C’è da chiedersi se la regista Manu Lalli, che firma l’allestimento della Cenerentola di Rossini coadiuvata dalle dinamiche scene di Roberta Lazzeri e dai bei costumi di Gianna Poli, immaginasse che questo spettacolo sarebbe approdato a Torino, al Teatro Regio, dopo essere nato a Firenze, dove debuttò all’aperto nel 2017, nel cortile di Palazzo Pitti, e fu poi ripreso nel 2024 al chiuso, al Teatro del Maggio.
Sembrerebbe confermarlo l’omaggio che l’ultimo quadro dell’opera riserva alla Reggia di Venaria, con la splendida fuga prospettica della Galleria di Diana che fa da contorno alla bontà che trionfa e al riscatto sociale della protagonista, che sale sul trono e perdona tutti, anche chi l’ha costretta a subire tutte le umiliazioni possibili prima di coronare un sogno che si realizza come se uscisse dai libri che sono stati il suo rifugio e sostegno, forse anche il valore aggiunto che l’ha resa migliore. Quei libri che le sorellastre le rubano di mano e ne stracciano le pagine durante la Sinfonia, in segno di disprezzo, ma che rappresentano il retaggio del suo passato di bambina, quando la madre, prima di morire e lasciarla in balia del patrigno, le aveva insegnato ad amare lettere e poesia; forse anche a sognare, perché è dalle pagine di quei libri che escono i personaggi che l’accompagnano alla conquista della felicità: sei ballerine e una bimba che le ricordano i suoi trascorsi d’infanzia lieta mentre il patrigno e le sorellastre la sommergono di angherie.
Altro che “servaccia ignorantissima!”. Angelina è l’unica, in quella famiglia di volgari e boriosi arrivisti, talmente stupidi da destare il riso, che rappresenta la luce della ragione e dei buoni sentimenti, forse anche dell’intelligenza che vince sulla grettezza. Ecco perché lo spettacolo, che si muove nel segno della tradizione, pur con qualche eccesso coreografico di troppo, colpisce nel segno. L’impianto scenico risente del fatto che si tratta di un allestimento concepito per uno spazio en plein air, e mantiene le quinte a vista che si girano per passare dalle stanze del palazzo in agonia di Don Magnifico alle lussuose sale della dimora principesca. Un allestimento, quindi, gradevole e agile, che regala bei momenti anche nel corso del temporale, con le ballerine che in sala volteggiano fra il pubblico con ombrelli coperti da veli bianchi per simboleggiare il vortice della pioggia.
Per il resto, questa Cenerentola, che apre la programmazione del nuovo anno prima dell’atteso allestimento di Macbeth diretto da Riccardo Muti previsto a febbraio, segna il felice debutto al Teatro Regio di Antonino Fogliani, bacchetta che sa indubbiamente dare del tu al genio pesarese. La sua concertazione sceglie tempi vorticosi, incalzanti, se si vuole anche croccanti ed incisivi, sempre nel segno di quel controllo minuzioso degli equilibri che viene dall’esperienza in questo repertorio e dalla buona sintonia che sembra esserci fra lui e l’Orchestra del Regio e il Coro, quest’ultimo istruito da Piero Monti, pronti ad assecondare una lettura musicale che è limpida ma concreta, senza incedere troppo nel patetismo di alcune pagine, ma neanche dimenticandosi che Cenerentola, a differenza dell’Italiana in Algeri e del Barbiere di Siviglia, possiede la patina commossa che si irradia fra le dinamiche della commedia liberandola da ogni deriva farsesca e fornendo alla partitura quella tinta sentimentale e innocente che, mischiandosi alla comicità, le regala quel sapore di mezzo carattere così singolare e unico, colto anche grazie al tocco di divertita fantasia nell’improvvisazione impresso ai recitativi accompagnati al fortepiano con bravura da Paolo Grosa.
Ovviamente perché questa particolare caratteristica possa percepirsi non basta un buon direttore, ci vuole anche una compagnia di canto giusta. Al Regio si sono fatte le cose in grande, perché la locandina degli interpreti è di gran lusso.
