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Novara, Teatro Coccia – Macbeth

Sarà che Macbeth si è fatta la fama di opera che “porta male”, o più semplicemente che i mali di stagione portano a conseguenze come quelle verificatesi alla prima di questo nuovo allestimento dell’opera di Verdi, assai riuscito, che ha inaugurato la stagione del Teatro Coccia di Novara. Sta di fatto che alla prima del 23 gennaio, Monica Zanettin, interprete di Lady Macbeth, ha abbandonato lo spettacolo alla fine del primo atto per indisposizione, prontamente sostituita da Maria Cristina Bellantuono, già prevista in cartellone per la seconda recita serale del giorno successivo e poi chiamata a salvare la situazione anche per la recita pomeridiana di domenica, della quale riferiamo.

Ovviamente lo sforzo, non ci vuole molto a capirlo, per lei è stato non da poco e le va dunque dato atto di aver assolto onorevolmente, con professionalità e controllo, al compito affidatole, quasi di tre recite consecutive. Ciò premesso, non si può negare che l’anello debole di questa produzione sia stato proprio lei. Nella mente di Verdi la Lady non deve avere una voce bella, e fin qui ci siamo, perché il timbro della Bellantuono non è certo dei più piacevoli a sentirsi, ma il peso specifico del soprano drammatico non è proprio nelle sue corde, che sono quelle di un lirico tendente al leggero. Quindi risulta del tutto fuori parte e lo è pure nel tratteggiare un personaggio che non aveva nulla del temperamento richiesto per delinearne la vocazione al male, all’ambizione e al desiderio di potere. La si ringrazia dunque per l’impegno profuso e si passa velocemente oltre, anche perché questo Macbeth novarese ha regalato sorprese degne di uno spettacolo inaugurale.

Proseguiamo nel riferire del cast, che vede Sergio Vitale al suo primo Macbeth dopo essersi, negli ultimi anni, segnalato soprattutto come baritono lirico, messosi in luce anche in parti del repertorio comico brillante. La voce, sia detto per inciso, non è quella del baritono verdiano come la si pensa, per cavata sonora e vigore d’accenti, ma è assai ben proiettata e viene comunque dominata con saggezza, mantenendo l’emissione morbida, sempre sorvegliata e commisurata al senso di eleganza con cui risolve la parte, mostrando qualche lieve senso di stanchezza nelle grandi arcate vocali dell’aria dell’ultimo atto, in “sol la bestemmia, ahi lasso!”, ma facendosi ammirare per la cura di una linea di canto signorile e composta. Una prova davvero interessante, che conferma il valore di un artista nel pieno delle sue potenzialità vocali e pronto, con attenzione, a scelte di repertorio diverse da quelle sue consuete.

Depone a favore del Banco di Roberto Scandiuzzi, oltre all’esperienza e al timbro di basso assolutamente splendido, la caratura dell’artista che è davvero somma e supera ogni riserva su una voce forse non più integra come un tempo, ma capace di trasfigurarsi con il carisma dell’interprete e la cura sottile di un fraseggio da vero fuoriclasse. Ci sono momenti bellissimi, in cui l’intelligenza espressiva diviene anima e cuore del personaggio. Uno fra tutti il recitativo che precede l’aria del secondo atto, quando la frase “pien di tristo presagio e di sospetto” viene intonata con una tale intensità di significati (vedasi il senso del “presagio” e la pausa che dà certezza tragica al “sospetto”) che inchiodano alla sedia l’ascoltatore attento e fanno comprendere come la sua presenza in questa produzione sia stato un regalo artistico degno di essere segnalato, ovviamente in nome della sua lunga e certo gloriosa carriera di basso.

Altra bella prova del cast viene dal Macduff del tenore Ivan Magrì, voce ancora integra, sonora e capace di piegarsi ad arte nell’aria del quarto atto a un canto schietto e sorgivo, sorretto da un controllo della linea che si apprezza sempre, soprattutto nell’accorato involo donato alla chiusa della pagina, dove piega l’emissione in mezza voce sulla chiosa finale della frase “del tuo perdono aprir”.

Belle sorprese e conferme nelle parti di contorno, perché Omar Cepparolli e Elena Malakhovskaya sono rispettivamente Medico e Dama di Lady Macbeth di gran pregio, ma ottimi anche Xiaosen Su (Malcolm), Piero Santi (Un domestico e Un araldo), Luigi Varriale (Un sicario), fino alle tre apparizioni, puntualmente risolte da Roberto Messina (Prima apparizione), Erika Fornero (Seconda apparizione) e Agnese Jurkovska (Terza apparizione). Infine, nella parte solo recitata di Re Duncano, Marco Baldino.

