Ci sono opere strettamente legate e connesse alla città in cui si svolgono. Per Vienna, queste sono Der Rosenkavalier e Ariadne auf Naxos di Richard Strauss. Ça va sans dire, entrambi i titoli fanno parte del repertorio della Wiener Staatsoper dove, a poco più di un anno dall’ultima messa in scena, Ariadne è ritornata con grande successo.
Caleidoscopio di comicità e tragedia, teatro nel teatro, neoclassicismo e sensibilità neo-rinascimentali, sentori viennesi fin de siecle ed echi espressionistici, Ariadne auf Naxos ha necessariamente bisogno di una visione registica (e scenografica) che sappia restituire visivamente allo spettatore tutte le componenti del dramma di von Hoffmannsthal e della musica di Strauss. L’allestimento di Sven-Eric Bechtolf, già visto alla Scala di Milano nel 2022 (recensione a questo link), è quanto di più perfetto si possa desiderare per l’opera. Anzitutto, per l’impianto scenografico e i costumi di Rolf e Marianne Glittenberg, di un’eleganza e bellezza ormai rare. Scegliendo di ambientare l’opera nella Vienna tardo-imperiale d’inizio Novecento, ci si immerge fin da subito in quel cotè in cui convivevano indisturbati echi decadenti, avanguardia, spirito da operetta e grande nobiltà austriaca da valzer, ovvero lo stesso clima in cui Strauss compose l’opera. Le belle scene sono un piacere per gli occhi: dallo spaccato del palazzo nobiliare, dominato da un grande lampadario di cristallo, alla grande vetrata posta in fondo al palcoscenico da cui si scorge un curato giardino, alla grande sala in cui si svolge l’opera meta-teatrale e a cui prendono parte i notabili viennesi. Non si tratta di didascalismo, ma di un afflato di bellezza teatrale quasi commovente, sostenuto da una regia che muove cantanti e comparse con naturalezza, traducendo in gesto scenico ogni intenzione musicale.
Se l’allestimento convince, il cast non è da meno. Il mezzosoprano Samantha Hankey stupisce nella parte en travesti del Compositore. La voce è un fiume in piena, ampia e generosa, gli acuti sono saldi e luminosi, l’interpretazione teatrale convincente. Per lei, applausi meritati al termine del Prologo. Altro “vocione” quello Anja Kampe, vero e proprio soprano drammatico spinto. Se nei brevi interventi nel Prologo ci fa pregustare il suo canto, nell’opera si erge a vera e propria primadonna. Come nel caso della Hankey, la voce è imponente, i registri omogenei, gli acuti taglienti come lame; sembra quasi di assistere a un ideale passaggio di testimone tra Prologo e opera, fra le due cantanti e le rispettive voci. Molto intensa e sentita l’aria “Es gibt ein reich”, eseguita con finezza di fraseggio e intelligenza musicale, impreziosita da piani e mezze voci notevoli.
Accanto a lei, quale ottimo contrappunto leggero, la Zerbinetta di Erin Morley. Personaggio complicatissimo da tradurre sulla scena, la Morley è spigliatissima e recita molto bene. La voce, non grandissima, è ben proiettata e si piega a una linea pulita e limpida. Se appare vocalmente un po’ trattenuta nel Prologo, Morley dà il meglio di sé nell’opera, scatenando una gara di applausi al termine di Großmächtige Prinzessin e trascinando il pubblico in un vortice di colorature, acrobazie vocali e sovracuti perfetti per intonazione, emissione e tenuta.
Ruolo ai limiti dell’incantabilità, Bacco è spesso il problema nelle produzioni di Ariadne. In questa produzione Clay Hilley si impone e porta a casa la recita con onore. Vero e proprio baritenore, esibisce una vocalità scura che affronta bene la salita in acuto e regala perfino notevoli pianissimi. Molto bene anche Jochen Schmeckenbecher, Maestro di musica dal timbro scuro di velluto, incisivo nei declamati, e Jörg Schneider, Maestro di ballo dalla linea cristallina e dagli acuti facili.
Accanto a tali ottimi protagonisti, la produzione può contare anche su due ensemble musicalissimi e puntuali. Quello delle Ninfe (con il bel timbro ambrato di Stephanie Maitland e la precisione e gli acuti sognanti dell’Eco di Jenni Hietala) e il gruppo compatto dei comici italiani, capitanti dall’ottimo Arlecchino di Stefan Astakhov, che strappa l’applauso a scena aperta dopo la sua canzone, eseguita con buon fraseggio, bel legato e apprezzabili mezze voci. Vera e propria star austriaca, l’attore Bernhard Schir nel ruolo parlato del Maggiordomo si fa apprezzare per la spigliatezza nella recitazione e la voce sonora.
Cornelius Meister dirige sprigionando l’intera tavolozza di colori e climi espressivi propri di Ariadne, alternando finezze cameristiche, fratture espressionistiche e leggerezza nei momenti comici e farseschi. L’orchestra della Wiener Staatsoper, che conosce quest’opera come quella dell’Arena conosce Aida, suona benissimo facendo emergere dalla buca un suono compatto, pulito e coeso.
Al termine, quindici minuti di applausi e chiamate infinite salutano una recita di repertorio, sì, ma non di stanca routine. 




Wiener Staatsoper – Stagione 2025/26
ARIADNE AUF NAXOS
Opera in un atto con prologo
Libretto di Hugo von Hofmannsthal
Musica di Richard Strauss
Maggiordomo Bernhard Schir
Maestro di musica Jochen Schmeckenbecher
Compositore Samantha Hankey
Tenore (Bacco) Clay Hilley
Ufficiale Daniel Lökös
Maestro di ballo Jörg Schneider
Parrucchiere Wolfram Igor Derntl
Lacchè Marcus Pelz Zerbinetta Erin Morley
Primadonna (Arianna) Anja Kampe
Arlecchino Stefan Astakhov
Scaramuccio Andrea Giovannini
Truffaldino Simonas Strazdas
Brighella Hiroshi Amako
Naiade Florina Ilie
Driade Stephanie Maitland
Eco Jenni Hietala
Orchestra della Wiener Staatsoper
Direttore Cornelius Meister
Regia Sven-Eric Bechtolf
Scene Rolf Glittenberg
Costumi Marianne Glittenberg
Luci Jürgen Hoffmann
Allestimento del Wiener Staatsoper
Vienna, 22 febbraio 2026

