Fino a inizio anni Settanta del secolo scorso, in Italia si poteva contare almeno una produzione all’anno di questo titolo. Poi, l’opera è praticamente sparita dai cartelloni. Parliamo de La Wally di Alfredo Catalani, in scena al Filarmonico di Verona in un allestimento che, quando venne realizzato nel 2017, fu il primo dopo quasi trent’anni nel nostro Paese. Un ascolto dal vivo spiega forse questo fatto: il lavoro del compositore lucchese si colloca in un preciso momento storico, piuttosto lontano dalla sensibilità contemporanea. Si tratta infatti di un’opera che restituisce in modo efficace e a tratti affascinante quella particolare temperie culturale e artistica che va sotto il nome di Scapigliatura e che trova la sua prima e diretta espressione nel libretto. In questo caso, i versi sono dell’onnipresente Luigi Illica e, come sovente accade per il letterato di Castell’Arquato, l’efficace articolazione drammaturgica si accompagna a una certa qual verbosità (alla quale, come noto, nei libretti per Puccini poneva rimedio il buon Giuseppe Giacosa). Tuttavia, qui Illica è abbandonato a sé stesso e Catalani, in qualche modo, se ne lascia influenzare in termini di ispirazione, che è sovente pregevole per nitore melodico e capacità di sbozzare le atmosfere, ma in fondo pecca di unitarietà espressiva. Così, la vena lirica del compositore, che ci pare trovare nell’elegia la sua cifra più stringente, si stempera in una scrittura che cede talvolta a modi veristi. La protagonista, poi, alla quale Catalani consegna la pagina più celebre dell’opera (“Ebben? ne andrò lontana”) si presenta proprio con tutte le caratteristiche della femme fatale tanto cara a certa letteratura scapigliata di quegli anni. Ed è anche qui, ad avviso di chi scrive, un ulteriore aspetto problematico dell’opera, con il rischio di scivolare nello stucchevole.
La Wally, dunque, per essere apprezzata necessita di un notevole sforzo da parte degli interpreti. A Verona l’operazione nel complesso riesce, pur con il limite di una protagonista che non ha il peso vocale richiesto dal ruolo. Eunhee Maggio vanta infatti uno strumento di bel colore, morbido e tondo, si impegna sia dal punto di vista scenico che espressivo, ma la voce resta leggera e perde peso nelle note gravi, risultando poco incisiva anche in acuto. Carlo Ventre è un Hagenbach misurato e valido nella limpida omogeneità del timbro, così come Youngjun Park nel ruolo di Gellner brilla per qualità e robustezza vocale. Gabriele Sagona conferisce a Stromminger la necessaria protervia, mentre Eleonora Bellocci è precisa e musicale nel ruolo di Walter. Completano la locandina Marianna Mappa, apprezzabile Afra, e Romano Dal Zovo (Il Pedone di Schnals).
Dal podio, Antonio Pirolli unisce una interessante ricercatezza strumentale a uno slancio passionale che tiene alta la tensione teatrale: le atmosfere sono sempre ben schizzate e il canto sostenuto con cura. Corretto il contributo del coro, istruito da Roberto Gabbiani.
La regia di Nicola Berloffa fa anzitutto leva sul funzionale impianto scenico di Fabio Cherstich: una montagna innevata che incombe minacciosa sui protagonisti sin dall’inizio, con tutta la sua grandezza e pericolosità. L’impostazione generale rimanda a una tinta noir: Wally, in fondo, non vanta certo una condotta adamantina (prima abbandona il padre, poi medita un omicidio, quindi si concede a Gellner col solo scopo di ottenere la morte di Hagenbach e infine si suicida… un autentico romanzo d’appendice). Un’eroina a tinte scure, insomma, lontana miglia dall’aura romantica che avvolge la sua celebre aria. I bellissimi costumi di Valeria Donata Bettella trasportano l’azione negli anni Quaranta del Novecento e le luci di Valerio Tiberi sono ottimamente calibrate. 




Teatro Filarmonico – Stagione 2025
LA WALLY
Dramma in quattro atti
Libretto di Luigi Illica
Musica di Alfredo Catalani
Wally Eunhee Maggio
Stromminger Gabriele Sagona
Afra Marianna Mappa
Walter Eleonora Bellocci
Giuseppe Hagenbach Carlo Ventre
Vincenzo Gellner Youngjun Park
Il Pedone di Schnals Romano Dal Zovo
Orchestra, Coro e tecnici della Fondazione Arena di Verona
Direttore Antonio Pirolli
Maestro del coro Roberto Gabbiani
Regia Nicola Berloffa
Scene Fabio Cherstich
Costumi Valeria Donata Bettella
Luci Valerio Tiberi
Verona, 19 febbraio 2025

