Una delle serate d’opera più rivelatrici e intense degli ultimi tempi. È questo il bilancio di Animal Farm di Alexander Raskatov, terza opera del compositore russo, andata in scena per la prima volta ad Amsterdam nel 2022. Coprodotta con la Staatsoper di Vienna, dove ha avuto la prima nel 2024, è stata ripresa a chiusura della stagione corrente. Uno dei maggiori meriti della direzione di Bogdan Roščić a Vienna è stato quello di inserire in repertorio opere del secondo Novecento e contemporanee, come Le Grand Macabre di Ligeti e la stessa opera di Raskatov, entrambe capaci di registrare il tutto esaurito per quattro recite.
L’opera di Raskatov si basa sul celebre romanzo antitotalitario di George Orwell. Se questo rimane l’ipotesto dell’opera, il compositore, autore del libretto assieme a Ian Burton, introduce alcuni cambiamenti rispetto alla fonte orwelliana. La trasformazione di Squealer in un megafono della propaganda che unisce i tratti di Molotov a quelli di Lavrentij Berija – aggiungendo una componente di sadismo sessuale – rende ancora più tangibile la depravazione del potere assoluto. Al contempo, l’introduzione di Minimus, per rappresentare l’asservimento dell’arte alla politica, costituisce una frecciata tagliente e metateatrale. Ancora, la sostituzione del corvo tradizionalmente religioso con Blacky, una macchina di morte che richiama metodi di sterminio e veleni, sposta l’asse verso un nichilismo assoluto.
Il libretto, in lingua inglese, è poeticamente ispirato, stringato e assai teatrale. Si percepisce la compartecipazione emotiva e simpatetica del compositore, la cui famiglia subì in prima persona le persecuzioni del regime sovietico. La musica, stupendo caleidoscopio di colori e timbri, denota originalità, lucidità e gran gusto. Raskatov non rinuncia alla tonalità, ma la utilizza in modo del tutto personale: basti pensare agli inni All animals are equal e Beasts of Farmland che vengono armonizzati non con triadi accademiche, ma con quinte vuote, trasmettendo senso di ieraticità e di straniamento, o a passaggi tonali melodici in cui risuonano talvolta echi pucciniani e giordaniani, subito spezzati da contromelodie atonali ed effetti percussivi perturbanti. Risuonano anche Berg e Ligeti, ma tutto viene riletto e riorganizzato con una scrittura forse unica, in cui le melodie sontuose sono spesso accompagnate da suoni percussivi tanto a suono indeterminato (per dare ritmo) quanto a suono determinato – celesta, glockenspiel e marimba – che conferiscono un che di prezioso e regale al tessuto orchestrale. Altro elemento degno di nota è l’assenza all’ascolto in teatro di modelli o citazioni, a eccezione di “Casta Piggetta” di Squealer, una sorta di “Casta Diva” rivista con gli occhi di “Amor ti vieta” su effetti percussivi. Altra caratteristica della scrittura, sul versante vocale, è l’uso di una vocalità parcellizzata e onomatopeica che richiede agli esecutori di restituire i suoni e gli effetti degli animali che impersonano. La scrittura vocale è difficilissima, con sopracuti estremi, passaggi di ottave tra una nota e l’altra, vibrati, e richiede un virtuosismo estremo.
Il cast vocale è di altissimo livello. Eccezionale la Blacky di Elena Vassilieva. Il soprano russo, moglie del compositore, mostra una conoscenza della parte che travalica la mera preparazione scenica. La voce, penetrante e salda, è perfettamente capace di eseguire sopracuti, versi animaleschi e veri e propri fischi vocali per richiamare gli effetti del corvo, quasi spingendosi ai limiti della vocalità umana. Ottima la cavalla Mollie di Holly Flack, che esegue colorature difficilissime e passaggi impervi con un registro acuto d’acciaio, e il Benjamin di Karl Laquit, che nei panni dello stoico asino, alterna ringhi e sonorità bestiali di estrema parcellizzazione a passaggi controtenorili spiegati. Allo Squealer di Andrei Popov invece sono richiesti grugniti, fischi e passaggi dal grave al sopracuto, tutti eseguiti molto bene.
