Cento anni. Domenica 25 aprile 1926 debuttava al Piermarini, in prima esecuzione assoluta, il capolavoro incompiuto di Giacomo Puccini, forse uno dei titoli più amati del repertorio novecentesco, diretto da Arturo Toscanini, nel cast Rosa Raisa, Miguel Fleta e Maria Zamboni: Turandot. Per commemorare questo importante anniversario il Teatro alla Scala propone, nel mese corrente, dieci recite del dramma lirico in tre atti su libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni; qui si riferisce della compagnia di canto alternativa, che vede il debutto scaligero dei due protagonisti. Una serata, quella di sabato 11 aprile, invero movimentata, con un cambio di interprete in corso d’opera, come vedremo.
Il soprano polacco-americano Ewa Płonka porta a Milano uno dei suoi cavalli di battaglia, più volte affrontato con successo in tutto il mondo. Vocalità vigorosa e morbida, con acuti svettanti, penetranti come lame d’argento e rilucenti come il cristallo, centri torniti e gravi voluminosi, Płonka è una Turandot dalla musicalità sopraffina, espressiva nella recitazione, scenicamente altera e regale e, nel finale, innamorata e umana. L’aria di sortita “In questa reggia” e la scena degli enigmi sono risolte con efficacia, pregnanza ed estrema naturalezza.
Strumento ampio e sonoro, fraseggio a tratti avaro di sfumature, sin dall’inizio Angelo Villari appare in forma non ottimale, con note sporche e un’emissione stentorea; annunciato lievemente indisposto all’inizio del secondo atto, purtroppo la situazione non migliora. Prima dell’alzata di sipario sull’ultimo atto, il Coordinatore della direzione artistica del Teatro, Paolo Gavazzeni, comunica l’impossibilità di Villari a proseguire, e ringrazia di cuore per la disponibilità a concludere la serata Roberto Alagna, Calaf nel primo cast. Nell’atteso “Nessun dorma”, accolto da applausi a scena aperta, e nel prosieguo dell’opera, Alagna esibisce una voce solare e robusta, voluminosa in acuto e nitida nella dizione, delineando un principe impetuoso e poderoso.
Beniamina del pubblico meneghino e già applaudita anche nelle recite con l’altra compagnia, Mariangela Sicilia è una Liù vocalmente luminosa e schiettamente lirica, che emrge per pianissimi e filati soffici come la seta. La romanza “Signore, ascolta!” è resa con tenerezza; l’aria “Tanto amore, segreto, inconfessato” e la successiva “Tu che di gel sei cinta” sono affrontate con appassionata immedesimazione.
Classe 1994, Adolfo Corrado è un Timur autorevole, scenicamente ieratico, in possesso di uno strumento pastoso, omogeneo e di velluto scuro, che corre con facilità nell’ampia sala teatrale. Ben assortite le tre maschere, il sonoro Ping di Biagio Pizzuti, lo squillante Pang di Paolo Antognetti e il melodioso Pong di Francesco Pittari. Tonante il mandarino di Alberto Petricca; puntuali Gregory Bonfatti (Imperatore Altoum), Flavia Scarlatti (Prima ancella), Marzia Castellini (Seconda ancella) e Haiyang Guo (Principino di Persia).
Dal podio, Nicola Luisotti opta per una lettura sanguigna, solida ed energica, coesa ed equilibrata nell’andamento, dalle sonorità perlopiù imponenti e d’effetto, polita e curata nei momenti di lirismo. Quello che si ascolta è un Puccini, se vogliamo, meno novecentesco, crudo e sferzante rispetto ad altre direzioni, ma pur sempre efficace e di buona presa sugli ascoltatori; come da prassi, viene proposto il secondo finale approntato da Franco Alfano. Densi gli interventi del Coro guidato da Alberto Malazzi; preciso il Coro di voci bianche dell’Accademia Teatro alla Scala diretto da Marco De Gaspari.
L’allestimento di Davide Livermore (regia per l’occasione ripresa da Laura Galmarini), è il medesimo dell’estate 2024: fastoso, tecnologico, affascinante, ricco di simbologie, di immagini d’impatto e di colpi di scena, tra atmosfere metafisiche e sognanti e altre maggiormente cupe e incombenti. Uno spettacolo, nel complesso, sontuoso, rutilante e ricco di idee, alcune poco convincenti (per esempio il quadro primo del secondo atto, ambientato in un bordello tra sensuali prostitute e aitanti giovani, a tratti eccessivamente caricaturale). Funzionale e riuscito l’utilizzo di mimi (citiamo almeno Emanuele Marchetti nei panni del Principino di Persia, malmenato e ingiuriato dal feroce popolo di Pechino sino a rimanere in abito adamitico).
Teatro esaurito e, al termine festante successo per tutti, con accoglienza trionfale per Sicilia, Płonka, Luisotti e Alagna. 




Teatro alla Scala – Stagione 2025/26
TURANDOT
Dramma lirico in tre atti e cinque quadri
Libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni
Musica di Giacomo Puccini
(completamento del terzo atto di Franco Alfano)
La principessa Turandot Ewa Płonka
L’Imperatore Altoum Gregory Bonfatti
Timur Adolfo Corrado
Il Principe Ignoto (Calaf) Angelo Villari (I e II atto)
/ Roberto Alagna (III atto)
Liù Mariangela Sicilia
Ping Biagio Pizzuti
Pang Paolo Antognetti
Pong Francesco Pittari
Un mandarino Alberto Petricca
Prima ancella Flavia Scarlatti
Seconda ancella Marzia Castellini
Il Principino di Persia Haiyang Guo
Orchestra e coro del Teatro alla Scala
Coro di Voci Bianche dell’Accademia Teatro alla Scala
Direttore Nicola Luisotti
Maestro del coro Alberto Malazzi
Maestro del Coro di voci bianche Marco De Gaspari
Regia Davide Livermore ripresa da Laura Galmarini
Scene Eleonora Peronetti, Paolo Gep Cucco,
Davide Livermore
Costumi Mariana Fracasso
Luci Antonio Castro
Video D-Wok
Produzione Teatro alla Scala
Milano, 11 aprile 2026

