La presenza di due grandi orchestre ha caratterizzato il Festival di Pasqua di Baden-Baden di quest’anno. Dopo la Mahler Chamber Orchestra con Lohengrin, sotto la direzione di Joana Mallwitz, tocca alla Koninklijk Concertgebouworkest in tournée assieme a Klaus Mäkelä, che nel 2027 diventerà ufficialmente il direttore musicale dell’orchestra di Amsterdam.
Un’orchestra che ha un legame secolare con l’opera di Gustav Mahler, con una tradizione che risale allo stesso compositore: tutti i direttori della KCO, in un modo o nell’altro, si sono cimentati con l’esecuzione delle grandi sinfonie mahleriane. Non stupisce, allora, che Mäkelä, ancora prima di assumere ufficialmente l’incarico in Olanda, voglia già affrontare con l’orchestra la monumentale Sinfonia n. 5.
Secondo la tradizione concertistica, tuttavia, è uso iniziare una serata con un concerto prima di affrontare il piatto forte del programma. Tocca questa volta al popolare Concerto n. 1 per violino e orchestra di Max Bruch, con lo Stradivari del giovanissimo solista svedese Daniel Lozakovich. Al netto dell’incredibile prestanza tecnica di Lozakovich, che non manca un colpo tra doppie e triple corde, successioni di ottave parallele, velocissime scale e trilli eseguiti alla perfezione, si osserva con interesse l’allegro moderato del preludio trasformarsi, nell’ad libitum in una sorta di adagio, in cui si evidenziano le melodie cantabili. C’è, in qualche modo, una prefigurazione del decadentismo mahleriano nell’aria sognante e malinconica di certe linee melodiche e poi nel ritmo da danza folkoristica più in là nel primo movimento: elementi che ritorneranno nel corso Quinta.
Lo si vedrà in particolare nel secondo movimento, autenticamente Adagio in cui Lozakovich affronterà la melodia del tema con un pianissimo irreale, a cui rispondono gli archi con un suono etereo: impossibile non pensare all’Adagietto che dovrà seguire. Il terzo movimento, invece, soffre un po’ di una certa magniloquenza da finale “ad effetto”, quando potrebbe beneficiare di una maggiore caratterizzazione o di un ritmo più incalzante e indiavolato per condurre alla conclusione.
Alla conclusione del concerto tra gli applausi segue, come tradizione, il bis solistico. La scelta del Capriccio n. 24 in La minore di Niccolò Paganini non è forse la più originale, ma Lozakovich sorprende fin da subito per un fraseggio particolare, e un’alternanza di piani e forti che rende già molto interessante l’esposizione del tema, per poi strabiliare gli astanti con tutti i virtuosismi del capriccio. Ma più che le note a velocità incredibile, sono certi pianissimi ottenuti dal solista che restano impressi dopo l’esecuzione.
Viene così il momento della Quinta. L’orchestra, assai più numerosa, s’installa sulla scena. Mäkelä mantiene un lungo silenzio, una sospensione, finché con un piccolo cenno lascia alla tromba (eccezionale) il compito di annunciare il tema della marcia funebre. Il direttore finlandese si muove con gesti particolarmente secchi. Quasi evita di battere il tempo: piuttosto, segnala intenzioni, attacchi, sfumature. L’orchestra segue alla perfezione, segno di una particolare complicità. Il volume del gesto non è proporzionale all’intensità del suono, ma a quella del carattere musicale dell’interpretazione: serve innanzitutto a segnalare un accento, un’articolazione particolare, un climax melodico…
La marcia funebre troverà così un andamento particolarmente drammatico, accompagnata anche da violoncelli e contrabbassi i cui interventi, particolarmente percussivi, danno l’idea di un battito cardiaco. Al contempo, già nel primo movimento, i temi più leggeri e cantabili godono di una sobria serenità, distaccata dall’atmosfera tragica della prima parte dell’opera. Nel secondo movimento invece vedremo Mäkelä assumere pose da schermidore, brandendo la bacchetta come uno stiletto che ordina all’orchestra di assestare colpi violenti e aggressivi con gli accordi iniziali. D’altronde la didascalia dello stesso Mahler è, come al solito, chiarissima: «mit größter Vehemenz», «con la massima veemenza». Anche quando i violoncelli avranno diritto a una melodia cantabile ed espressiva, sarà sempre piano, sotto fiati e timpani invadenti: come se la dolcezza di quel tema dovesse combattere per uscire allo scoperto.
Un carattere che sembra dominare anche il terzo movimento, lo Scherzo, in cui gli interventi di corni e clarinetti hanno un tono beffardo e quasi fastidioso: come se, impertinenti, volessero disturbare i ländler della festa del villaggio. Temi di danza a cui, nell’esecuzione della KCO, manca forse quella leggerezza viennese che solo gli austriaci possono autenticamente restituire. Ci sarà ancora spazio per i pizzicati degli archi accompagnati dall’oboe, che danno perfettamente il senso di allontanamento dalla musica festosa prima del gran finale.
Nel celeberrimo Adagietto (per gli amanti delle statistiche: nove minuti e venti secondi) Mäkelä, senza cercare a tutti i costi un andamento elegiaco o funebre, privilegia la cantabilità delle melodie. Si tratta, più che altro, di un’oasi di pace e serenità dopo l’incalzante Scherzo. Una sorta di sospensione, in cui il suono degli archi, così caldo, fa quasi dimenticare l’assenza dei fiati dall’orchestrazione. Alla fine, sembrerà non volersi separare da questa musica da sogno trattenendo forse oltre misura una corona sulla penultima nota, come per rallentare il più possibile la risoluzione finale sull’accordo di fa maggiore.
Il finale, invece, appare forse meno risolto nel suo complesso: se si salutano gli eccellenti soli dei fiati (il clarinetto in apertura!) il contrappunto degli archi manca, qua e là, di una certa precisione nell’articolazione di ogni ingresso del tema. Forse l’interesse del direttore è più rivolto alla grandiosità della conclusione che ai dettagli analitici del fugato. La conduzione del crescendo dell’orchestra fino all’apoteosi è in ogni caso impeccabile, ma si trova più difficoltà a caratterizzare con un’idea specifica il movimento.
Sia chiaro: non si tratta di un grave difetto. All’entusiasmo del pubblico di Baden-Baden, che tributato grandi applausi, alla fine del concerto, alle singole sezioni dell’orchestra olandese messe in luce una dopo l’altra dal direttore, e ha poi accolto Mäkelä con acclamazioni da stadio, non possiamo che unire il nostro nel certificare di aver assistito a una serata di grandissima musica. 




Osterfestspiele Baden-Baden
Koninklijk Concertgebouworkest
Direttore Klaus Mäkelä
Violino Daniel Lozakovich
Musiche di Bruch, Paganini, Mahler
Baden-Baden, Festspielhaus, 1 aprile 2026