Nei panni del generale Old Major il basso profondo Gennady Bezzubenkov, dalla pronuncia squisitamente russa, rende benissimo scenicamente la parte del vecchio comandante e sfoggia una voce piuttosto ampia e proiettata, udibile anche nel registro grave. Bene lo Snowball del tenore Michael Gniffke, dalla voce generosa e spiegata, ottimo contraltare al perfido Napoleon di Wolfgang Bankl, voce baritonale piuttosto corposa. Sebbene il timbro non sia particolarmente dolce o vellutato, la ruvidità vocale appare pienamente confacente al personaggio. Il migliore della serata è Boxer, interpretato da Stefan Astakhov, che delinea il generoso cavallo con accenti nobili e una voce imponente e ben salda. Corretti i coniugi Jones affidati a Daniel Jenz e Aurora Marthens.
Determinante per il successo della produzione è l’allestimento di Damiano Michieletto. Il regista veneziano, com’è noto, continua a dividere pubblico e critica. Ma più che emettere giudizi assoluti, conviene valutarne di volta in volta i singoli lavori. Ci sono spettacoli di Michieletto di notevole efficacia, come Les Contes d’Hoffmann, e altri meno persuasivi, come la recente Carmen milanese. Personalmente, crediamo che Michieletto dia il meglio di sé nel teatro musicale contemporaneo. Lo avevamo già compreso in occasione dello stupendo Il nome della rosa, e lo pensiamo con più forza alla luce di Animal Farm. Michieletto traduce in scena il grottesco, la violenza, le angherie della società degli animali, cogliendo perfettamente lo spirito dell’opera con una direzione attenta degli attori e una gestione delle masse sempre calibrata. Infine, le bellissime scene di Paolo Fantin, un vero e proprio mattatoio fra gabbie e pareti di marmo bianco asettico, restituiscono perfettamente lo Zeitgeist della vicenda.
Alexander Soddy, chiamato all’impegno straordinario di dirigere per una settimana a giorni alterni Così fan tutte e Animal Farm, si capisce che crede nell’opera di Raskatov; mantiene l’ordine in buca e in scena senza il minimo scollamento, controllando una scrittura difficile, articolata e inedita. L’Orchestra della Wiener Staatsoper, applauditissima, realizza perfettamente il rigore richiesto dal podio con un suono pulito, coeso e preciso. Bene anche Coro e Voci bianche, sempre udibili e compatti, nonostante il clangore orchestrale.
Alla fine, sette minuti di applausi e un teatro esaurito dimostrano che l’opera, se ci si crede, è viva più che mai. L’allestimento è coprodotto con il Massimo di Palermo e dovrebbe andare in scena nel teatro siciliano in una delle prossime stagioni. Un’occasione unica per assistere dal vivo a un vero e proprio capolavoro operistico del nostro tempo. 




Wiener Staatsoper – Stagione 2025/26
ANIMAL FARM
Opera in due atti, nove scene e un epilogo
Libretto di Alexander Raskatov e Ian Burton,
dal romanzo di George Orwell
Musica di Alexander Raskatov
Old Major Gennady Bezzubenkov
Napoleon Wolfgang Bankl
Snowball Michael Gniffke
Squealer Andrei Popov
Boxer Stefan Astakhov
Benjamin / Young Actress Karl Laquit
Minimus Artem Krutko
Clover Margaret Plummer
Muriel Isabel Signoret
Blacky Elena Vassilieva
Mollie Holly Flack
Mr. Jones Daniel Jenz
Mrs. Jones Aurora Marthens
Mr. Pilkington Clemens Unterreiner
Orchestra, Coro e Coro di voci bianche della Wiener Staatsoper
Direttore Alexander Soddy
Regia Damiano Michieletto
Scene Paolo Fantin
Costumi Klaus Bruns
Coreografia Thomas Wilhelm
Luci Alessandro Carletti
Drammaturgia Wout van Tongeren e Luc Joosten
Produzione della Wiener Staatsoper in coproduzione con
Dutch National Opera, Teatro Massimo di Palermo
e Opera Nazionale Finlandese
Vienna, 18 giugno 2026
Photo: Michael Poehn

