Appuntamento imprescindibile dell’estate lariana, l’opera partecipativa 200.Com. Un progetto per la città torna ad animare l’ampio spazio all’aperto dell’Arena del Teatro Sociale di Como in tre calde serate di inizio luglio. Giunto al dodicesimo anno, l’evento è da sempre lo spettacolo più atteso del Festival Como Città della Musica che, per il 2026, ha come tema guida La luce langue. Se ancora non fosse chiaro dal fil rouge della manifestazione, il titolo scelto per la diciannovesima edizione della kermesse è la prima composizione di Giuseppe Verdi ispirata alla drammaturgia shakespeariana, Macbeth, proposto nella versione del 1865, ma privo dei ballabili del terzo atto.
L’Orchestra 1813 (amplificata come le voci) è guidata con sicurezza da Francesco Pasqualetti, già noto al pubblico comasco per l’Andrea Chénier del 2024. Gesto energico e scattante, il direttore predilige un’agogica perlopiù spedita e incalzante, dando vita a una lettura corrusca e drammatica, vorticosa e senza un minimo cedimento, di forte impatto teatrale, con un occhio di riguardo per i solisti e per le masse corali, mai messi in difficoltà. Pasqualetti dosa e differenzia con gusto le diverse atmosfere della partitura, passando così dal mistero che contraddistingue le scene con le streghe al vigore brutale del finale del primo atto, dall’onirismo insinuante del sonnambulismo di Lady Macbeth al rutilante trionfo della conclusione dell’opera.
Cuore pulsante del progetto è, come da tradizione, il Coro 200.Com, formato da più di 200 cantori amatoriali e non professionisti. Diretto con passione e rigore da Massimo Fiocchi Malaspina e dagli altri maestri Davide Dell’Oca, Eric Foster, Arianna Lodi e Cristina Merlini, si dimostra più compatto e puntuale rispetto ad alcune prove delle edizioni precedenti, impersonando via via con dinamiche e colori differenziati le streghe, i sicari, i cortigiani, i soldati e la popolazione oppressa dalla violenza di Macbeth. Tra i momenti più riusciti della serata, l’incipit “Che faceste? Dite su!”, la gioia festante del brindisi nel secondo atto e, nel quarto atto, “Patria oppressa!”, intriso di dolente e lacerante umanità.
Affiatato il cast scritturato da AsLiCo. Classe 1996, il baritono coreano Junyoung Choi emerge per una vocalità robusta, sonora e pastosa, di colore scuro, emessa con solidità, salda e svettante in acuto, ben appoggiata nei medi e nei gravi. A volte perfettibile nella pronuncia delle doppie, variegato nel fraseggio e negli accenti, il suo è un protagonista ambizioso ma, al contempo, dilaniato nell’animo, spaesato e succube della moglie, via via sempre più solo; incisivo il monologo “Mi si affaccia un pugnal!”, potente la resa dell’aria del quarto atto “Pietà, rispetto, amore”.
Accanto a lui, si distingue la Lady Macbeth sensuale, statuaria e volitiva di Francesca Paoletti. Voce dal timbro tagliente, penetrante e ben sfogata nelle note alte, coesa negli altri registri, presenza scenica avvenente, fraseggiare curato e dovizioso di inflessioni, il trentaduenne soprano incarna con efficacia una donna spietata, cinica e seducente, pronta a tutto pur di raggiungere il potere. La cavatina “Vieni! T’affretta” e la successiva cabaletta “Or tutti sorgete” sono espugnate con sicurezza; la romanza “La luce langue” è affrontata con cocente tempra drammatica, mentre la temibile scena del sonnambulismo è cantata con trasporto. Apprezzabile anche la resa del brindisi, dove Paoletti differenzia notevolmente l’espressività, passando dall’apparente gioia della prima strofa al nervosismo della seconda.
