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Roma, Teatro dell’Opera – Tancredi

L’edizione di Tancredi in scena al Teatro dell’Opera di Roma presentava già sulla carta numerosi elementi di interesse, tali da farne uno degli spettacoli più attesi dell’anno: Michele Mariotti che esegue per la prima volta un titolo di Rossini nel teatro di cui è direttore musicale, la scelta di Carlo Vistoli per il ruolo eponimo, primo controtenore ad affrontarlo, affiancato da un cast interessante, e una nuova produzione di Emma Dante, che ritorna a Rossini dieci anni dopo la Cenerentola che ancora oggi viene riproposta in giro per l’Europa. Si aggiunga che Tancredi mancava da Roma dal 2004, quando venne presentato nell’allestimento grecizzante di Pier Luigi Pizzi con Daniela Barcellona e Mariella Devia, e si comprende la risposta positiva di un pubblico pronto a riempire la sala in questo pugno di recite. Procediamo con ordine nell’analisi di uno spettacolo che, senza dubbio, lascerà il segno nell’interpretazione di quest’opera.

Emma Dante si conferma fedele alla propria poetica: il suo Tancredi è il più siciliano che si sia avuto occasione di vedere sul palcoscenico. La regista racconta questa storia di cavalieri e amori attingendo al mondo del teatro dei pupi. Non è certo un’idea nuova: Yannis Kokkos già ci aveva pensato in uno spettacolo approdato anche a Torino nel 2009, così come Luca Ronconi nell’Armida del ROF del 2014. Ma se Kokkos usava i pupi come sfondo folcloristico, Dante abbraccia più l’idea ronconiana del teatro come macchina quasi a orologeria e la porta all’estremo. Tutto si svolge in un teatrino di pupi, ma i personaggi sono in realtà i pupari, ossia i manovratori di queste figure. Si crea quindi inizialmente uno sdoppiamento, con i cantanti vestiti di nero in forma neutra che muovono i rispettivi personaggi interpretati da bravissimi mimi-attori. Nel corso del primo atto, però, si verifica una immedesimazione sempre maggiore dei pupari, tanto che nel concertato finale diventano essi stessi i personaggi che dovevano solo muovere, assumendone anche i costumi tipici. Solo Amenaide prova a continuare a vivere nella realtà, ma nel secondo atto dovrà cedere anche lei per diventare parte della finzione, senza più riuscire a liberarsene.

Lo spettacolo è una sorta di rovesciamento dello “strappo del cielo di carta” pirandelliano, in cui all’inizio la finzione è ben visibile ma finirà per inghiottire tutti, svelando l’abisso dei sentimenti; metafora di ciò è anche il palco che si perde nel buio, una delle grandi trovate di Carmine Maringola, autore delle scene che trasformano questo Tancredi in un’ultima propaggine di un teatro barocco fatto di quinte e sipari dipinti che sembrano disgregarsi di fronte ai nostri occhi. Bisogna però segnalare che l’impianto drammaturgico di Dante scricchiola all’inizio del secondo atto, dove alcune scene, già di per sé ridondanti, risultano meno convincenti o gestite in modo scontato. Ciò non inficia comunque il risultato complessivo di uno spettacolo visivamente accattivante e assai ben costruito, in cui perfino certe fissità da stereotipo operistico finiscono per acquisire una loro ragione teatrale.

Dal punto di vista musicale, Michele Mariotti tiene saldamente le redini dello spettacolo con una lettura incalzante ma sempre attenta alle voci. I tempi sono piuttosto spediti, ma la cura del suono resta notevole: si apprezzano così gli impasti timbrici che creano un Rossini sospeso tra barocco e classicismo viennese, in un equilibrio tra neoclassicismo e venature romantiche. L’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma suona compatta e con un suono levigato assai apprezzabile, mentre il Coro preparato da Ciro Visco mostra qualche attacco impreciso ma anche un suono ben tornito.

Come già accennato, per quanto riguarda il cast, gli occhi sono puntati sulla scelta di Carlo Vistoli nel ruolo del titolo. La scelta ha delle ragioni storiche: la parte di Tancredi fu scritta per il contralto Adelaide Malanotte, che cantò in alcune occasioni anche la parte di Arsace in Aureliano in Palmira, scritta per il castrato Giovanni Battista Velluti; sappiamo anche che all’epoca, in almeno due occasioni, il ruolo di Tancredi venne cantato da un castrato, cosa che testimonia l’intercambiabilità di questi ruoli nella prassi esecutiva del tempo. A prescindere dalle considerazioni storiche, Vistoli si inserisce in un filone già aperto da Franco Fagioli, che ha interpretato negli ultimi anni anche il ruolo di Arsace in Semiramide, e si può dire che esca vincitore dall’impresa. La voce è ben timbrata e sonora, omogenea nei registri, dotata di una bella estensione. L’interprete poi fraseggia con gusto e trova accenti sempre giusti per il personaggio, firmando una esecuzione davvero impressionante sia sul piano vocale che su quello scenico.

A condividere con lui le glorie della serata è l’Amenaide di Martina Russomanno che disegna un personaggio risoluto, ben lontano dallo svenevole languore in cui le interpreti rischiano di cadere con facilità di fronte a un ruolo del genere. Russomanno non dispone di uno strumento debordante, ma sa ben dosarlo, mostrando centri ben timbrati e acuti saldi. Si mostra sicura e assai intelligente nelle colorature, ma a colpire sono soprattutto il fraseggio ben studiato e l’affiatamento che si crea con Vistoli nei duetti, senza dubbio fra i momenti migliori della recita.

Enea Scala non appare invece in forma ottimale e delinea un Argirio imperioso nel volume, ma caratterizzato da un timbro nasaleggiante e un registro acuto un po’ forzato, come emerge nell’aria del secondo atto. Si apprezza comunque la tenuta scenica, che gli permette di costruire un personaggio credibile. Luca Tittoto è un Orbazzano quasi paterno grazie a un’emissione morbida e vellutata. Ekaterine Buachidze ben cesella la sua aria nel secondo atto con acuti facili e un buon fraseggio, mentre Maria Elena Pepi è un Roggiero dalla vocalità ampia.

Il pubblico, folto e festante nonostante il caldo, non lesina applausi a scena aperta, e sancisce un notevole successo per tutti, con punte di entusiasmo per i due protagonisti, in particolare Vistoli, accolto da un vero trionfo, e per Mariotti.

Teatro dell’Opera di Roma – Stagione 2025/2026
TANCREDI
Melodramma eroico in due atti
Libretto di Gaetano Rossi da Voltaire
Musica di Gioachino Rossini

Tancredi Carlo Vistoli
Amenaide Martina Russomanno
Argirio Enea Scala
Orbazzano Luca Tittoto
Isaura Ekaterine Buachidze
Roggiero Maria Elena Pepi

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
Direttore Michele Mariotti
Maestro del coro Ciro Visco
Regia Emma Dante
Scene Carmine Maringola
Luci Luigi Biondi
Costumi Emma Dante e Chicca Ruocco
Movimenti coreografici Manuela Lo Sicco

Nuovo allestimento del Teatro dell’Opera di Roma
Roma, 24 maggio 2026

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