Centocinquanta anni fa, dal 13 al 17 agosto 1876, sulla sacra collina di Bayreuth veniva rappresentato per la prima volta nella sua interezza Der Ring des Nibelungen, pietra miliare del catalogo di Richard Wagner e del panorama operistico. Per celebrare questo importante anniversario il Teatro alla Scala, a cento anni dalle recite milanesi del 1926, ha proposto due cicli completi della Tetralogia, con regia di David McVicar andata in scena tra ottobre 2024 e febbraio 2026. Il primo è stato affidato alla bacchetta di Alexander Soddy, da noi recensito nei mesi scorsi in Das Rheingold, Die Walküre e Götterdämmerung, il secondo invece a Simone Young, che abbiamo seguito a giugno 2025 in Siegfried.
Qui si riferisce della replica di Die Walküre dell’11 marzo 2026. Gesto energico e mano salda, Simone Young dà vita a una lettura tesa, solida e compatta, dal piglio robusto, chiara e nitida nello scandaglio dell’impegnativa partitura, perlopiù serrata nell’agogica. Ottenendo dall’Orchestra del Teatro alla Scala un suono denso e corposo, a tratti muscolare e soverchiante ma, all’occorrenza, alleggerito in sonorità cesellate, terse e di sapore sinfonico, la direttrice australiana espugna con ferreo controllo la mastodontica architettura wagneriana, articolandone con rigore le numerose sfaccettature e variando le dinamiche. Young sbalza a tuttotondo e con incisività i Leitmotive che costellano lo spartito: per esempio, la tempesta del I atto risuona frastagliata e rapinosa; morbidezza e luminosità contraddistinguono l’Inno alla primavera; il Finale I, nel quale si intrecciano i temi dell’amore, dell’ebbrezza, della spada, dell’amore incestuoso e della vita della natura, risulta sensuale, appassionato e febbrile; l’incipit del II atto è caratterizzato da un andamento impetuoso; l’arcinota Cavalcata delle Walkirie è affrontata con nerbo e sonorità rutilanti; l’Incantesimo del fuoco e il finale sono resi con un suono guizzante e, al contempo, intriso di dolce mestizia.
A eccezione dei ruoli di Wotan, Sieglinde, Siegmund e delle Walkirie Waltraute e Grimgerde, gli altri solisti sono i medesimi delle recite di febbraio 2025. Come Brünnhilde, Camilla Nylund emerge per uno strumento vocale solido, cremoso e complessivamente di buon volume, ben appoggiato nei medi e nei gravi, vigoroso e penetrante in acuto. Presenza scenica statuaria, fraseggio curato e ricco di inflessioni, il soprano finlandese incarna una Walkiria palpitante, agguerrita, drammatica, ieratica nell’annuncio di morte a Siegmund, dolente e accorata nel toccante addio all’amato padre, uno dei momenti più alti ed emozionanti della serata.
Indisposto Michael Volle, lo sostituisce Derek Welton, al suo debutto scaligero. Portamento signorile, vocalità pastosa e avvolgente, morbida e omogenea nell’emissione, svettante nel registro acuto, il basso-baritono australiano è un Wotan dilaniato dai dubbi, a tratti potentemente umano, elegante e rifinito nel porgere la parola. Lo scontro con la petulante moglie Fricka risulta incisivo; il dialogo del II atto con Brünnhilde è venato di accenti malinconici; la separazione dalla figlia prediletta trasuda commozione.
Tra le cantanti più interessanti della sua generazione (come dimenticare la meravigliosa Marietta zurighese dello scorso anno in Die tote Stadt?), Vida Miknevičiūtė trionfa nei panni di Sieglinde, divenuto oramai uno dei suoi cavalli di battaglia, già affrontato in piazze quali Berlino, Bayreuth, Sydney, Napoli e Roma. Il soprano lituano si distingue per una voce corposa e vibrante, che si espande con facilità nell’ampia sala teatrale, controllata nell’emissione e ben proiettata, sicura e debordante negli acuti luminosi. Ragguardevoli sono, poi, la tempra drammatica, il fraseggiare espressivo e dovizioso di colori, l’interpretazione cocente: il racconto “Der Männer Sippe” è cangiante e poliedrico; il seguente “Du bist der Lenz” è reso con slancio e ardore; intenso e trascinante il commiato dalla Walkiria “O hehrstes Wunder!”. Debuttante al Piermarini e nel ruolo di Siegmund, il tenore David Butt Philip spicca per la vocalità calda e malleabile, sufficientemente autorevole e lirica allo stesso tempo, a suo agio e omogenea in tutti i registri. Accento fiero, presenza scenica atletica, notevole controllo dei fiati (come dimostrato nell’invocazione “Wälse! Wälse! Wo ist dein Schwert?”), l’artista inglese delinea con convinzione un eroe inquieto.
Tornita e nobile è la Fricka volitiva di Okka von der Damerau; rude e manesco l’Hunding di Günther Groissböck. Coese e squillanti le pugnaci Walkirie: Gerhilde (Caroline Wenborne), Ortlinde (Olga Bezsmertna), Waltraute (Catherine Carby), Schwertleite (Freya Apffelstaedt), Helmvige (Kathleen O’Mara), Siegrune (Virginie Verrez), Grimgerde (Nadine Weissmann) e Rossweisse (Eva Vogel).
Per un giudizio più dettagliato sullo spettacolo in chiave fantasy e per nulla cervellotico di David McVicar, si rimanda a quanto abbiamo scritto nella recensione della recita del 20 febbraio 2025 (qui il link). A una seconda visione, risulta più gradevole e non privo di momenti evocativi.
Teatro esaurito in ogni suo ordine e successo trionfale, con ovazioni per Vida Miknevičiūtė, Derek Welton, Camilla Nylund e Simone Young; tripudio festante anche per David Butt Philip, Okka von der Damerau e Günther Groissböck, usciti alla ribalta al termine del secondo atto. Prima dell’inizio del terzo atto, ha preso la parola il sovrintendente Fortunato Ortombina che, in inglese, ha chiesto al pubblico di alzarsi in piedi ed accogliere con applausi sentiti Fabrizio Meloni, primo clarinetto solista dell’Orchestra del Teatro e della Filarmonica della Scala, giunto alla sua ultima recita dopo quarantadue anni di attività scaligera. 




Teatro alla Scala – Stagione 2025/26
DIE WALKÜRE
(DER RING DES NIBELUNGEN)
Prima giornata in tre atti
Versi e musica di Richard Wagner
Siegmund David Butt Philip
Hunding Günther Groissböck
Wotan Derek Welton
Sieglinde Vida Miknevičiūtė
Brünnhilde Camilla Nylund
Fricka Okka von der Damerau
Gerhilde Caroline Wenborne
Ortlinde Olga Bezsmertna
Waltraute Catherine Carby
Schwertleite Freya Apffelstaedt
Helmvige Kathleen O’Mara
Siegrune Virginie Verrez
Grimgerde Nadine Weissmann
Rossweisse Eva Vogel
Orchestra del Teatro alla Scala
Direttrice Simone Young
Regia David McVicar
Collaboratore del regista Greg Eldridge
Scene David McVicar e Hannah Postlethwaite
Costumi Emma Kingsbury
Luci David Finn
Video e proiezioni Katy Tucker
Coreografia Gareth Mole
Maestro arti marziali/prestazioni circensi David Greeves
Produzione Teatro alla Scala
Milano, 11 marzo 2026

