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Savona, Fortezza del Priamar – Nabucco

Il nuovo allestimento di Nabucco di Verdi in scena alla Fortezza del Priamar per la stagione lirica estiva del Teatro dell’Opera Giocosa nasce in coproduzione con il Luglio Musicale Trapanese (dove andrà in scena il prossimo luglio) e il Teatro Politeama Greco di Lecce. Anche questo spettacolo, come già avvenuto per Rigoletto dello scorso novembre al Teatro Chiabrera, si inserisce in un progetto di educazione e ascolto della musica rivolto ai giovani, per prepararli ad amare l’opera e a comprenderne i temi che la rendono ancora attuale. Ecco perché Giovani all’Opera 2.0 vede Emanuela Ersilia Abbadessa impegnata, con la collaborazione dei docenti di diverse scuole del savonese, in un percorso di conoscenza che mira a coinvolgere i giovani fino a far loro realizzare delle piccole tesi sull’opera poi rappresentata; scritti che vengono pubblicati su un programma di sala, accanto ad alcuni dei più significativi disegni realizzati dai ragazzi ispirandosi alla vicenda di Nabucco e alla potenza evocativa della sua ben nota coralità, dietro la quale le nuove generazioni sanno anche cogliere la delicata trama di relazioni fra i personaggi, guidati dalla corrosiva ambizione e dal desiderio di potere.

Curioso è notare come il lavoro che emerge dalla lettura di questi scritti si percepisca anche nel modo in cui il regista Renato Bonajuto realizza l’opera, pensandola come il racconto di un sovrano che scopre i limiti del suo potere rapportandosi con gli uomini che domina e mettendo se stesso a confronto con il divino. Il messaggio universale che l’opera trasmette nella sua valenza corale trascende ogni preciso riferimento temporale e mette in dialogo elementi della modernità con richiami all’antico attraverso una dimensione visiva più che mai originale e altamente suggestiva. Le scene di Lorenzo Trucco (interamente realizzate a Savona) disegnano spazi agilmente modulabili attraverso lo spostamento di reti metalliche gigantesche che trasformandosi celano elementi architettonici antichi. Un ricercato uso delle proiezioni, di luci ed effetti di controluce conferiscono anima drammatica alla materia ferrosa realizzando un connubio ben congegnato fra gli eleganti e preziosi costumi di Artemio Cabassi e queste grate che, richiamando attraverso l’uso delle proiezioni elementi figurativi della tradizione ebraica e babilonese, rappresentano una sorta di gabbia simbolica del potere, una prigione dalla quale nessuno può uscire se non sconfitto. Uno spettacolo macchinosamente evocativo, oltre che di forte impatto visivo.

Anche musicalmente questo Nabucco offre motivi di interesse nella scelta di un cast assai interessante e di una direzione d’orchestra che vede Giovanni Di Stefano confermarsi bacchetta della migliore tradizione italiana, sensibile nel concertare la partitura non limitandosi a far venire fuori un Verdi col “casco di battaglia”, corrusco e forzatamente ritmico, dando all’opposto sfogo lirico ad alcuni cantabili avvolgendoli con il respiro opportuno per mettere in luce le migliori qualità dei cantanti. L’Orchestra Sinfonica di Savona risponde benissimo e ancor più efficace è l’apporto dell’ottimo Coro del Teatro dell’Opera Giocosa, istruito con cura da Gianluca Ascheri, che attacca a mezza voce un “Va’ pensiero” davvero ben eseguito.

La compagnia di canto vede spiccare la voce del baritono mongolo Ankhbayar Enkhbol, voce di timbrica nobile “brusoniana”, densa, soffice e di colore assai bello. Emerge soprattutto nei cantabili, primo fra tutti in un “Deh perdona, deh perdona” che intona inondandolo di eleganza per poi colorare la linea nella ripresa con vellutate mezze voci sostenute ad arte dall’accompagnamento orchestrale di Di Stefano. Ottimo è anche il suo “Dio di Giuda!”. Insomma, un cantante da seguire con interesse al quale manca ancora un maggior peso espressivo disegnato sulla parola e sugli accenti, per ora un po’ nascosti a favore della morbidezza indubbiamente attrattiva della linea.

Caterina Meldolesi, nei panni di Abigaille, si disimpegna con ottimi risultati dinanzi a una vocalità che non è propriamente la sua, quella del soprano drammatico di agilità. Patisce un po’ gli affondi nel registro grave, costruiti più che reali, e le impennate al registro acuto si fanno qua e là taglienti. Eppure la voce è di bel timbro e ha modo di imporsi nelle volute liriche di “Anch’io dischiuso un giorno”, fra i momenti migliori di una prestazione complessiva di tutto rispetto.

Giovanni Battista Parodi è uno Zaccaria che fa valere tutta la sua esperienza di artista consumato. Anche se il rendimento vocale mostra talvolta segni di fatica, come nella profezia, il buon fraseggio e la volontà di far bene si percepiscono nel dominare al meglio i suoi mezzi attuali, offrendo squarci di canto in cui lo si apprezza per la volontà di piegare l’emissione alla mezza voce e al canto legato, come nella preghiera “Tu sul labbro de’ veggenti”, risolta con sottile cura espressiva.

Nel restante cast si ammirano ancora Angela Schisano, Fenena che sfoggia un bell’impasto timbrico di mezzosoprano, e Samuele Simoncini, Ismaele di proiezione sonora insolente, mentre fra i ruoli di contorno si mettono in bella luce Mariano Orozco (Gran Sacerdote di Belo) e Carola Marasco (Anna), un po’ meno Gianluca Moro (Abdallo).
Successo per una serata all’insegna del tutto esaurito, a conferma di come il lavoro dell’Opera Giocosa abbia dato i frutti sperati.

Opera Giocosa – Fortezza del Priamar
NABUCCO
Dramma lirico in quattro parti
Libretto di Temistocle Solera
Musica di Giuseppe Verdi

Nabucco Ankhbayar Enkhbol
Ismaele Samuele Simoncini
Zaccaria Giovanni Battista Parodi
Abigaille Caterina Meldolesi
Fenena Angela Schisano
Gran Sacerdote di Belo Mariano Orozco
Anna Carola Marasco
Abdallo Gianluca Moro

Orchestra Sinfonica di Savona
Coro del Teatro dell’Opera Giocosa
Direttore Giovanni Di Stefano
Maestro del coro Gianluca Ascheri

Regia Renato Bonajuto
Scene Lorenzo Trucco
Costumi Artemio Cabassi
Assistente alla regia Chiara Zunino

Nuovo allestimento
in coproduzione con l’Ente Luglio Musicale Trapanese
e il Teatro Politeama Greco di Lecce
Savona, 27 giugno 2026

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