Nel torrido giugno romano, il Teatro dell’Opera ripropone l’ormai collaudata Traviata firmata da Sofia Coppola e resa famosa dai costumi ideati da Valentino Garavani, scomparso lo scorso gennaio. In questa occasione, sono stati chiamati tre Violette, tre Alfredi e ben quattro Giorgio Germont che si alternano come in un vero teatro di repertorio, rendendo ogni recita una storia a sé. La vera attrattiva, tuttavia, è offerta dal fatto che Ermonela Jaho ha annunciato che questa è l’ultima produzione di Traviata a cui prenderà parte: un vero e proprio addio al ruolo di Violetta Valéry che conferisce alle tre recite di cui è protagonista il carattere di una festa per una delle interpreti più affermate del personaggio.
In effetti la Violetta di Jaho si può inserire a pieno titolo tra le interpretazioni più pregnanti offerte negli ultimi decenni. Il soprano albanese esibisce ancora un ottimo controllo vocale del personaggio, dalle spericolatezze vocali del primo atto fino alle zampate quasi veriste del finale. Gli acuti sono saldi e luminosi, anche se l’interprete evita saggiamente il mi bemolle conclusivo di “Sempre libera”, mentre i gravi risultano ben controllati pur non essendo la zona di elezione della sua vocalità. Ciò che maggiormente colpisce nella Violetta di Jaho è comunque il fraseggio ponderato e vissuto con una tragicità via via crescente. Il “Sempre libera” diventa così un canto di attaccamento alla vita con le unghie e con i denti, mentre negli atti successivi l’interprete punta a mostrare sempre più la sofferenza fisica e mentale della protagonista, fino a raggiungere nell’ultimo atto momenti efficaci ma un po’ caricati ed estremizzati, così come alcuni pianissimi diventano talmente eterei fin quasi a dissolversi. Ne emerge una Violetta decadente ma non nostalgica: Jaho abita questa tragedia con una naturalezza e un’intensità tali da risultare estremamente viva, palpitante e anche moderna. Un personaggio degno di essere ricordato.
Accanto a lei, l’Alfredo Germont di Xabier Anduaga esibisce una linea omogenea, acuti sicurissimi e svettanti (esaltante quello conclusivo della cabaletta “O mio rimorso, infamia”) e un fraseggio di ascendenza belcantistica sostenuto da un controllo del fiato magistrale, ai limiti del prodigioso. Queste caratteristiche conferiscono nobiltà al personaggio, ma lo rendono molto controllato e moderato anche negli eccessi: un Alfredo, insomma, meno sanguigno e più gentiluomo che mai.
A interpretare Giorgio Germont arriva per una recita Ludovic Tézier, che domina il ruolo con notevole sicurezza vocale e scenica. La voce corre sicura e ampia e il fraseggio scolpito lo aiuta a delineare un personaggio compassato ma sicuro di sé.
Per quanto riguarda i comprimari, Maria Elena Pepi disegna una Flora Bervoix disinvolta e con una voce assai ben proiettata, mentre Sofia Barbashova è una Annina solerte e vocalmente incisiva. Ben delineati appaiono poi i personaggi maschili, a partire dall’autorevole Dottor Grenvil di Adriano Gramigni. Si segnalano, inoltre, il Baron Douphol vocalmente corposo di Arturo Espinosa e gli spigliati ritratti offerti da Alejo Álvarez Castillo per il Marchese d’Obigny e Guangwei Yao per Gastone.
Francesco Ivan Ciampa tiene le redini musicali con sicurezza, puntando a mettere a proprio agio gli interpreti e offrendo loro un ottimo tappeto sonoro per le rispettive vocalità. I tempi spesso si allargano nei momenti più distesi ma, appena possibile, la bacchetta serra il ritmo, in una direzione che si distingue anche per alcune idee di fraseggio musicale davvero interessanti, come gli archi che, nel duetto dei protagonisti del primo atto, si fanno così evidenti da apparire quasi musica cameristica. L’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma sfoggia un suono setoso e pieno, marciando coesa, a parte qualche attimo di assestamento nella scena iniziale. Il Coro preparato da Ciro Visco si distingue per compattezza, precisione e suono corposo in ogni suo intervento.
Resta da dire della produzione firmata da Sofia Coppola, che debuttò su questo palcoscenico ormai dieci anni fa. Non si tratta di una lettura particolarmente personale della vicenda, ma piuttosto di un allestimento tradizionale, a partire dall’ambientazione nella Parigi tardo ottocentesca suggerita dalle imponenti scenografie di Nathan Crowley. Rimane tuttavia un mistero quella scala di sapore razionalista che domina il primo atto, senza trovare altra rispondenza nel resto dello spettacolo. La direzione attoriale dei singoli appare comunque curata, mentre quella delle masse risulta più statica.
Tuttavia, l’aspetto per cui è diventato famoso questo allestimento di Traviata sono i costumi della protagonista firmati da Valentino Garavani, coadiuvato da Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli – direttori creativi della maison – per gli altri costumi femminili. Il tocco del famoso stilista si vede soprattutto negli abiti mondani di Violetta, vale a dire quello a coda di pavone del primo atto e quello rosso della festa a casa di Flora. Per il resto, si apprezzano la sobrietà non scontata degli altri capi, caratterizzati da gonne ampie e molte trasparenze.
La traviata “di Valentino” si configura insomma come un buon contenitore tradizionale per riproporre con facilità e cast variegati un’opera che ha sempre la sua presa sul pubblico, che infatti risponde numeroso anche stavolta, e riempie il teatro in ogni ordine di posti. Si registra così una accoglienza calorosa e festosa per tutti fin dall’inizio, con applausi dopo ogni brano celebre, che si tramuta in un vero e proprio trionfo finale per i tre protagonisti, in particolare per Tézier e Jaho. 




Teatro dell’Opera di Roma – Stagione 2025/26
LA TRAVIATA
Melodramma in tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi
Violetta Valéry Ermonela Jaho
Alfredo Germont Xabier Anduaga
Giorgio Germont Ludovic Tézier
Flora Bervoix Maria Elena Pepi
Annina Sofia Barbashova
Barone Douphol Arturo Espinosa
Marchese d’Obigny Alejo Álvarez Castillo
Gastone Guangwei Yao
Dottor Grenvil Adriano Gramigni
Giuseppe Giuseppe Ruggiero
Un domestico Daniele Massimi
Un commissionario Carlo Alberto Gioja
Orchestra, Coro e Corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma
Direttore Francesco Ivan Ciampa
Maestro del coro Ciro Visco
Regia Sofia Coppola
Scene Nathan Crowley
Scenografo collaboratore Leila Fteita
Costumi Valentino Garavani,
Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli
Coreografia Stéphanie Phavorin
Luci Vinicio Cheli
Video a cura di Officine K
Regista collaboratore Marina Bianchi
Allestimento del Teatro dell’Opera di Roma
Roma, 26 giugno 2026

