Dopo aver recensito la prima compagnia del Falstaff al Liceu di Barcellona (qui il link), ecco qualche impressione sulla seconda, anch’essa di ottimo livello. Lo spettacolo è naturalmente lo stesso, ma cambiano diversi interpreti e, con loro, anche il clima della recita.
Il secondo cast è apparso ancora più complice e divertito del primo e il pubblico, numeroso come alla “prima”, ha riso spesso e applaudito a lungo fino a spellarsi le mani. Fra i cantanti già ascoltati, Lucas Meachem mi è sembrato questa volta più a suo agio nei panni di Ford, mentre il Bardolfo di Pablo García-López risultava più misurato ed equilibrato. Peccato solo che, in diversi momenti, l’orchestra abbia suonato ancora più forte.
Quanto ai nuovi interpreti, si parte ovviamente da Ambrogio Maestri, un Falstaff che il Liceu conosce e apprezza da tempo. Non è un mistero che Sir John sia il suo personaggio di riferimento: lo ricordo per la prima volta un quarto di secolo fa alla Scala, sotto la bacchetta di Riccardo Muti. È chiaro che siamo di fronte a un cantante di grande esperienza: forse nei due monologhi ci sono frasi più parlate del necessario, qualche falsetto di troppo, acuti conquistati grazie alla tecnica e all’esperienza, mentre l’intonazione non è sempre perfetta. Eppure il suo Pancione continua a conquistare. Il Falstaff di Maestri è decisamente comico nella linea “buffa” italiana, ma senza rinunciare al peso vocale che, a quanto pare, apparteneva al primo interprete del ruolo, il marsigliese Victor Maurel, che era stato pure primo Iago e Boccanegra nella versione definitiva. Verdi sapeva bene cosa voleva, e non è un caso che un artista immenso come Giuseppe Taddei interpretasse tutti e tre i ruoli. A Maestri bastano pochi sguardi o un gesto per far capire che Sir John è sì cavaliere, ma innanzitutto un buongustaio, e non soltanto del buon vino e della buona tavola. Consapevole di giocare in casa (basti ricordare il clamoroso successo del suo Dulcamare in questa stessa stagione), alla fine si concede persino di ringraziare il pubblico con un sonoro olé!
Roberta Mantegna, al suo debutto al Liceu se non erro, è un’ottima Alice, pure lei pienamente inserita nella tradizione italiana, quella che – per intenderci – va da Renata Tebaldi a Fiorenza Cedolins: la voce è infatti omogenea, gli acuti saldi, i filati pregevoli, mentre centri e gravi sono consistenti e usati con misura. Anche lei sembra divertirsi molto, e vale la pena ricordare che, almeno per quanto mi riguarda, è la prima volta che la vedo impegnata in un’opera comica.
Marianna Pizzolato presenta una Mrs Quickly forse un po’ sopra le righe, ma sostenuta da bei gravi, mentre l’acuto suona talvolta metallico. Laura Vila offre una Meg ben cantata e ben interpretata. Convince anche la coppia dei giovani innamorati, anche se meno spontanea rispetto a quella del primo cast. In particolare Maria Miró affronta Nannetta con una voce ben emessa, pur avara di colori, e con grande impegno. César Cortés è invece un Fenton più vivace e canta molto bene, soprattutto in “Dal labbro il canto”, pur senza possedere un timbro affascinante.
Con questa recita si chiude anche l’attuale stagione operistica del Gran Teatre del Liceu. 




Barcellona, 16 luglio

