkhitaryan sfoggia un timbro pastoso nel registro centrale, acuti ben sostenuti e colorature risolte brillantemente e in stile. Prudentemente, non esegue il mi bemolle di tradizione a chiusura di “Sempre libera”. Interessante e non convenzionale la scelta di ricorrere, nel secondo atto, a una declamazione parlata durante lo scambio di battute con Alfredo alla festa: una soluzione stilisticamente arbitraria, ma di forte efficacia teatrale, che appare ardita e nel complesso riuscita. Accanto alle indubbie qualità musicali, Mkhitaryan convince anche sul piano attoriale e catalizza l’attenzione, elemento decisivo in un allestimento come quello proposto.
Xabier Anduaga, Alfredo, si fa apprezzare per una voce tenorile piena, ben appoggiata e facile in acuto. Il registro superiore è luminoso, squillante, e riempie la sala. Al termine di “De’ miei bollenti spiriti”, cantata con slancio e partecipazione, il pubblico gli tributa un lungo e meritato applauso a scena aperta. L’unico limite, a fronte di molti pregi, riguarda la pronuncia italiana, con frequenti incertezze sulle dentali: diverse “t” scivolano in “d” e tanti “quanto” diventano “quando”.
Prova leggermente discontinua quella di Artur Ruciński, Giorgio Germont, che alterna momenti di canto sulla parola, nobile fraseggio e limpidezza – come in “Di Provenza il mar, il suol” – ad altri, quali “Pura siccome un angelo”, in cui l’emissione risulta a tratti “indietro” e qualche nota lievemente calante. Buona la prova attoriale, mai sopra le righe, ma partecipe e misurata, soprattutto nel secondo atto.
La Flora di Florentina Serles si distingue per una voce voluminosa e un’eccellente pronuncia italiana, mentre l’Annina di Stephanie Maitland colpisce per il timbro piacevolmente scuro, interessante contraltare alla Violetta di Mkhitaryan. Meno a fuoco vocalmente il Gastone di Carlos Osuna, mentre la dizione del Marchese di Hans Peter Kammerer risulta a tratti perfettibile. Corretti, sia vocalmente sia scenicamente, gli altri comprimari, con una menzione per il Dottor Grenvil di Dan Paul Dumitrescu, dal timbro vellutato e dall’ottima pronuncia italiana.
L’unico italiano impegnato nella produzione è Giampaolo Bisanti. Il direttore governa l’insieme con sicurezza, senza il minimo sbandamento, e imprime una visione personale e coerente. Il rischio maggiore di un titolo come questo, soprattutto in una ripresa in uno dei teatri più produttivi al mondo, è quello di ridurre l’opera a una routine sbiadita e poco sentita. Bisanti, invece, propone una lettura appassionata, lavorando con intelligenza sui ritmi ternari e sui valzer, sottraendoli a ogni compiacimento salottiero per concentrarsi sul respiro della frase e sul peso degli accenti, restituendo così alle melodie quella nobiltà tragica che le ancora al dramma più che alla danza. Particolarmente curata l’attenzione alle finezze orchestrali che costellano la partitura. L’Orchestra della Wiener Staatsoper risponde perfettamente, solida tanto nelle singole sezioni quanto nell’insieme, restituendo un suono compatto e curato. Analogo discorso per il Coro della Wiener Staatsoper, che partecipa con efficacia nel rendere al brindisi e ai cori di zingarelle e matadori alla festa cafonal in casa di Flora quella nobiltà spesso perduta, convincendo anche nel carnevale fuori scena.
Lo spettacolo è quello firmato nel 2021 da Simon Stone, in coproduzione con l’Opéra di Parigi, che traspone La traviata nella contemporaneità, fra influencer, parvenu e cafoni. Ne aveva già riferito Alberto Dilenge in occasione delle rappresentazioni parigine (qui il link), con valutazioni che condividiamo nelle linee generali. Il palco è occupato da una piattaforma girevole a due facce concave, utilizzate per le proiezioni, che celano un interno convesso, destinato alle scene e agli elementi d’arredo; un dispositivo che, senza scadere nel didascalico, illustra di volta in volta ambienti interni ed esterni. La scelta appare particolarmente pertinente e contribuisce, anche grazie alla recitazione richiesta a cast e coro, alla riuscita di un allestimento di dinamicità non comune. Nel complesso, lo spettacolo risulta drammaturgicamente riuscito, elegante e mai banale, nei primi due atti; nel terzo, invece, perde sia chiarezza teatrale sia parte della sua eleganza. Decisamente kitsch le proiezioni durante lo strazio di Violetta, con selfie della coppia scattati fra cene, aperitivi e momenti intimi, che creano uno scarto francamente superfluo, fino a sfiorare involontariamente la parodia. Allo stesso modo, l’ambientazione ibrida fra il letto d’ospedale e la riproposizione in flashback delle scene del primo atto finiscono per sottrarre intensità e forza all’epilogo.
Standing ovation e applausi ripetuti coronano la recita. 




Wiener Staatsoper
LA TRAVIATA
Opera in tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave
da ‘La dame aux camélias’ di Alexandre Dumas figlio
Musica di Giuseppe Verdi
Violetta Valéry Kristina Mkhitaryan
Flora Bervoix Florentina Serles
Annina Stephanie Maitland
Alfredo Germont Xabier Anduaga
Giorgio Germont Artur Ruciński
Gastone Carlos Osuna
Barone Douphol Leonardo Neiva
Marchese von Obigny Hans Peter Kammerer
Dottor Grenvil Dan Paul Dumitrescu
Giuseppe Wolfram Igor Derntl
Commissario Alejandro Pizarro-Enríquez
Servo di Flora Wolfram Igor Derntl
Orchestra e Coro della Wiener Staatsoper
Direttore Giampaolo Bisanti
Regia Simon Stone
Scene Robert Cousins
Costumi Alice Babidge
Luci James Farncombe
Video Zakk Hein
Allestimento coprodotto con l’Opéra national de Paris
Vienna, 6 febbraio 2026