Il ventottenne Gabriele Valsecchi è un Banco dallo strumento vocale profondo, omogeneo e sorretto da una buona tecnica, nobile nel portamento, elegante nel porgere la parola, convincente nella recitazione; l’aria del secondo atto “Come dal ciel precipita” è affrontata con autorevolezza, fraseggio marmoreo e con una linea di canto nitida. Marco Miglietta brilla nei panni di Macduff per lo squillo tenorile, la freschezza della vocalità e la dizione scolpita; toccante l’aria del quarto atto “Ah, la paterna mano”. Luminoso e musicale il Malcolm del ventiseienne tenore cinese Yukang Zheng; cristallina la Dama di Irene Celle; tonante Vittorio Del Monte (Medico/Sicario/Domestico/Araldo); corretti Fernando Matias Nuñez Zavalla (prima apparizione), Maria Miranda Manzanel Valdez (seconda apparizione), Teofana Prilipceanu (terza apparizione).
Alla sua prima regia, Paola Brunello firma uno spettacolo lucido, rigoroso e potentemente psicologico. Avvalendosi delle scene scarne di Francesco Cocco (due intelaiature metalliche collocate alle estremità dell’Arena, un piccolo palcoscenico allestito durante il primo atto con tavoli e casse di legno, sparuti elementi quali sedie da esterno in plastica bianca, un letto, comodini, lampade, teli di nylon trasparenti), dei sobri costumi di taglio contemporaneo di Mario Celentano e del gioco luci suggestivo di Giulia Bandera, la giovane regista colloca la vicenda in una contemporaneità indefinita. La storia di Macbeth viene spogliata di monumentalità e solennità, e immersa in un clima quotidiano di spiazzante attualità: per esempio, Fleanzio, il figlio di Banco (Michelangelo Micanti), è un bambino a tratti capriccioso che ama giocare, si nasconde dal padre e, nel finale, osserva con ostinazione Malcolm incoronato re; Duncano (Adelio Varini) è un anziano debole e fragile in sedia a rotelle; le corone sono fatte di carta dorata e il trono è una semplicissima seggiola da giardino; i calici sono bicchieri di plastica. Caratterizzando con efficacia i singoli personaggi e curando a fondo la recitazione, grazie anche alla presenza di attori (i validi Enrica Rebaudo e Gabriele Valchera) e all’essenzialità dell’impianto scenico, Paola Brunello confeziona uno spettacolo estremamente dinamico, muovendo con sapienza i solisti e le masse corali nell’intero spazio dell’Arena, così da coinvolgere gli spettatori e incarnando appieno l’idea di opera partecipativa. Tra i momenti più icastici della serata, l’aria del sonnambulismo, con un’allucinata e sconvolta Lady Macbeth che attraversa la scena avvolta in un ampio e lungo velo nero con strascico che, via via, le scivola di dosso, rimanendo quasi del tutto discinta (le nudità sono coperte da intimo color carne).
Alla seconda recita qui recensita, Arena gremita (fra i presenti, anche il violoncellista Mario Brunello, il regista Gabriele Vacis e il presidente del Teatro Sociale di Como, Dominique Meyer) e successo caloroso, con vivide manifestazioni di entusiasmo per i protagonisti, il direttore d’orchestra e i maestri del coro. 




Festival Como Città della Musica 2026
200.Com Un progetto per la città – XII edizione
MACBETH
Melodramma in quattro parti
Libretto di Francesco Maria Piave,
dall’omonimo dramma di William Shakespeare
Musica di Giuseppe Verdi
Macbeth Junyoung Choi
Lady Macbeth Francesca Paoletti
Banco Gabriele Valsecchi
Macduff Marco Miglietta
Malcolm Yukang Zheng
Dama Irene Celle
Medico/Sicario/Domestico/Araldo Vittorio Del Monte
I apparizione Fernando Matias Nuñez Zavalla
II apparizione Maria Miranda Manzanel Valdez
III apparizione Teofana Prilipceanu
Orchestra 1813
Coro 200.Com
Direttore Francesco Pasqualetti
Maestro del coro Massimo Fiocchi Malaspina
Altri maestri del coro Davide Dell’Oca, Eric Foster,
Arianna Lodi, Cristina Merlini
Regia Paola Brunello
Scene Francesco Cocco
Costumi Mario Celentano
Luci Giulia Bandera
Assistente alle scene Giulia Turconi
Nuova produzione Teatro Sociale di Como AsLiCo
Como, Arena del Teatro Sociale, 4 luglio 2026

