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Firenze, Teatro del Maggio – Tosca (cast alternativo)

La sua maestra Daniela Dessì sarebbe orgogliosa della sua Tosca. Marta Mari, ultima allieva del grande soprano bresciano, lei stessa indimenticabile Tosca, ha raccolto un vivo successo interpretando il capolavoro di Giacomo Puccini sul palco del Teatro del Maggio. L’allestimento – non memorabile – è quello firmato per la regia da Massimo Popolizio e già recensito da Filippo Antichi (qui il link). Chi scrive ha assistito a una recita con un diverso cast rispetto alla prima.

Opera da primadonna, Tosca richiede un soprano capace di restituire la complessità del personaggio: l’amore appassionato, la fremente sensualità, la gelosia nevrotica, la devozione religiosa al limite del bigottismo, l’allure della diva, non senza dimenticare l’aspetto strettamente musicale: la melodia pucciniana che sgorga sorgiva e maliosa da un’orchestra fremente, organismo vivo e palpitante, pienamente novecentesca nella scrittura frastagliata e ricca di colori.

A Firenze, la direzione tesa e vibrante di Michele Gamba ha sostenuto con grande sensibilità il canto di Mari, Tosca squisitamente lirica, che trova nella dolcezza di un’emissione tornita e morbida le ragioni più autentiche del personaggio. Il fraseggio sempre curato e l’attenzione alla parola fioriscono su una voce ampia e scura, rotonda e omogenea, capace di piegarsi a sottili pianissimi e di vibrare possente in altri passaggi, dando anche ragione della dimensione drammatica del ruolo. Vezzosa e ammiccante nel duetto del primo atto con Cavaradossi, risoluta in quello del terzo, irrequieta e disperata nel confronto con Scarpia, Mari emoziona nel “Vissi d’arte”, cesellato con la perizia dell’eccellente vocalista e lungamente applaudito dal pubblico.

Al suo fianco il Cavaradossi del giovane tenore norvegese Arbore Magnus Tødenes, cantante davvero interessante per timbro – di bel colore chiaro – e dizione impeccabile. Al netto di una comprensibile tensione dovuta al triplice debutto – in Italia, in cotanto ruolo e su cotanto palcoscenico – il tenore porta a termine con onore la recita, ma crediamo che potrebbe esprimere il meglio di sé in un repertorio diverso (il Belcanto, il primo Verdi). Claudio Sgura veste invece con efficacia i panni del perfido Scarpia: la voce è tonante e ampia, l’interprete sa essere insinuante, sprezzante, crudele, cinico. La presenza scenica è sempre incisiva e il personaggio ne viene così sbalzato a tutto tondo.
Grande successo per tutti da parte del pubblico.

Teatro del Maggio – Stagione 2026
TOSCA
Melodramma in tre atti
Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
Musica di Giacomo Puccini

Floria Tosca Marta Mari
Mario Cavaradossi Arbore Magnus Tødenes
Barone Scarpia Claudio Sgura
Cesare Angelotti Mattia Denti
Il sagrestano Matteo Torcaso
Spoletta Oronzo D’Urso
Sciarrone Huigang Liu
Un carceriere Carlo Cigni
Un pastorello Dalia Spinelli

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Michele Gamba
Maestro del coro Lorenzo Fratini
Maestro del coro di voci bianche Sara Matteucci
Regia Massimo Popolizio
Ripresa da Paola Rota
Scene Margherita Palli
Costumi Silvia Aymonino
Luci Pasquale Mari

Allestimento del Maggio Musicale Fiorentino
Firenze, 17 gennaio 2026

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