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Milano, Teatro alla Scala – Carmen

Quasi un 7 dicembre. L’esordio della coppia formata da Myung-Whun Chung e Damiano Michieletto al Teatro alla Scala in Carmen di Georges Bizet anticipa, in qualche misura, il primo Sant’Ambrogio – con Otello di Verdi – del nuovo direttore musicale del teatro e del regista ormai ex enfant prodige della scena italiana. Un incontro atteso, inevitabilmente carico di aspettative, che però convince solo in parte. Soprattutto sul versante registico, accolto alla fine da sonore contestazioni provenienti dal loggione, mentre pochi minuti prima dell’inizio dell’opera proprio i loggionisti avevano lanciato volantini in protesta contro l’aumento del prezzo dei biglietti: un gesto che ha conferito alla serata un clima quasi da prima inaugurale.

Michieletto riprende e, in parte, modifica un allestimento già visto a Londra e da noi già recensito (qui il link). Il regista affronta Carmen scegliendo di sottrarre folclore e colore locale per inoltrarsi nei territori del simbolo, quasi volesse, come dichiarato nelle note di sala, leggere il capolavoro di Bizet come un meccanismo di destino già scritto, un racconto in cui tutto appare collocato fin dall’inizio in una traiettoria irreversibile. Da qui nasce la figura muta della madre di don José, presenza spettrale vestita a lutto, che compare già all’alzarsi del sipario con la carta del destino fra le mani. Figura estranea al libretto, ma destinata a riapparire nei momenti decisivi dell’opera, fino all’epilogo, quando getta quella stessa carta sul cadavere di Carmen, sigillando teatralmente l’ineluttabilità della tragedia. L’idea non è priva di fascino e possiede una sua coerenza, ma finisce talvolta per mortificare la spontaneità del dramma, imponendo una ripetitività anche nel ritmo scenico, con il gioco tra interno/esterno di una semplice costruzione reiterato in ogni atto (le scene sono sempre dell’ottimo Paolo Fantin). Senza considerare che l’ambientazione spagnola del capolavoro è ridotta al minimo: di fatto, qualche figurante vestito da torero per la scena conclusiva. Con tutto ciò, Michieletto esibisce il consueto, consumato mestiere nel raccontare una vicenda che, grazie soprattutto ai bei costumi di Carla Teti, è spostata agli anni Settanta del Novecento. La grandezza di un regista, poi, si misura anche nei dettagli, e ciò emerge con particolare evidenza nella gestione del coro di voci bianche del primo atto: i bambini, spesso elemento ingestibile o ridotto a puro ornamento, qui sono invece vivi, scatenati, perfettamente credibili nella loro energia teatrale, senza mai sfuggire al controllo della scena. È uno dei momenti migliori dello spettacolo, insieme ad alcuni quadri di forte impatto visivo, complice una grande griglia con i fari che incombe costantemente sul palco e nel duetto finale cala sui protagonisti, forse metafora della ineluttabilità del destino (sempre efficaci le luci di Alessandro Carletti).

Dal podio, Chung dispiega una lettura di alto valore musicale. Il suono dell’orchestra scaligera è lucido, corposo, attraversato da una trasparenza quasi analitica che mette in risalto con straordinaria perizia le linee melodiche e la ricchezza della scrittura orchestrale. I tempi seguono una logica singolare, fatta di improvvise accelerazioni e di oasi liriche sospese, quasi decantate in un respiro contemplativo. È una Carmen di raffinata architettura sonora, forse meno interessata alla tensione teatrale continua, che a tratti si allenta, lasciando percepire più il lavoro di cesello che il fuoco drammatico.

Sul fronte vocale, la protagonista Clémentine Margaine convince solo parzialmente. La voce è ampia, importante, di bel colore, ma presenta alcune durezze che occasionalmente causano un controllo non impeccabile dell’intonazione. Apprezzabile, tuttavia, il lavoro sulla parola francese e sulla sua articolazione: la sua Carmen punta più su una seduzione cerebrale, quasi psicologica, che sulla sensualità del timbro e della presenza scenica. Giorgi Manoshvili, al debutto nel ruolo di Escamillo, dispone di uno strumento scuro, di indubbio fascino, senza però riuscire a costruire un personaggio davvero incisivo. Niente più che corretta la Micaëla del soprano Natalia Tanasii, musicale e attenta ai segni espressivi, ma senza lasciare un’impronta profonda.

Il migliore resta Vittorio Grigolo, perfetto Don José: la voce è di una bellezza solare, rotonda, ampia, sorretta da una tecnica salda, mentre l’artista — finalmente meno incline agli eccessi — dosa con intelligenza fraseggio e temperamento. L’aria del fiore è cesellata con autentica emozione e nel duetto finale il tenore mantiene un controllo ammirevole dello strumento senza indulgere nel facile istrionismo. Ottimi tutti gli altri interpreti: Pierre Doyen (Le Dancaïre), Loïc Félix (Le Remendado), Simone Del Savio (Moralès), Sarah Dufresne (Frasquita), Marine Chagnon (Mercédès). Eccellente la prova del coro, diretto da Alberto Malazzi e, come anticipato, anche quella del coro di voci bianche, guidato da Brunella Clerici.

Al termine, il teatro si divide: applausi convinti per Chung e per gran parte del cast, con particolare calore proprio per Grigolo; sonore contestazioni, invece, per Michieletto e il suo team. Segno forse di una produzione che, pur ricca di mestiere, non riesce davvero a trovare quella necessaria temperatura emotiva capace di trasformare una Carmen in un’esperienza memorabile.

Teatro alla Scala – Stagione 2025/26
CARMEN
Opéra-comique in 4 atti
Libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy
da Prosper Mérimée

Musica di Georges Bizet

Don José Vittorio Grigolo
Escamillo Giorgi Manoshvili
Le Dancaïre Pierre Doyen
Le Remendado Loïc Félix
Moralés Simone Del Savio
Zuniga Xhieldo Hyseni
Carmen Clémentine Margaine
Micaëla Natalia Tanasii
Frasquita Sarah Dufresne
Mercédès Marine Chagnon

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Direttore Myung-Whun Chung
Maestro del coro Alberto Malazzi

Coro di voci bianche dell’Accademia Teatro alla Scala
Maestro del Coro di voci bianche Brunella Clerici

Regia Damiano Michieletto
Scene Paolo Fantin
Costumi Carla Teti
Luci Alessandro Carletti
Dramaturg Elisa Zaninotto

Nuova Produzione Teatro alla Scala
Co-produzione con The Royal Opera,
Covent Garden, London, Teatro Real, Madrid
Milano, 8 giugno 2026

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