Chiudi

Bologna, Comunale Nouveau – Roberto Devereux

La storia esecutiva di Roberto Devereux a Bologna non è delle più fortunate: dopo la prima cittadina del 1838, si registrano solo una ripresa nel 1843, con Giuseppina Strepponi nel ruolo della regina Elisabetta I, e poi un pugno di recite nel 1992 con Lucia Aliberti.

Devereux torna quindi sulle felsinee scene dopo 34 anni, in un allestimento firmato da Alfonso Antoniozzi proveniente dal Teatro Carlo Felice di Genova, dove fu creato nel 2016 per Mariella Devia e successivamente ripreso anche a Parma. Il pregio di questo spettacolo risiede nella sua praticità: gli elementi scenici si riducono a una pedana circolare, un trono e una serie di pannelli in stile neogotico che si compongono per creare gli ambienti, insieme alle luci suggestive di Paolo Liaci e ai bei costumi elisabettiani firmati da Gianluca Falaschi.

La regia di Antoniozzi, qui ripresa da Luisa Baldinetti, si basa sull’idea che la corte di Elisabetta, negli ultimi anni di regno in cui si svolge la vicenda, sia fondamentalmente un mondo in cui ciascuno recita la propria parte, e in cui le pulsioni personali si celano dietro maschere sociali: così il palco si trasforma in una sorta di teatro elisabettiano dove si replicano queste dinamiche. Il gioco funziona solo in alcuni momenti, quasi tutti legati alla costruzione dell’immagine di Elisabetta-Gloriana attraverso i ricchi costumi; ma accanto a elementi non sempre ben decifrabili, come il giullare che appare a inizio e fine opera, emerge una regia basata prevalentemente su pose stereotipate e fissità, in cui la teatralità viene data soprattutto dall’espressività degli interpreti stessi.

Anche la parte musicale sembra voler sottolineare il fatto che questa sia un’opera “da cantanti”, in cui pure la direzione fa un piccolo passo indietro in loro favore. Renato Palumbo imposta infatti una lettura in cui possono emergere le voci, anche se non sempre il rapporto tra palco e buca risulta perfettamente integrato. Tuttavia il direttore non si lascia sfuggire le occasioni per mettere in evidenza i dettagli della partitura, soprattutto nei momenti più distesi, come i violoncelli poeticamente in primo piano prima dell’attacco “In sembianza di reo tornasti dunque” nel primo duetto tra Roberto e Elisabetta, o alcuni passaggi quasi cameristici della Sinfonia. Proprio qui si nota però l’altra faccia della medaglia: i passaggi più concitati tendono a scivolare in un appiattimento dinamico piuttosto semplicistico, che ha comunque il pregio di tenere solisti e masse ben coesi. L’Orchestra del Teatro Comunale si dimostra nel complesso all’altezza del compito, al netto di qualche attacco impreciso, con un suono rotondo e curato, mentre il Coro preparato da Giovanni Farina risulta corretto ma un po’ remissivo.

Se si vuole dimostrare che Devereux è opera che si esaurisce nel canto, è però necessario un cast all’altezza, e in questo caso i conti tornano alla perfezione. La grande rivelazione in questo repertorio (dato che a Bologna si è già sentita come Mimì nella Bohème di Vick) è Karen Gardeazabal nel ruolo di Elisabetta, cui il soprano – da vera primadonna – sa conferire spessore drammatico e vocale pienamente adeguato. La voce è corposa, con un timbro leggermente metallico, ma sostenuta da una linea omogenea che le consente di dominare senza problemi tutta l’impervia tessitura: dal registro di petto, gestito con maestria, agli acuti saldi e svettanti, quasi delle sciabolate che sanno imporsi anche nelle scene di insieme. Tuttavia quello che davvero colpisce è il fraseggio, cesellatissimo in ogni verso, da cui emerge il ritratto a tutto tondo di una regina sospesa tra passione privata, affetti amicali e ragion di Stato, in un personaggio raramente così umano come in questa interpretazione. Gardeazabal brilla sì nei momenti solistici – sia nelle oasi liriche che nelle agilità e variazioni delle cabalette – ma sa anche spiccare con forza drammatica e vocale nei numerosi duetti, rendendo pienamente giustizia al personaggio di Elisabetta I.

Nel ruolo del titolo, Francesco Demuro dimostra di saper tenere testa a un ritratto così intenso. La voce, squillante e ampia, si distingue per una sorprendente facilità all’acuto, a cui fa da contraltare un fraseggio ben studiato, che contribuisce a tratteggiare un personaggio seducente e con una decisa presa sul pubblico. Alla fine della sua ultima aria, “Ora in terra, o sventurata”, eseguita con sicurezza e trasporto, non mancano numerose richieste di bis, che però non vengono accolte.

Raffaella Lupinacci è una Sara dal timbro ammaliante e scuro, di notevole fascino. Lo strumento è piuttosto corposo e non ha problemi a salire in zona acuta, trovandosi perfettamente a suo agio nella tessitura della parte. Il fraseggio sfaccettato le consente inoltre di costruire un personaggio credibile: una donna sicura del suo posto nel mondo ma che sa dialogare con gli altri con pari dignità drammatica.

Vladimir Stoyanov tratteggia un Nottingham nobile, quasi un padre pre-verdiano nelle sue arie, dove mette in evidenza una voce dal bel timbro e dalla linea omogenea, in una prova sicuramente rimarchevole. Tra i comprimari si distingue il Lord Cecil di Pierluigi D’Aloia, per la voce squillante, accanto all’efficace Gualtiero di Nicolò Donini.

Il folto pubblico della pomeridiana si dimostra entusiasta e partecipe, nonostante qualche squillo di cellulare di troppo, tanto che Palumbo è costretto a interrompere la recita in attesa dello spegnimento da parte del proprietario. La rappresentazione si chiude comunque con vivissimo successo e punte di vero entusiasmo per i quattro protagonisti.

Teatro Comunale – Stagione 2026
ROBERTO DEVEREUX
Tragedia lirica in tre atti
Libretto di Salvatore Cammarano
Musica di Gaetano Donizetti

Elisabetta Karen Gardeazabal
Sara Raffaella Lupinacci
Roberto Devereux Francesco Demuro
Il Duca di Nottingham Vladimir Stoyanov
Lord Cecil Pierluigi D’Aloia
Sir Gualtiero Raleigh Nicolò Donini
Un paggio Tommaso Norelli
Un familiare di Nottingham Giuseppe Nicodemo

Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna
Direttore Renato Palumbo
Maestro del coro Giovanni Farina
Regia Alfonso Antoniozzi
Ripresa da Luisa Baldinetti
Scene Monica Manganelli
Costumi Gianluca Falaschi
Luci Paolo Liaci
Allestimento della Fondazione Carlo Felice di Genova

Bologna, Comunale Nouveau, 19 aprile 2026

Connessi all'Opera - Tutti i diritti riservati / Sullo sfondo: National Centre for the Performing Arts, Pechino