L’Angelina di Vasilisa Berzhanskaya è la conferma di come scelte non del tutto conformi al proprio strumento vocale possano determinare risultati inferiori alle attese, che erano tante trattandosi di una delle cantanti di prestigio fra le più interessanti nell’attuale panorama internazionale. La voce della cantante russa, si sa, è “anfibia”, e tale caratteristica l’ha spinta spesso a interpretare parti ora di mezzosoprano, ora di soprano. Nella sostanza, però, resta un soprano dalle ombreggiature scure e dall’indubbia maestria nel canto di coloratura. Ma siccome Angelina ha una vocalità di mezzocontralto, spostare il baricentro della voce nel settore medio grave non sempre la agevola, tanto che le stesse colorature sono talvolta accarezzate più che realmente sgranate in “Ah! Ci lascio proprio il cuore” e in “Parlar – pensar – vorrei”, fino al rondò finale. Qui fioriture e volate ci sono tutte, ma forse poco fosforescenti e tendenti a perdere di grinta e sostanza, mentre gli sfoghi in acuto, davvero imperiosi, la portano a non trovare una quadratura di timbro del tutto conforme col resto della voce. Anche dal punto di vista espressivo, la sua Cenerentola, al di là del fascino indubbio della figura, è poco personale; sfoggia col contagocce languore e sentimento, non lascia un segno indelebile nel donare vero involo nostalgico alla canzone “Una volta c’era un re”, anche se cantata con morbidezza ed eleganza, oppure febbrile carica emozionale alle frasi “Signor, una parola”, quando implora Don Magnifico di portarla anche per un’“ora sola” con le sorelle al ballo nel palazzo di Don Ramiro, e “Ah! signor, s’è è ver che in petto”, con la quale si rivolge al principe per domandare compassione e perdono per le sorellastre. A conti fatti, una prova sì di alto livello, ma che lascia un po’ freddi.
Ottima la prova del tenore maltese Nico Darmanin, che nei panni di Don Ramiro offre bella presenza scenica e un puntuale rendimento vocale. Il timbro risulta qua e là ovattato ma capace di svettare in acuto nei do dell’aria del secondo atto, eseguita anche col da capo della cabaletta opportunamente variato, ma con una sezione centrale, “Pegno adorato e caro”, dove nel canto legato e sospiroso è sembrato un po’ opaco nonostante il bell’impiego dell’emissione mista.
A fare la parte del leone e a giganteggiare sulla scena sono i due buffi. Il Don Magnifico di Carlo Lepore si ammira per la saggezza del fraseggio, la perizia nel sillabato e la timbratura di una voce sempre presente a se stessa. Non c’è sillaba o accento che sia lasciato al caso, a favore di una caratterizzazione scenica che si pone nel segno dalla grande tradizione buffa del canto italiano e lo conferma interprete di riferimento in questa parte. Lo stesso può dirsi del parimenti centratissimo Dandini di Roberto de Candia, che s’impone da subito con una cavatina d’ingresso dove sale in cattedra nel mostrarsi flessibile nel canto fiorito, impreziosito da una ricchezza di sfumature e accenti perfetti, fino alla frase del secondo atto “Alfine sul bracciale ecco il pallon tornò”, facendone un capolavoro d’arguzia condita di souplesse. Va da sé che il duetto fra questi due indubbi maestri del canto rossiniano, stilisticamente irreprensibili, ha finito coll’essere il vertice esecutivo della serata.
Buona la prestazione del giovane basso azero Maharram Huseynov, voce davvero interessante, che esce a testa alta dall’impervia aria di Alidoro “Là del ciel nell’arcano profondo”, funzionali le due sorellastre, alle quali hanno dato voce e buon brio scenico due cantanti del Regio Ensemble, Albina Tonkikh (Clorinda) e Martina Myskohlid (Tisbe).
Sala esaurita in ogni ordine di posti e successo convinto per tutti. L’anno, al Teatro Regio, è iniziato bene. 




Teatro Regio Torino – Stagione 2025/26
LA CENERENTOLA
ossia La bontà in trionfo
Dramma giocoso in due atti
Libretto di Jacopo Ferretti
Musica di Gioachino Rossini
Angelina Vasilisa Berzhanskaya
Don Ramiro Nico Darmanin
Dandini Roberto de Candia
Don Magnifico Carlo Lepore
Alidoro Maharram Huseynov
Clorinda Albina Tonkikh*
Tisbe Martina Myskohlid*
*Artista del Regio Ensemble
Orchestra e Coro del Teatro Regio Torino
Direttore Antonino Fogliani
Maestro del coro Piero Monti
Maestro al fortepiano Paolo Grosa
Regia Manu Lalli
Scene Roberta Lazzeri
Costumi Gianna Poli
Luci Vladi Spigarolo
Assistente alla regia Chiara Casalbuoni
Allestimento del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Torino, 20 gennaio 2026
Foto di copertina: Mattia Gaido