Di livello è la direzione di Jordi Bernàcer, che alla testa dell’ottima Orchestra Filarmonica Italiana e del coro Schola Cantorum San Gregorio Magno di Trecate, regala una concertazione solida, a tratti vibrante, con un respiro grandioso impresso al concertato che chiude l’atto primo, per poi bilanciarsi con buon controllo dell’insieme lungo tutto il corso della recita, con i colori giusti per ogni scena, all’attivo di una concertazione nel segno, sempre, del rigore e della compattezza drammatica.

Veniamo allo spettacolo, che si è lasciato per ultimo, ma al quale si deve buona parte del merito di questa produzione. Lo firma Daniele Piscopo, che da artista poliedrico quale è (in passato è stato anche baritono), ne firma la regia, insieme alle scene e ai costumi. Il suo è un Macbeth che subito si mostra nel segno della tradizione (la cui importanza viene ribadita con fermezza nelle note di regia presenti nel programma di sala dove scrive che “dare nuova vita ad un’opera non significhi stravolgerla”), nel totale rispetto della drammaturgia, ma non per questo banale o scontato. Grandi quinte coperte da schegge di nera pietra lavica chiudono, come un sipario, il proscenio. Su di esse, sulle note del preludio, vengono proiettate immagini che preparano alle atmosfere narrative dell’opera, con tre parche che filano la tela del tragico destino di Macbeth, presenti sulla scena anche nel corso dello spettacolo, e cieli che rimandano all’idea del presagio. I panelli poi si alzano verticalmente e mostrano un contenitore scenico, su una base nero lucida, nella sostanza fisso ma modulabile, formato da colonne in mattoni, da tre grandi lampadari in ferro con candele e da un fondale che mostra, dietro una vetrata, paesaggi brumosi, finestre gotiche colorate, interni di un quadro della caverna del terzo atto che sembra il cratere di un vulcano scoppiettante di lava e alberi stilizzati per una foresta spettrale. Assai ben studiato e l’apporto delle luci e delle proiezione di Ivan Pastrovicchio che contribuiscono a creare l’immagine di uno spettacolo dalle atmosfere figurative fantasy, che paiono ispirate alla serie televisiva Il trono di spade, oltre che ricco di belle intuizioni registiche. Ne bastino due. Il primo è l’assassinio del Re Duncano, che avviene dietro una tenda ma è visibile al pubblico e il cui cadavere insanguinato viene mostrato a tutti sul letto di morte portato al centro della scena durante il concertato. Il secondo, ancor più efficace, è il riferimento alla maternità negata della Lady, che in Verdi la vede donna sacrificata all’ambizione e concentrata solo sulla smania del potere, mentre il tema è più esplicito nella tragedia shakespeariana. Ecco perché Piscopo sceglie di mostrate le parche che si passano l’un l’altra un neonato infagottato in una coperta prima della scena del sonnambulismo, per poi darlo alla Lady che lo prende in braccio ma subito lo lascia cadere mostrando, allo srotolarsi della coperta, che al suo interno non v’è nulla.
Infine c’è da dire del successo, che è stato vibrante, con un teatro esaurito in ogni ordine di posti. Davvero un bel taglio di nastro per la stagione appena apertasi al Coccia di Novara.

Teatro Coccia di Novara – Stagione 2026
MACBETH
Opera in quattro atti
Libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi

Macbeth Sergio Vitale
Banco Roberto Scandiuzzi
Lady Macbeth Maria Cristina Bellantuono
Macduff Ivan Magrì
Dama di Lady Macbeth Elena Malakhovskaya
Malcolm Xiaosen Su
Un medico Omar Capparolli
Un domestico e Un Araldo Piero Santi
Un sicario Luigi Varriale
Prima apparizione Roberto Messina
Seconda apparizione Erika Fornero
Terza apparizione Agnese Jurkovska
Re Duncano Marco Baldino

Orchestra Filarmonica Italiana
Schola Cantorum San Gregorio Magno di Trecate
Direttore Jordi Bernàcer
Maestro del coro Mauro Trombetta

Regia, scene e costumi Daniele Piscopo
Light designer Ivan Pastrovicchio
Assistente alla regia e alle scene Erika Chilò

Nuovo allestimento della Fondazione
Teatro Carlo Coccia di Novara
Novara, 25 gennaio 2026

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