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Milano, Teatro alla Scala – Concerto diretto da Riccardo Chailly

Ritmi ragtime, caraibici e blues risuonano nell’ampia sala del Teatro alla Scala. Per il secondo appuntamento della Stagione sinfonica il maestro Riccardo Chailly, alla guida della Filarmonica della Scala, propone un programma oltremodo interessante e per nulla scontato, dominato da due personalità di spicco del Novecento in musica.

Nella prima parte della serata si ascoltano due composizioni del tedesco Paul Hindemith, conosciuto per opere teatrali come Sancta Susanna, Mathis der Maler e Cardillac. Al 1921 risale il conciso Ragtime (wohltemperiert) per orchestra, eseguito postumo solo nel 1987; qui Hindemith riscrive in chiave ragtime la Fuga in do minore del primo volume del Wohltemperierte Klavier di Johann Sebastian Bach. Ottenendo da una Filarmonica compatta sonorità sferzanti e guizzanti, Chailly propende per una lettura tagliente, disinvolta e scattante, ben evidenziando le varie sfaccettature della cangiante partitura.

Di primo acchito forse non così immediato, ma ugualmente affascinante è il secondo brano, Der Schwanendreher per viola e piccola orchestra (1935); i suoi tre movimenti si basano su antiche melodie popolari tedesche desunte dall’Altdeutsches Liederbuch del musicologo Franz Magnus Böhme, databile al 1877. In particolare, il primo movimento trae ispirazione dal canto rinascimentale Zwischen Berg und tiefem Tal; il secondo presenta due temi derivati da Nun laube, Lindlein, laube! e dal canto cinquecentesco Der Gutzgauch auf dem Zaune saß; l’ultimo movimento, infine, è tratto da Seid ihr nicht der Schwanendreher. Alla guida di una compagine a ranghi ridotti, il maestro milanese dà vita a una direzione schietta, equilibrata ed espressiva. Come solista Simonide Braconi, viola prima della Filarmonica, emerge per rigore, tecnica solida e limpida musicalità, sin dall’intenso assolo del primo tempo, improntato a un’agogica inizialmente solenne e a un suono vibrante. Nel movimento successivo, all’atmosfera tersa, impalpabile e trasparente di apertura, con il riuscito dialogo tra la viola di Braconi e l’arpa di Luisa Prandina, si contrappone un fugato dall’andamento maggiormente concitato. Brillantezza ed effervescenza contraddistinguono il terzo e ultimo tempo, nel quale Simonide Braconi esibisce un virtuosismo mordace e incisivo. Nel complesso, quella di Chailly, della viola solista e della piccola orchestra è una lettura coesa, nitida, attenta alla timbrica variegata e alla resa del clima popolareggiante e, al contempo, poetico che caratterizza l’opera. Unico neo, ovviamente non imputabile agli artisti sul palcoscenico, gli applausi di parte del pubblico al termine del secondo movimento. Accolto da vivo successo, Simonide Braconi ha proposto, come bis, una Sarabanda di Bach.

Dopo l’intervallo, troviamo un compositore particolarmente congeniale a Chailly, da lui proposto nel 2013 e nel 2022 con i complessi scaligeri in Piazza Duomo, nell’appuntamento del Concerto per Milano (chi scrive, però, ricorda ancora con piacere le serate dell’aprile 2012 al Piermarini, solista Stefano Bollani): George Gershwin. Del 1932 è la spumeggiante Cuban Overture nella quale, grazie all’utilizzo di strumenti latino-americani come bongos, maracas, claves e güiro, si respira un’aria festante intrisa di stilemi cubani e caraibici. Propendendo per sonorità rutilanti e corpose, con notevole ritmo Riccardo Chailly opta per un’interpretazione sfavillante, trascinante, densa, un rapinoso vortice di colori sgargianti ed inflessioni esotiche.

Segue il poema sinfonico del 1928 An American in Paris, noto al grande pubblico per aver ispirato l’omonimo film musical del 1951 diretto da Vincente Minnelli, con protagonisti Gene Kelly e Leslie Caron. Qui Gershwin trasfigura in musica il suo lungo soggiorno a Parigi, miscelando sapientemente frizzanti suggestioni parigine e malinconici temi d’oltreoceano, dipingendo una passeggiata dell’americano nella “Ville Lumière”: dal traffico ingarbugliato degli Champs-Élysées, vivacizzato da numerosi colpi di clacson, all’oasi di pace e lirismo del Jardin du Luxemburg, sino all’inaspettato e allegro incontro con un connazionale. Quella di Chailly è una direzione vivida, scintillante e impetuosa, ricca di swing e di blues, doviziosa di accenti e sfumature, copiosa di entusiasmo e di trasporto, dall’agogica spedita ma, nella parte centrale, maggiormente distesa e di ampio respiro. Nelle sue intenzioni, il maestro milanese è seguito alla perfezione dagli orchestrali, che suonano a ranghi serrati senza una minima sbavatura, ennesima riprova della forte intesa che c’è tra Chailly e i musicisti della compagine.
Teatro quasi esaurito e, al termine, festante trionfo, con ovazioni per Riccardo Chailly e la Filarmonica.

Teatro alla Scala – Stagione sinfonica 2025/26
Musiche di Paul Hindemith e George Gershwin

Filarmonica della Scala
Direttore Riccardo Chailly
Viola Simonide Braconi

Milano, 26 gennaio 2026

 

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