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Firenze, Teatro del Maggio – Wozzeck

Esistono spettacoli di alto livello che presentano uno o più elementi eccezionali, e altri in cui l’insieme è maggiore della somma delle singole parti e riescono quindi a restituire in modo estremamente vivido e quasi paradigmatico il titolo in questione. Tra questi ultimi può tranquillamente essere annoverato il Wozzeck di Alban Berg in scena per tre recite al Teatro del Maggio di Firenze, che segna il ritorno operistico dopo la pausa estiva. Titolo non molto frequentato nella nostra penisola, Wozzeck, che ha compiuto il suo centenario lo scorso anno, ha in realtà una storia esecutiva di tutto rispetto nelle stagioni fiorentine, essendo comparso già quattro volte: tre edizioni (1963, 1964 e 1979) sono state dirette da Bruno Bartoletti in versione ritmica italiana, mentre nel 1998 Zubin Mehta ha eseguito l’ultimo ciclo di recite al Teatro Comunale in uno spettacolo firmato da William Friedkin.

Siamo dunque davanti a un’opera in cui il direttore ha un ruolo fondamentale, come dimostra il giovane Thomas Guggeis, che ha studiato questa partitura come assistente nelle recite salisburghesi del 2017 e che ora affronta il titolo per la prima volta. La sua è una bacchetta sicuramente capace e decisa, che sa giocare con le dinamiche e con il ritmo di questa partitura senza cadere nel didascalico o nel semplice compito ben fatto. Grazie a un’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino in forma smagliante per compattezza e qualità di suono, il direttore tira fuori una tinta quasi impressionistica nella fusione dei piani sonori e nel continuo trascolorare dei temi, accarezzati, talvolta quasi suggeriti nel caleidoscopico impasto orchestrale. I momenti di forza ci sono e sono gestiti sempre con estrema precisione ma il risultato è un Wozzeck che guarda più a Debussy che all’Espressionismo: una lettura quindi personale che andrebbe poi seguita in eventuali futuri sviluppi.

Il cast assemblato presenta molti veterani dei rispettivi ruoli, ed è quindi di buon livello, pur senza punte di eccellenza.
Wolfgang Koch è un protagonista che si inserisce nel solco dei giganti buoni che impazziscono. Il suo è un Wozzeck rassegnato, dal fraseggio quasi clinico, che cerca di evitare il coinvolgimento emotivo. Ne consegue un personaggio preciso, che spesso passa inosservato, anche perché le qualità vocali di Koch non sono così specifiche: il timbro risulta piuttosto generico e il volume è buono, ma non debordante.

Anja Kampe disegna una Marie intensa, anche se anni di grandi ruoli wagneriani hanno lasciato il segno, specialmente negli acuti, che hanno perso un po’ di fibra, laddove i centri rimangono sempre penetranti. Ian Koziara è un Tamboumajor vocalmente in crescendo e, interpretativamente, non troppo spavaldo. Wolfgang Ablinger Sperrhacke conosce il ruolo del Capitano anche capovolto, e anche per lui gli anni di carriera si fanno sentire, soprattutto in zona acuta.

Clive Bayley è invece un Dottore perfetto sia per la vocalità piena che per il fraseggio curatissimo e clinico. Sam Furness non ha un registro acuto abbastanza solido da far risaltare il difficile ruolo di Andres, mentre si fanno ben notare nella scena della taverna i due garzoni interpretati da Barnaby Rea e Alex Otterburn. Helena Rasker è una Margret che si impone per volume e bel timbro, mentre Dafydd Jones ben cesella i brevi interventi del Pazzo.
Il Coro del Maggio Musicale Fiorentino si dimostra ancora una volta preciso e ben preparato, grazie al maestro Lorenzo Fratini, mentre il Coro delle voci bianche fa qualche fatica a imporsi.

Rimane da dire dello spettacolo di Deborah Warner, nato nel 2023 per la Royal Opera House di Londra. Pur non raggiungendo i livelli di poesia di altri suoi allestimenti visti anche in Italia, specialmente quelli britteniani di Roma, Warner dimostra anche in questa occasione di essere una regista che sa illustrare alla perfezione un’opera, traducendo la musica in azioni e immagini che illustrano la vicenda in modo diretto e semplice. Questo Wozzeck è una storia contemporanea di sopruso, in cui i personaggi sono troppo concentrati su stessi per badare al protagonista, che viene emarginato nelle sue mansioni lavorative e sociali, o viene trattato come un elemento di disturbo. L’uomo più semplice del mondo si chiude così in sé stesso e diventa anch’egli portatore di violenza verso l’unica altra persona possibile, la compagna. Inutile dire che la società replicherà l’atto di emarginazione su colui che rimane: nella scena finale, il figlio di Marie si ritrova davanti a un muro su cui è stata scritta la lapidaria frase del libretto “Du! Deine Mutter ist tot!”, mentre gioca con le scarpe di Wozzeck, unico oggetto rimasto di questa figura paterna.

Lo spettacolo è fatto di tanti momenti di impatto, dalla prima scena nei bagni della caserma in cui il Capitano dimostra la sua ossessione per il corpo maschile, a quella dell’uccisione di Marie, in cui i due personaggi stanno al proscenio a guardare il vuoto come due innamorati prima di essere portati all’estremo gesto di fronte a una enorme luna rossa. Gli interpreti si muovono tutti con esibita naturalezza e disinvoltura tra le scene composite di Hyemi Shin, fatte di tanti pezzi che si assemblano sotto l’occhio diretto del pubblico per comporre i vari ambienti. Un impianto anche piuttosto semplice, ma che acquista profondità e suggestione grazie alle perfette luci ideate da Adam Silverman.

L’allestimento centra dunque il punto nell’illustrare la vicenda di Wozzeck nel miglior modo possibile, e il pubblico della prima, folto ma invero un po’ distratto, tributa un notevole successo con applausi calorosi per tutti e punte di entusiasmo per Kampe, Koch e Guggeis.

Teatro del Maggio – Stagione 2026
WOZZECK
Opera in tre atti da Georg Büchner
Musica di Alban Berg

Wozzeck Wolfgang Koch
Tambourmajor Ian Koziara
Andres Sam Furness
Hauptmann Wolfgang Ablinger-Sperrhacke
Doktor Clive Bayley
1. Handwerksbursch Barnaby Rea
2. Handwerksbursch Alex Otterburn
Der Narr Dafydd Jones
Marie Anja Kampe
Margret Helena Rasker
Mariens Knabe Manfredi Attori

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino
Maestro concertatore e direttore Thomas Guggeis
Maestro del coro Lorenzo Fratini
Maestra del Coro di voci bianche Sara Matteucci
Regia Deborah Warner
Scene Hyemi Shin
Costumi Nicky Gillibrand
Luci Adam Silverman
Coreografia Kim Brandstrup

Allestimento della Royal Opera House, Covent Garden
Firenze, 27 settembre 2026

 

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